Casa de los Niños, Natale 2009
“Quando arriva Natale?”, chiede più volte ansioso Sebastian nei giorni che precedono questa festa così speciale per i bimbi e per i grandi.
Natale arriva così, nella Casa de los Niños di Cochabamba: è proprio Sebastian che mi sveglia in pianto alle 4 del mattino perché vuole andare in bagno e in stanza non c’è luce. Mentre lui è in bagno, guardo fuori dalla finestra, dalla stanza dei bimbi, per vedere come sarà il tempo. Le nuvole stanno riempiendo il cielo, mi dispiace proprio: ieri era una giornata bellissima, piena di sole ed anche a sera dominavano le stelle. Avverto i primi tuoni in lontananza. Prego, dentro di me, affinché non piova. In genere, a Natale, piove dopo le 4 del pomeriggio, quando la nostra festa è finita. Invece, quest’anno, la pioggia arriva sin dal mattino, rendendo la giornata triste e uggiosa: come faremo con i preparativi se la pioggia ci disturba?
A dire il vero, la sera prima, ci eravamo trovati tutti insieme per la messa e per scambiarci i regali a sorpresa. Ogni famiglia doveva pensare qualcosa di speciale per un’altra famiglia, senza farsi scoprire e senza spendere soldi: un regalo della fantasia e dell’amore. Una sorpresa molto riuscita e gradita da parte di tutti, con un abbraccio e un brindisi a suggellare questo primo momento di festa. Anche qui una sorpresa fuori programma: al momento del brindisi, spariscono 7 bottiglie di spumante. Non sapremo mai che fine hanno fatto, ma è Natale e non tempo di investigazione.
Alle 6 del mattino, chiamano per telefono: non è per fare gli auguri dall’Italia, come sempre succede a chi non tiene in conto la differenza di fuso orario. E’ una famiglia dell’altipiano che deve ricoverare d’urgenza una giovane mamma. Indichiamo che devono rivolgersi all’ospedale e non alla “Casa de los Niños”. Un’ora dopo, richiamano per dirci che nell’ospedale non ne vogliono sapere di loro. E’ sempre la solita storia: sono poveri, sporchi, non parlano lo spagnolo ed è Natale. “Non c’è posto per voi!”.
Così, alle 8, sotto la pioggia, cambio di piani: prendo un taxi e vado in ospedale. La cosa si risolve in una decina di minuti. Questa famiglia dell’altipiano sarà la prima a prenotarsi per il nostro pranzo. E’ al completo: bimba appena nata, mamma, papà e nonna. Hanno il vestito per la festa: sono poveri e sono dei nostri, magari imprevisti, ma ben accolti, in tutti i modi.
Quest’anno, il giorno di Natale lo festeggeremo in due posti diversi: qui nella cittadella e nella scuoletta della zona sud, Huayrak’asa. Prevediamo le presenza di 500 persone qui da noi e 200 a Huyrak’asa.
Siccome piove, altro cambio di piani: invece di usare gli ambienti della scuola, grande, appena terminata, ma in mezzo al campo e con tanto rischio di fango, sarà meglio prepare i tavoli nel salone grande, qui vicino a tutti. Facciamo la prova e ci stanno 65 tavoli da 8.
Alle 9 ognuno è ai posti di combattimento! Le mamme si incaricano del riso, delle patate, dei pomodori e dell’insalata. Del pollo si incaricherà un altro gruppo “specializzato”. Io mi incarico di comprare i 700 gelati! Nei giorni precedenti, sempre le nostre mamme hanne preparato 300 panettoni per ognuna delle famiglie invitate. Le Suore del Rosario (Suor Bruna) ci hanno da poco regalato gli apparecchi completi di un forno industriale per cui li spianiamo a tutto fuoco per le feste di Natale! Sempre le Suore ci hanno regalato 35 polli, giusto quelli che servono per la cena di Natale delle nostre famiglie della cittadella. Qui tutto arriva al momento giusto!
