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I sandali di Celestina Finalmente a casa!

aristide (06/03/2009 - 23:31)


 Da tempo desideravo poter riprendere il racconto dei sandalini di  Celestina con  il  lieto  e  sospirato  fine  del  suo  ritorno a casa. Difatti,  ieri  pomeriggio,  Celestina  è  stata dimessa dall’ospedale, quasi  completamente  ristabilita, con una grande debolezza fisica (è calata molto di peso) e  con  il riscontro della tubercolosi miliare (non so bene cosa significhi e  quale
 sia la sua traduzione esatta in italiano).
 
 Sono  passati  45  giorni difficili, di terapie dure in ospedale, con  tante  preoccupazioni nostre, del papà che –dobbiamo proprio dirlo- è stato  sempre  generosamente  al  suo  fianco,  e  dei medici. Giorni di grande silenzio  e  dolore  anche  per  Celestina che sa modulare sotto voce i suoi “sì-sì” e i  suoi “no-no” e non una sillaba in più. Celestina è un incanto di bimba, che mai dimostra i misteri, i desideri e  i  sogni del suo cuore.
 
 Celestina questo pomeriggio è rientrata al suo villaggio, a Karpani, con   il  permesso  nostro  e  dei  medici.  Domenica  tornerà  da noi insieme al  suo  fratellino.  La  tubercolosi deve stare sempre sotto controllo e non si  può  interrompere  in  nessun modo il trattamento, per questo motivo la bimba si  fermerà  da  noi  per un buon tempo. Qui l’accompagnerà pure il fratellino,
 per  non  farle  perdere  il  vincolo  familiare  e  perché non senta  tanta  nostalgia.  E  poi  lei  non  parla  mai  in  spagnolo per cui le farà  bene  chiacchierare, quando vuole, di nascosto in quechua con il fratellino.
 
 Mi  viene  da  dire che questa volta siamo arrivati in tempo... Ringraziamo  chi  ci ha indirizzati sin lassù al suo villaggio quel sabato pomeriggio di gennaio.
 
 I  sandalini  di Celestina sono già al villaggio, insieme ai suoi  vestitini  lavati.  Lei  è  partita con i vestiti che le abbiamo dato e un bel paio  di  scarpe  nuove.  Al  ritorno  inizierà qui la scuola pure per lei, insieme  i  nostri bimbi del villaggio arcobaleno, coi vestiti di città. Chissà come la
 tratteranno  i  compagni...  Chissà  come  si sentirà lei... Sarà una sfida  nuova,  dura  come  gli esami di ospedale, ma Dio ce l’ha affidata e noi ci  affideremo  solo alla nostra debolezza e incompentenza per farci aiutare da  chi senza dubbio ne sa più di noi.
 
 Di  nuovo ci ringraziamo reciprocamente per aver visto un sorriso ammiccare  furtivo sul volto della nostra bimba in questi giorni. 
 

I sandali di Celestina

aristide (18/01/2009 - 00:55)

Oggi, domenica, ho avuto un po’ di tempo per lavare i sandali  di Celestina... Celestina ha circa 10 anni. L’età esatta non la sappiamo. Viene dal villaggio di Karpani, lassù sull’altipiano boliviano, a 4000 metri.  Quelli che hanno avuto la fortuna di essere stati sin lassù hanno stampato nel cuore, per sempre, il volto dei bimbi e delle famiglie che formano  il villaggio, fuori dal tempo e lontano da qualsiasi immaginazione, in una cornice naturale maestosa.

Celestina è una bimba bellissima, ogni volta che ne parlo ripeto la  stessa cosa. Non dice una parola in spagnolo, come del resto ogni bimba del villaggio, ma il suo volto è l’espressione della simpatia. Ieri pomeriggio, per circostanze provvidenziali, siamo arrivati fino a casa sua, nascosta tra sentieri sassosi quasi impraticabili, su insistenza  di una giovane mamma di Karpani che ci aveva avvisati del suo preoccupante stato di salute. Celestina non ha la mamma, morta mentre dava alla luce  il suo terzo figlioletto. Lassù non esistono le levatrici...
 
Mi piace pensare che ieri la sua mamma, dal cielo, ha voluto salvare  questa sua bimba, mettendola sul nostro cammino. Noi, infatti, abbiamo portato la sua figlioletta d’urgenza in ospedale senza comprendere bene il motivo  del suo critico stato di salute: febbre alta da oltre una settimana, gonfiore disseminato in tutto il corpo, l’impossibilità di camminare, una grave difficoltà respiratoria, una protuberanza a livello della clavicola che mi ha fatto pensare in una grave frattura che poteva aver compromesso i  suoi polmoni.

Alle 5 del pomeriggio eravamo in ospedale a Cochabamba e lì i medici,  molto preoccupati, si sono dati da fare con grande generosità e impegno. Anche se era sabato pomeriggio, hanno convocato vari specialisti e alla fine  sono riusciti a togliere dai polmoni di Celestina tre grossi flaconi di puss, per un’infezione polmonare di cui non si sa bene l’origine. A  mezzanotte gli edemi si sono sgonfiati e la respirazione della bimba si è quasi normalizzata. Anche noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo.  Poi Celestina si è addormentata e pure noi siamo andati a casa a riposare.
 
Oggi Celestina sta visibilmente molto meglio, anche se non può  mangiare ancora niente e dal suo corpo pendono vari tubi che le impediscono di muoversi e di parlare. Il suo papà non è ancora sceso dal villaggio  per visitarla. E lei lo sta aspettando con ansia.Il suo corpo è protetto da una vestaglietta ospedaliera mentre i  suoi vestitini, dopo la lavatrice, sono qui fuori che asciugano. I sandali li ho lavati a mano.
 
