24 giugno auguri a tutti i Giovanni!
Della vita di questi giorni, credo che valga la pena fare un riassunto dei cambiamenti, dei trasferimenti e dei nuovi arrivi perché se no perdiamo il conto. Ora, infatti, è quasi completata la casa di fronte alla nostra, e a cui abbiamo dato il nome di "Paola Marasa", visto che accoglie mamme e bimbi ammalati, come la nostra Paola di cui, il 13 giugno, abbiamo ricordato l’anniversario della partenza al cielo.
Si tratta di 7 appartamentini, più un settore di docce e bagni, con lavatrice comune per le mamme del villaggio che –per sostenersi- si dedicano a fare le lavandaie (e non vogliamo proprio che si riempiano le mani di artrosi). E’ già coperto anche il piano superiore di oltre 300 m2, che servirà come ambiente multiuso. Negli appartamentini vivono per il momento: Matilde con la figlia Wara di 6 anni; Cristina, con le figlie Anahí e María René; Beatriz con il figlio Jhonatan; i tre fratelli colpiti da distrofia muscolare: Jhonni di 14 anni, Ronal che venerdí compirá 12 e Vidal di 16. I primi due sono già in seggiola a rotelle, mentre Vidal riesce ancora a reggersi in piedi anche se ieri pomeriggio è caduto due volte. Tutti e tre hanno un sorriso splendido, anche se la loro malattia é durissima. Sempre ieri pomeriggio abbiamo parlato con il papà di Sebastián e gli abbiamo proposto di ricongiungersi con suo figlio. Lui è disposto a venire insieme alla sua nuova compagna, che ci sembra abbastanza legata a Sebastián. In un altro appartamentino si trasferirà la mamma di Rosita e Madelene, che non sta tanto bene. E nel settimo appartamento verrà nei prossimi giorni una amica spagnola che è stata in carcere durante due anni e che in questo momento è la professoressa di ginnastica della nostra scuola. Lei é molto capace e ci aiuta in varie attività con i giovani e con le famiglie del villaggio. Gli appartamentini sono ben ammobiliati, con semplicità, e con un buon gusto. Queste persone e queste famiglie saranno sempre più indipendenti per il bene loro e nostro. Candy, Ivanna e Marcela, ragazze della Comunità che lavorano qui, si incaricheranno di seguire le mamme e i bimbi dal punto di vista medico, psicologico e sociale visto che Candy è infermiera, Ivanna è psicopedagoga e Marcela è assistente sociale. Ivanna ha già la sua casetta nel villaggio mentre che Candy, insieme a Matías, si trasferirà nei prossimi giorni. Da alcuni mesi, Candy vive nell’appartamentino sopra il Padre José, nella casetta a due piani in cui vivevano le suore. Il Padre José continua a vivere sotto, nelle sue due stanzette. Ora lui è ammalato, a letto con l’influenza, ma speriamo possa riprendersi presto. Non parliamo spesso del Padre José, ma conviene aprire una parentesi per raccontare qualche aneddoto suo di questo periodo. Infatti, ora che è a letto, cerchiamo di essergli vicini anche se a lui piace molto l’indipendenza e il silenzio, nonostante i suoi 84 anni. Al mattino ci chiede la colazione, che è al puro stile americano: un sandwich, come dice lui, tipo toast, con prosciutto, formaggio, maionese o mostarda, e una tazzona di caffé latte bollente. A mezzogiorno, invece, siccome è ammalato, vuole un brodino da ospedale: una zuppa leggerina di pollo con cotoletta. A noi ci fa sorridere e ci sorprende il suo modo di indicare la dieta per la sua malattia. E poi lui è un po’ sordo e ci fa ripetere spesso quello che gli diciamo. L’altra notte, Matías è rimasto chiuso in bagno e Nicola è dovuto andare con il trapano e gli attrezzi per sfondare la serratura