L’invito è per le 12, ma a mezzogiorno non è arrivato ancora nessuno: si saranno spaventati per il maltempo? Ma non piove più per cui possiamo terminare di decorare il salone di ultimare per bene gli ultimi dettagli. I bimbi e le bimbe della cittadella, guidati da Lucero (una mamma del focolare), hanno pronta la loro rappresentazione natalizia. Si sono ben preparati, coi loro vestitini, e fervono nell’attesa. Siccome le domeniche precedenti siamo andati a chiedere aiuto nelle chiese, sono arrivati tanti volontari, giovani e famiglie, per dare una mano. Io sono in cucina a lavare le pentole. All’una mi avvisano che nel salone non c’è più posto: è tutto pieno! E ci sono tante altre famiglie in arrivo. Come facciamo? L’idea viene dai nostri. Andiamo in falegnameria, qui fuori, a preparare, con i materiali da costruzione, tavoli e panche. Siccome non piove più, possiamo usare il giardino qui davanti al salone. Detto e fatto: in una mezz’oretta si improvvisano e si moltiplicano i tavoli e le seggiole, come si sono moltiplicati gli ospiti.
Alla fine, infatti, contiamo la presenza di quasi 700 persone qui da noi! Mai successo prima. Sono venuti proprio tutti! Di riso ce n’è abbastanza, ma il pollo dobbiamo dividerlo e dare pezzi piccoli ai bimbi. I gelati non li possiamo moltiplicare e alcuni rimangono senza, ma non se ne fanno un problema, tanto è bello e fraterno il clima che si vive tra tutti. Non distribuiamo neppure i panettoni perché non ne avremmo a sufficienza e qualcuno rimarrebbe male. Lo faremo nei prossimi giorni, così avremo una scusa per visitare di nuovo le famiglie.
La pioggia se ne è andata, un timido sole chi accompagna, i volontari che la prima volta arrivano da noi, sono molto felici: “E il più bel Natale della mia vita” ci confessa una ragazza. Un gruppo di giovani di una parrocchia ha portato 140 regali per i bambini. Ma i bambini sono oltre 300 e allora dobbiamo tirar fuori le nostre scorte. E ce n’è per ognuno.
Viene pure il Padre Antonio e lui si incarica della benedizione e del ringraziamento finale.
Con un applauso, verso le quattro, finisce questa festa di Natale. Un Natale sereno, in cui non ci sentiamo stanchi, in cui tutti hanno potuto dare una mano e sentirsi felici e accolti. Un Natale con la nostra famiglia, quasi al completo. Una famiglia grande ma bella. E anch’io mi commuovo un po’...
Abbiamo il tempo di pulire e mettere in ordine tutto, con calma e con l’appoggio di tanti. Lasciamo il salone ordinato così magari servirà anche per l’ultimo dell’anno. Anche il parco è ordinato, senza cartacce per terra.
Ci ritroviamo in una quarantina per la preghiera, alle 5 del pomeriggio, fuori, in giardino, davanti a Gesù e davanti ai fratelli.
Natale è la festa del ringraziamento e possiamo ringraziarci reciprocamente per una giornata tutta prioettata verso gli altri, verso gli ultimi, verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Non ricordiamo niente delle cose tristi dei giorni precedenti..., non ne abbiamo nè la forza nè il tempo.
Solo possiamo dire grazie e scoprire che il nostro cuore è più grande.
E la nostra cittadella sempre più bella!
Il primo round è finito due a zero per noi!!!
La Giudice, infatti, ha fatto azzittire due volte il Pubblico Ministero e gli Avvocati delle suore, dicendo loro che era meglio si attenessero ai fatti e non alle illazioni. E ha rimandato l’udienza a venerdì della prossima settimana, così magari loro pensano a fondamentare un po’ meglio legalmente le accuse contro di me. E noi, intanto, abbiamo il tempo di far vedere alla Giudice che si tratta di una Simulazione di Reato, con pena tanto per gli Avvocati che per il Pubblico Ministero.
Sono usciti mogi mogi dalla sala, mentre tutti noi eravamo euforici, dopo tanta tensione. La battaglia non è finita, ma la soddisfazione di oggi ha fatto bene a tutti.