Ho sottolineato nel titolo di questo messaggio proprio i sandali perché  per me, per noi che siamo qui a contatto con questi nostri amici, i sandali rappresentano uno strumento indispensabile di sopravvivenza per  tutti questi fratelli che vivono in zone così disagiate.Ci vorrebbe l’occhio professionale di Ermanno Olmi per riprendre  in fotogrammi la storia di questi sandali. Sono fatti a mano con gli scarti dei copertoni dei camion. Fissati con alcuni chiodi ad U. Potremmo dire che fanno concorrenza alle fibre  di vibram. In effetti, si tratta dell’unico materiale capace di resistere per un buon tempo al duro terreno delle montagne rocciose dell’altipiano. Grazie a questo strumento, usato da tutti lassù, i bambini possono correre a rompifiato su e giù per le loro fantastiche montagne. I sandali  di copertone aderiscono ai loro piedini per mesi interi, giorno e notte, senza intermediazione di calze (tanti ricorderanno quante paia abbiamo  regalato loro anni fa, inviate dagli amici italiani!).
 
Stasera, nel suo lettino d’ospedale, Celestina sorrideva soddisfatta  mentre l’infermiera le lavava i piedi con acqua calda. Poco prima, io avevo lavato i suoi sandali neri, infangati con la terra rossa dell’altipiano. Stasera scopro in questi sandali il simbolo della povertà e della caparbietà che dai rifiuti della nostra ostentosa civiltà sa trarre  utilità e persino un necessario legame con la terra dove uno vive.I bimbi, le famiglie, le persone di Karpani e dintorni sono tra le  più povere del mondo, con un 50% di mortalità infantile, con un reddito annuo che non raggiunge i 200 euro. E siamo entrati nel 2009! Ma Celestina. come del resto tutti i bimbi di Karpani, è fortunata: oltre a vivere in un villaggio bellissimo, gode pure del sostegno di amici che  la portano nel cuore e le permettono di collaborare al miglioramento
delle condizioni di vita della sua famiglia.
 
Ieri, tutti insieme, come ci dicevano i medici dell’ospedale,  abbiamo salvato la vita di Celestina. Siamo sorpresi e felici.Che i sandali dell’amicizia che ci unisce con tutti ci facciano  sempre arrivare al momento opportuno all’appuntamento dell’amore e del servizio.

E che la vita e il sorriso splendano sempre sui volti dei nostri bimbi. E  che il nostro cuore, in silenzio, ne goda

 

12 sandaletti

aristide (20/05/2008 - 01:20)

Sabato siamo stati al Cristo con i bimbi, cosí pure Anna é uscita un po’ di casa,  visto  che di tempo libero non ne abbiamo proprio.Siamo andati anche al  mercato  e  abbiamo comprato dodici paia di sandaletti di gomma (qui si vendono  le  cose  per dozzina, come offerta, infatti le dodici paia ci sono costate  ben  9  euro!  Che  spendaccioni!  In  tutti  i modi, i bimbi sono
felicissimi dei loro sandaletti!).
 
Domenica  abbiamo fatto un giretto al parco, rubando sempre un po’ di tempo per le visite in ospedale a Teresita. Giovedí  notte  ce  la siamo vista brutta perché la piccola faceva fatica a
respirare  e  la febbre andava sempre piú su,inspiegabilmente. Verso le tre di  notte, ho preso la macchina e siamo volati in ospedale, quello pubblico.
 
Ma  a quell’ora non ci hanno accolti e cosí sono corso ad un altro ospedale lí  vicino.  Alle  6, quando siamo rientrati a casa Paola aveva un coltello vicino  al  letto e aveva cercato di tagliarsi le vene,ma con la poca forza che  ha,  era  riuscita solamente a farsi qualche graffio.Non so come abbia fatto ad arrivare sino in cucina da sola, visto che non sitiene in piedi ... Ma  ha  approfittato  del fatto che non c’era nessuno accanto a lei... Meno male  che  non é successo niente. Da quel momento, Paola ha ripreso tono...
 
Per  due volte é stata in cucina a darci una mano, é uscita in macchina con noi,  ha  fatto il bagno, non ha piú vomitato, i suoi pannoloni reggono per tutto il giorno, non si lamenta piú di notte...
 
Domenica  pomeriggio  in  macchina  era  tutto  uno  spettacolo da filmare. Eravamo  in  12,  dentro. Ci é venuto in mento di far cantare ad ognuno una  canzoncina,  tanto  per  far  passare il tempo prima dirientrare a casa. E’ stato uno spettacolo, meglio di Sanremo (non ci vuole molto, credo), che non riesco  a rendere con le parole! Ogni bambino ha cantato la sua canzoncina: “Ora  tocca  a  me,  adesso  tocca  a  me!”,  si litigavano. Anche Paola ha cantato,  e la si vedeva orgogliosa e felice. Ci siamo resi conto che sa un sacco  di  canzoncine  per  bambini, e le ha insegnate ai suoi figli. In un momento che eravamo soli in macchina, mi ha raccontato di suo marito, morto mesi  fa, delle corse continue all’ospedale, del rifiuto dei parenti, delle  penurie,  delle  immense  sofferenze  sofferte  insieme,  dell’amore che li univa...
Canzoni  e  silenzio,  commozione e gioia, dentro nella nostra infaticabile camionetta 725 PIT (questa é la targa).
E  per  finire in gloria, domenica sera, una indimenticabile pizza al forno preparata dalla nostra Anna! Che mangiata, anche per i bimbi!