del bagno visto che non avevamo una chiave di scorta. Dopo oltre un’ora di trapano e scalpellate, è riuscito a tirar fuori Matías dal bagno che piagnucolava giustamente a piú non posso. Verso le 11 di notte, il Padre José, ci ha chiamati per telefono un po’ indispettito e ci ha chiesto se avevamo aperto una falegnameria al piano di sopra e se non potevamo aspettare sino al mattino dopo per tirar fuori dal bagno il povero Matías. Ci siamo messi a ridere, anche questa volta! Interessante il suo modo di concepire la vita, i bimbi in difficoltá, i rumori e gli orari, nonostante la sorditá!!! Ma gli vogliamo molto bene e siamo contenti di averlo tra noi. Nella casa grande, abbiamo aperto il nuovo dormitorio dei bimbi, sopra la cucina, dove sto io (o qualche ragazza che mi sostituisce quando si fanno i turni) con Manuel, Sebastián, David, Celestina, Mariano e sua sorella Fabiola. Nelle stanze piú sopra stanno la Giulia, che ora é ammalata pure lei, piú in lá Nicola e Milton, un amico cileno che si é trasferito in Bolivia da alcuni mesi, Agustina con la piccola Evelin che ieri ha iniziato a fare i primi passi, grazie alla Celestina, e Gustavo con Jhonatan. Lí sopra, fino a poco fa, c’erano pure Nicole, Silvia e Isabella, che hanno lasciato la loro bella impronta in tutti i bimbi e in tutti noi.... Un abbraccio forte!!! Oggi abbiamo sentito Isa, mentre nei giorni scorsi hanno scritto Nicole e Silvia. Loro stesse possono dire quello che hanno vissuto con noi... Non so se ho dimenticato qualcuno... Facendo le somme, per adesso siamo un totale di: 27! Una bella famigliola, non c’é che dire. E poi non bisogna dimenticare Iver, il piccolo Matteo (Benjamín), Evita e Marianita che sono sempre con noi, ma che hanno avuto il dono di avere una famiglia che li accoglie e li cura con amore. Dall’altra parte, per ora vivono 22 famiglie. Tra queste c’é pure l’amico Jorge che ha la stessa malattia delle nostre mamme. Da due mesi si é trasferito con i fratelli in una delle nuove casette. Quando é uscito dall’ospedale pesava 36 chili (ha 35 anni). Ora che viene tutti i giorni a pranzo e a cena da noi, ne pesa giá 52. E’ un bel segno. E il suo volto e la sua gioia sono un regalo per tutti noi! Sempre di lá, in mezzo alle nuove casette, nelle due casette piú grandi, funziona la scuola. La scuola vera e propria è in fase di costruzione. Stiamo mettendo il soffitto. Ora siamo tutti in vacanza perché c’é freddo e le scuole si sospendono in tutto il Paese per un paio di settimane. Noi ne approfitteremo per fare le vacanze, a turno, tipo colonia, con i bimbi che vengono all’appoggio scolastico la domenica mattina, cosí non perdiamo il ritmo. ... sono numeri, ma dietro questi numeri c’é il volto e il cuore di tanti. E ci sono pure il cuore e la generositá di tanti. E ci sono pure la sofferenza e la preghiera che ognuno in silenzio puó offrire. Al rispetto, mi torna alla mente una cosa che abbiamo vissuto nei mesi che conoscemmo María René in ospedale, cosa che ho giá scritto, ma che vale la pena ricordare insieme. Lei stava molto male e i medici avevano fatto un pronostico molto negativo. Una sera ci trovammo con i ragazzi della Comunitá e ci mettemmo d’accordo (ricordo che vivevamo qualche tensione e qualche attrito) e ci affidammo alla preghiera perché quando si é concordi, come dice Gesú nel Vangelo, si possono ottenere miracoli. E tutti insieme chiedemmo il miracolo della salute per María René. Dopo 15 giorni María René fu accolta nella nostra casa, con grande gioia e commozione.