Nel corridoio, uno degli Avvocati delle suore, che è amico di Candy e Ivana, due delle ragazze della Comunità che lavorano qui a casa, si è avvicinato per chiedere loro cosa facevano in Sala. Loro gli hanno risposto: “Cosa fai tu qui, inventando accuse senza fondamento contro di noi: noi lavoriamo per quella casa contro cui tu stai combattendo!” “E’ che voi non conoscete la verità dei fatti.” “La verità noi la sperimentiamo tutti i giorni nella casa dei bambini e ci riempie di orgoglio!” “Ma c’è anche la verità delle suore e se voi la conosceste vi rendereste conto di quanti errori e inganni commette Aristide.” “Di frottole ne sanno raccontare tante quelle suore, e voi ne sapete ben approfittarvene.” “Però potete sempre dire ad Aristide che noi siamo aperti a dialogare con lui: tutto si può risolvere con un dialogo convincente.” “Glielo diremo di certo, e ti faremo sapere!”
Quanti soldi vorranno quegli avvocati spudorati? Le suore lo sapranno presto!
Tornato a casa, mi sono corsi incontro gruppi di bimbi per abbracciarmi e per darmi il “benvenuto a casa”.
Gli avvocati delle suore non potranno mai sperimentare la commozione e la gioia di una famiglia come la nostra.
Ringrazio tutti per essere stati presenti con me, a sostenermi, a incoraggiarmi, a fare il tifo per la verità e il bene.
5 novembre notte
"C'è sempre il pericolo, nelle vicende del mondo e anche nelle debolezze della Chiesa, di perdere la fede, e così anche di perdere l'amore e la fraternità. La storia ci insegna, poi, che non si esprime un'autentica comunione senza un travagliato sforzo di riconciliazione"
Oggi è il giorno difficile, il giorno in cui dovremo affrontare insieme le incognite della giustizia. Ringrazio Suor Bruna che mi ha mandato nei giorni scorsi la frase qui sopra, che riassume il senso di quello che abbiamo vissuto con lei, con voi e che ho provato a risolvere dentro di me in questo periodo.
Non vogliamo perdere di vista il sogno di amore e fraternità che si costruisce ad ogni istante qui, nel nostro villaggio, ma anche fuori, nel silenzio, nel dolore, ma sempre con tanta gioia e amicizia tra tutti.
Ieri abbiamo propiziato una riunione in Santa Cruz con le Suore per vedere se c’era la possibilità di arrivare ad un accordo. Ero stato da Vescovo, domenica sera, per spiegare la situazione al fine di riprendere in mano rapporti logorati da tempo. L’ho fatto col desiderio sincero di guardare al di là di tutto quello che è successo negli ultimi anni, per ritrovare insieme la serenità necessaria per poter andare avanti e ricostruire fraternità. L’ho fatto ascoltando il cuore e i fratelli.
Con le Suore, a Santa Cruz, ha parlato ieri il Padre Antonio, che è l’amico nostro, il Presidente dell’Associazione qui in Bolivia. E’ andato anche il Vescovo, e questo è un bel gesto da parte sua. Abbiamo fatto una proposta noi, credendo sempre nel bene e richiamando le Suore alla loro coscienza sui fatti che loro conoscono bene. Si è aperta una porta, anche se loro non ci hanno fatto conoscere nessuna proposta di accordo che hanno detto ci manderanno nei prossimi giorni. Vedremo. Continuiamo a sperare in un accordo. Vale di più mettersi d’accordo che credere di aver ragione.
Purtroppo, sempre ieri, io e Tania siamo stati accusati di truffa, dal Pubblico Ministero, per aver complottato insieme la compravendita del terreno delle suore per interesse economico nostro e di terzi. Questa accusa gravissima deriva da una dichiarazione della Suora Provinciale che ha firmato con me il documento di compravendita, e che mi accusa di tutto, la stessa che si è incontrata ieri con Padre Antonio per trovare un accordo.
Che dire?
Che siamo lontani dalla verità e dalla giustizia, che siamo lontani dal Vangelo. Ma la verità, la giustizia e il Vangelo, quello che abbiamo imparato dai nostri genitori, umili e poveri, dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle più esperti, sono lì, nella porta del nostro cuore ferito, nella nostra fede vacillante, nella debolezza della nostra vita, nel dolore di tutti quelli che simpatizzano per noi, negli occhi dei nostri bimbi e nella certezza di bene che è stata seminata in tanti.
Alle tre del pomeriggio, alle otto italiane, mi troverò davanti ai giudici. Dovrò difendermi, ma non vorrei attaccare nessuno. Mi hanno detto che qui le maestre si troveranno con i bimbi della scuola e con le mamme per pregare. Per i bimbi sarà un momento di incontro forse spensierato, ma importante, per sentirsi parte pure loro del nostro sogno di fraternità. Per me sarà il segno bello di sentirmi abbracciato dall’innocenza. E tutti siamo certi che il bene trionferà.
Vi abbraccio forte!
.... E’ ancora notte fonda e i piccoli Manuel e Sebastían stanno piangendo. Forse si rendono conto del momento difficile per tutti o forse è solo mal di pancia...
Mi viene da ricordare quanto scrissi il giorno del primo incontro con le suore, proprio tre anni fa, alla fine di ottobre del 2006:
28 ottobre 2006 (erano le tre di notte come oggi)
Ciao!
Volevo pure dirvi che oggi, finalmente, ci siamo incontrati con le suore. La superiora è venuta da lontano e mi ha invitato a prendere un caffè nel centro, in modo da parlare con più tranquillità. E' di origine austriaca. Sono rimasto contento della conversazione. Faccio una sintesi. Le suore vogliono vendere tutto il terreno, incluso la casa dove risiedono (due case) perché lì non si trovano bene. Si tratta di circa 5 ettari. Lo vendono non con l'intenzione di farci un affare, ma neppure vogliono regalarlo. Il prezzo che hanno messo è di 5 dollari al metro quadrato. Un prezzo irrisorio, rispetto alla zona e agli altri terreni che abbiamo visto. Il totale sarebbe di circa 250.000U$ (200.000 €). Chiedono che le suore possano fermarsi un anno, dal momento della vendita, finché non trovano un'altra sistemazione. A me è parso tutto molto ragionevole e ho risposto che saremmo contenti di comprare tutto il terreno, soprattutto perché ci dà la possibilità di realizzare lì tutto quello che abbiamo in mente. Anche il prezzo è molto inferiore a quello che avrei immaginato. I soldi non li abbiamo, ma potremmo darli in varie quote. Abbiamo circa la metà e credo che, se le cose vanno bene, potrei chiedere qualche prestito ai miei parenti, tanto per dare un'idea. Il posto è molto buono. Voi cosa ne pensate? La cosa sarebbe quasi immediata. Lunedì andrò dalle suore per vedere bene il terreno e per prendere in considerazione i documenti di proprietà.
Oggi María René non sta bene: è molto spenta, non mangia e non beve. Dorme... La diarrea le è passata, ma ha qualche altro disturbo che non riusciamo a identificare. Sono un po' preoccupato, anche se la sua dottoressa, con cui ho appena parlato per telefono, mi ha detto di stare tranquillo. E' molto strano, per me, non vedere sorridere MR..., e vederla tutta mogia mogia...
Vediamo come passa la notte...
Vi abbraccio!
Ari
Questo messaggio di tre anni fa mi aiuta a ricordare che non ci interessava il terreno, l’affare, come dice l’accusa di oggi: “delitto di truffa per interesse economico nostro e di terzi.”
Ci preoccupava, allora come oggi, la salute dei nostri bimbi.
E’ triste e duro dirlo, ma è la verità: alle suore, che dicono di essere figlie di San Francesco, interessano i soldi e per racimolarli sono disposte a dire tutte le bugie del mondo e a mandarci in carcere.
A noi ci preoccupa invece che i bimbi stiano bene, e che i nostri bimbi, le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri fratelli e le nostre sorelli, che tutti noi possiamo coltivare nel cuore la gratuità per costruire insieme una fraternità bella, senza interessi, senza rancori, senza giudizi, senza condizioni, senza divisioni, senza barriere di fede o scelte personali.
I bimbi, con la loro innocenza e semplicità, continuano a insegnarcelo. Bello se possiamo assomigliarci e diventare come loro.
richiesta di aiuto
Salve a tutti!
Vorremmo che anche oggi la Mail arrivasse dalla Bolivia con il resoconto dei progressi delle casette, delle prime famiglie che le abitano, i racconti sui nostri bambini….., ma questa è una lettera dell’Associazione che, esasperata, rende tutti partecipi di quanto sta accadendo.