Questo ricordo mi aiuta a riprendere il senso del nostro agire e magari a correggere dentro di me alcuni giudizi. Tutti siamo al corrente delle difficoltá che viviamo qui a casa, per i problemi che sono insorti e per le correnti contrarie alla nostra esperienza. Ma non abbiamo il tempo di soffermarci a giudicare o a criticare perché é troppo bella la nostra vita e l’amicizia che ci unisce e che ci fa resistere e vincere ogni ostacolo e superare ogni sciocchezza. E’ l’essere concordi tra di noi che ha dato vita a tutto quello che noi vediamo sbocciare e di cui possiamo scrivere perché anche voi che siete dall’altra parte dell’oceano e delle montagne lo possiate vedere e sognare con noi! E magari vi viene la voglia di fare un salto sin qui. Sono la sofferenza e la preghiera di ognuno (si prega anche senza avere una fede cristiana, basta aggangiarsi ai sogni di una vita buona per tanti) che rendono possibile questa utopia ogni giorno più concreta. Con questa concordia andiamo avanti (magari anche a piedi, come in questo momento in cui abbiamo dovuto rinunciare alla nostra gloriosa camioneta azul, 725 PIT: un minuto di silenzio, per favore....!!!) nella piena serenità e nel menefreghismo più assoluto davanti ai problemi, agli ostacoli, alle difficoltà e alle stupidaggini. E ci mandiamo un abbraccio forte forte che un giorno piegherà pure l’ostracismo dei nostri oppositori. E come sempre, ci ringraziamo, che di questo non possiamo fare a meno, mai.
12 sandaletti
grazie paola
Casa dei bambini, 7 maggio 2008
In questa nostra casa abbiamo sinora accompagnato bambini o ragazzini con il sogno di un futuro bello per loro. Lo esprime molto bene María René al mattino, quando, appena sveglia, mi dice: “Nos hemos despertado alegres esta mañana, no ve? (Ci siamo svegliati contenti questa mattina, vero?)”.
Da oltre una settimana mi sveglio con il dubbio sullo stato di salute di Paola, la mammina di 23 anni che abbiamo accolto insieme ai suoi due piccoli perché lei, ammalata terminale di AIDS, ha voluto stare accanto ai suoi figli, fuori dall’ospedale, per vivere gli ultimi istanti vicino a loro.
In 10 giorni ha perso 8 chili e ora ne pesa 28. Si alza solo una volta al giorno dal suo letto che abbiamo preparato nella stanza di sotto, di fronte al televisore, ma non riesce a tenersi in piedi da sola. Ieri mattina ha ricevuto dal nostro parroco l’olio sacro degli ammalati, e la si vede piú serena, anche se non dice quasi una parola.
Mi incarico di cambiarla e pulirla, oltre a prepararle i brodini di pollo che in qualche modo la sostengono. Ogni mattina riceve la comunione e si fa il segno della croce.
Nel pomeriggio di oggi mi ha stupito perché l’ho sorpresa a cantare in karaoke davanti al televisore. Stasera, invece, era molto sofferente perché lo stare sdraiata le provoca piaghe e forti dolori alla schiena. Mi sono seduto sul suo letto e ho cominciato a massaggiarle le spalle. Tutto é dolore in lei. Il suo sembra il corpo flagellato di Gesú, ma il fatto che qualcuno si sieda accanto e la frizioni, la tiene sollevata, e chiude gli occhi assopita e serena.
Oggi pensavo che la nostra vita, la vita di ognuno di noi, é segnata da cose belle, che sono i sogni, gli atti dettati dall’amore, e da cose meno belle, che sono i dolori, le mancanze, gli errori. Tutti facciamo ogni giorno questa esperienza e, siccome ci tocca sul vivo del nostro essere, dovremmo imparare a non giudicare nessuno perché non siamo migliori di nessuno.
Stasera pensavo che sono fortunato perché Paola mi ricorda, nel suo estremo tentativo di afferrarsi alla vita, nella sua lotta dura per arrivare al Cielo, che non c’é tempo da perdere e che il senso vero del mio essere qui si concentra in quei delicati massaggi sul suo corpo martirizzato dalle piaghe di una malattia crudele.
Grazie, Paola, grazie bimbi!
Casa dei sette nanetti
Casa dei bambini, 26 aprile 2008
… ora dovremmo chiamarla: “Casa dei sette nanetti”. Infatti, sono sette i piccoli che stanno dormendo su di sopra.
Sono le dieci di sera e ho appena fatto la rassegna di ogni stanzetta per controllare se tutto é a posto, se sono ben coperti i nostri piccoli nanetti, ognuno nel suo lettino: Teresita, Juan Manuel, Jhonatan, Sebastian, María René, Víctor Manuel, Evita... Non dovrei dimenticare Antonio, ma lui dorme senza problemi, e poi non é piú un nanetto visto che questa settimana ha compiuto 15 anni. Nell’altra casetta ci sono Jhonatan grande, Gustavo, Anahí, insieme alla mamma Cristina, e al “nonno” Padre José che tra 4 giorni compirá 83 anni.