Fin dagli inizi tra alcuni di noi ed Aristide, era maturato un grande sogno: costruire un villaggio per dare un tetto e una prospettiva di vita dignitosa alle famiglie dei nostri bimbi ammalati di AIDS e a tante altre famiglie in gravissime difficoltà conosciute in questi anni.
Sapevamo che era un sogno, ma ci piaceva crederci….Poi nel 2006 è successo quello che allora chiamammo un miracolo: una Congregazione di Suore Francescane che vivevano a Cochabamba ci offrirono un terreno di 48000 mq. ad un prezzo che ci sembrò interessante $ 240.000 (che poi diventarono 260.000 in quanto sul terreno ci sono due case un po’ vecchiotte ma perfettamente abitabili). Subito ci siamo fatti prendere dall’euforia, eravamo al “settimo cielo”, lì sarebbe potuto nascere il nostro villaggio, la “Cittadella Arcobaleno”! Ma tutti quei soldi per comperare il terreno non li avevamo.
Ci siamo riuniti, abbiamo discusso e alla fine abbiamo deciso di buttarci in questa “pazzia”, chiediamo alle Suore un anno di tempo per il pagamento, firmiamo il compromesso e iniziamo a lavorare per raccogliere i fondi. Molti di voi sapranno che le iniziative dell’Associazione sono tante e semplici: mercatini, cene di solidarietà, e tutto cio che ci può aiutare per raccogliere un po’ di soldi. Ma per questa impresa non ce l’avremmo mai fatta senza l’aiuto di tutti voi! Tante aziende del comprensorio, gli amici di Toano, Tressano,Casalgrande, Scandiano, quelli di Levizzano , le Parrocchie e gli amici di Udine, tante persone anonime, i ragazzi di Roteglia coi Giochi d’Estate, tanti sposi che hanno devoluto al nostro progetto le spese delle bomboniere, soprattutto tanti bambini…….., insomma ognuno di voi ha contribuito affinché il sogno si andasse via, via concretizzando. E con largo anticipo abbiamo saldato il debito con le suore.
Tutto sembrava fatto, mancava solo la firma nell’atto definitivo.
Ora, a distanza di un anno , passato tra rinvii e nuovi appuntamenti, inaspettatamente per ottenere questa firma, le Suore ci chiedono 1.000.000 di dollari, motivando il fatto che i Vescovi Boliviani non possono dare loro l’autorizzazione per vendere ad un prezzo così basso. ASSURDO!!
Teniamo a precisare che le suore , quel terreno, lo hanno ricevuto in donazione!
La settimana scorsa, sono arrivate al punto di citarci a un giudizio civile, in Bolivia, per dolo. INCREDIBILE!! E hanno delegato il processo ad avvocati pubblicamente conosciuti come poco raccomandabili. E ovvio che il denaro può annebbiare un po’ la mente e far perdere di vista gli insegnamenti di Gesù e gli esempi di San Francesco, di cui loro hanno abbracciato la fede e il carisma.
Noi abbiamo cercato di far loro capire che tutti quei soldi non riusciremo mai a metterli insieme, anche lavorando sodo e che non avremmo mai accettato l’acquisto a queste condizioni se lo avessimo saputo un anno fa.
Ora sul terreno si stanno terminando le prime 16 casette, alcune delle quali gia’ abitate dalle nostre famiglie. A noi non interessa essere proprietari di case o terreni in Bolivia…. Potremmo anche rinunciare a tutto, ma abbiamo preso un impegno con le famiglie , con i nostri bambini e con tutti coloro che con sacrificio ci hanno aiutati. Con quale coraggio possiamo dir loro: “ Scusate, ci siamo sbagliati!!! Dovete tornare a dormire e a morire nei vostri tuguri o per strada…..”
NO! Non è possibile, e soprattutto non è giusto!
Noi siamo decisi a batterci con tutte le nostre forze perché il nostro e il loro sogno possa diventare realtà! Questa storia, come dicevamo, va avanti da un anno e abbiamo sempre sperato di trovare una soluzione che non urtasse nessuno. Ma adesso abbiamo davvero bisogno di voi tutti! Vogliamo tentare con una “pioggia” di e-mail da indirizzare alla Casa Madre delle Suore, in Austria, ai Vescovi e alle Autorità Ecclesiastiche della Bolivia, per denunciare il nostro malcontento, il nostro malessere, la nostra indignazione di fronte a questo comportamento; per chiedere spiegazioni, motivazioni o per esprimere quello che il cuore ci suggerisce.
Un grazie a tutti coloro che vorranno aiutarci in questa penosa ma necessaria battaglia per il bene!
Associazione Casa de los Ninos
betty e pino
¿Hola, que tal? Qui sempre tutto bene.Pino ha trapiantato tutte le piante grasse del giardino e ha fatto un angolino molto bello; abbiamo finito di tinteggiare di bianco la stanza de giochi dei bambini e ho appena finito di fare i disegni, presto penseremo al colori.Con i bambini il rapporto si consolida sempre piu'. Sono cosi' affettuosi!!Evita, per esempio, ha preso l'abitudine di farsi abbracciare la sera piu' volte da me, che la preparo, poi da Pino che a porta a letto. E' una bambina piccola, minuta. Fa una strana impressione, la guardi e pensi: una bambina di due anni, poi la osservi come parla, come si muove , tutte le cose che vuole fare da sola e ti rendi conto che di anni ne ha quattro. Va alla scuola materna e parte con il suo zainetto tutta impettita. Dovevate vederla il giorno che le abbiamo regalato la tutina nuova e le scarpe! Anche lei, come tutti i bambini che sono qui, ha una brutta storia alle spalle. Abitava in un paese, Vaccas, a 43 Km da Cochabamba. Di lei si sa che non ha genitori ed era affidata alla nonna. Viveva con un asino, in condizioni molto precarie. Qualcuno dice che forse e' scoppiato un incendio e l'asino per la paura ha sfondato la porta. Evita si e' lanciata fuori ed e' corsa in piazza. Qualcuno l'ha notata e l'ha portata alle suore del paese. Aveva e ha tuttora una bruciatura a diverse cicatrici sul volto.Ora sta cominciando a prendere peso, ma quando e' arrivata qui era denutrita, pochi capelli e i denti tutti rovinati. Le suore l'hanno mandata lontano dal paese per evitare che incontrasse di nuovo i parenti. Qui e' serena e ha trovato tante persone che si occupano di lei e le vogliono bene.Speriamo che presto trovi anche una famiglia.
Oggi vorremmo parlarvi di alcuni aspetti caratteristici di questo luogo, cosi'diverso dal nostro mondo, eppure cosi' simile a quello che siamo stati...
Il mercato per esempio, la "cancha" una citta' nella citta'.E' un dedalo di viuzze dove si aprono dei "negozietti"tutti appiccicati con buona parte della mercanzia esposta all'esterno : riso, pasta sfusa, carne, frutta scatolame e poi ogni genere di articoli: abbigliamento, utensileria, mobili...Il tutto in settori abbastanza separati, per cui quando si attraversa il "reparto" per esempio, frutta si viene invasi da un profumo dolce e penetrante, ma vi lasciamo immaginare gli odori, anzi la puzza del reparto carne:manzo, interiora, pezzi di pollo, che qui vendono in quantita' industriali e che ciascuno sceglie da se'.Qua e la' nella cancha, come sui marciapiedi, numerose donne vendono, esposte su degli stracci, poche cose, per lo piu' frutta e verdura:un mucchietto di patate,un po' di peperoni, qualche pomodoro...E poi ci sono quello con le cariole che si muovono sperando di vendere qualcosa. Pino dice che il primo investimento per una attivita' commerciale sta proprio nella cariola, che comunque e' un po' piu' in alto dello stare a terra.E poi c'e il cambiavalute, l'ometto dei gelati sfusi, con il suo carrettino, quelli che vendono spremute e quelli che, sempre per strada, friggono o grigliano a tutte le ore. Ci pare di avere capito che qui non c'e' orario per mangiare, basta che ci sia, poi il luogo e il tempo non contano.C'e' sempre una moltitudine di persone che si muove dentro e intorno alla cancha: chi compra, chi vende, ma anche tanti bambini che passano li' la loro giornata, insieme alla madri, che dormono, mangiano e giocano su questi stracci.Per oggi e' tutto. Alla prossima. Betty e pino



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