Cha famiglia originale! Che famiglia bella che il Signore ci ha regalato!
I bimbi sono andati a dormire senza problemi, confortati anche dall’illusione della gita di domani, al laghetto, fuori cittá, dove potranno mangiare pesce e fare un giro sul lago in una specie di barchette.
... ho iniziato da poco a scrivere, ma per due volte sono dovuto tornare di sopra perché Jhonatan appare sulle scale, con le sue scarpette in spalla come se dovesse andare fuori a ballare, visto che é sabato sera. Appena mi sente andar su, fila via di corsa, come un topolino, e si nasconde furbetto sotto le coperte... Una carezza e un bacino, insieme all’ordine di mettersi a dormire senza tante storie...
Qui sotto con me, davanti al video, sdraiata in terra, sulle coperte da gioco dei bimbi, c’é Paola, la mamma di Teresa e VManuel.
Paola ha 23 anni, ed é in fase terminale: pesa poco piú di 30 chili. A mala pena si regge in piedi. Ha chiesto di uscire dall’ospedale per completare la sua vita accanto ai suoi due bambini. Il marito é morto in una casa di cura pochi mesi fa. Ha varie infezioni sparse in tutto il corpo. Quel poco che riesce a mangiare lo vomita quasi subito. Da tre giorni é qui con noi visto che non ha una famiglia che la puó accogliere in queste condizioni... In mezzo a tanti bambini, in questo ambiente bello, cerchiamo di distrarla per tirarla fuori dal suo dramma, che difficilmente si riesce ad immaginare. Cerchiamo di tenerla occupata nelle piccole cose di una casa, come puó essere - per esempio - dare da mangiare alla piccola Teresa. “Voglio stare con i miei bimbi, ma non ho nessuna forza per poterli curare”, mi confessa sconsolata.
... é finito il filmetto di Dumbo e l’accompagno su a letto, con un bicchiere d’acqua e un pannolone. Avevamo preparato una stanzetta per lei e suoi bimbi nell’altra casa, ma poi mi sono reso conto che era meglio tenerla vicina per qualsiasi evenienza. Di notte, infatti, mi chiama varie volte o per portarle acqua, o per consolarla un po’. A volte grida e si lamenta: “Perdonami, oh Dio!” “Dio, ascoltami!”. Vado e le accarezzo la fronte, come faccio con gli altri bimbi: non ho altre medicine per lei...
Appena é arrivata qui a casa, l’abbiamo fatta lavare e le abbiamo dato vestiti nuovi, ma ieri pomeriggio il suo pannolone non ha resistito e se l’é fatta addosso, proprio mentre stavamo lavando i bambini. Un momento di panico generale, ma alla fine ci siamo saltati fuori.
A volte, poche, Paola sorride, con quei suoi denti enormi che fanno effetto sul suo volto emaciato. Oggi ha persino cantato, canzoni di bimbi, insieme ai suoi piccoli. Si vede che é una mamma anche se, come dice lei, non ha piú la forza di dimostrarlo.
Noi le vogliamo bene, come ne vogliamo ai nostri bambini. E l’accompagnamo con tutto il nostro affetto, come accompagnamo i nostri bimbi per il tempo che Dio ha destinato per ognuno.
Non ci facciamo illusioni, ma anche per lei vorremmo un miracolo: il miracolo della vita, il miracolo della gioia, il miracolo dell’arcobaleno che ci avvolge nel nostro sogno di bene per tanti.
Non ci sentiamo eroi o fuori dal mondo. Spesso abbiamo ripetuto che siamo fortunati per queste esperienze che ci tocca vivere e che rendono il cuore grande.
Se un giorno dovremo presentare prove davanti al giudice presso il quale ci hanno convocato le suore, credo che andremo a fare una sfilata, in silenzio, con Paola davanti e tutti i nostri bimbi dietro. Ma quel giorno le suore non ci saranno, protette nella loro vergogna da due azzeccagarbugli...



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