Casa de los Niños, 6 agosto 2010
Sono stato in silenzio in questi giorni anche se avrei voluto comunicare subito il miracolo che è avvenuto quasi d’improvviso e che da tempo tutti aspettavamo: dopo alcuni incontri per mettere per iscritto l’accordo, mercoledì scorso, insieme alla Suora che mi vendette il terreno quasi 4 anni fa, siamo andati presso 4 tribunali per depositare il documento che mette fine a tutti i processi. L’abbiamo fatto insieme in modo da chiudere una volta per tutte questa assurda e triste storia.
Sí, tutto è finito: la Superiora delle Suore Francescane di Hallein, Anna Schmidhuber, ha firmato il documento con cui vende all’Associazione “Casa de los Niños” il terreno al prezzo che già abbiamo pagato da oltre tre anni.
Non sembra vero, come diceva qualcuno, ma è proprio tutto finito!
Viene da chiedersi il senso di questa storia assurda, ma non è il caso di perdere altro tempo. Guardiamo fuori dalla nostra finestra, quella dei sogni realizzati, guardiamoci negli occhi o scriviamoci per dire solo: grazie! era ora! che bello!
Oggi è festa in Bolivia, festa della nazione che compie duecento anni di libertà.
Vorremmo pure noi fare festa con tutti per celebrare questo momento che significa sperimentare il senso profondo della libertà, della liberazione da pesi insopportabili, e speriamo davvero di fare festa con tutti, prima o poi.
Devo ammettere che sperimento un incredibile senso di sollievo e che la stessa sensazione desidero comunicare a tutti.
Vorrei pure chiedere a ognuno di leggere nel fondo del proprio cuore la storia di questi anni condivisi a distanza per ritrovare lì il seme della gioia, della speranza e del bene nonostante tutto. Infatti, come spesso abbiamo scritto, il bene ha vinto anche questa volta. Noi non siamo più bravi né migliori di nessuno. Ci interessa il bene, ci interessano le cose buone, ci interessa aiutarci a vedere insieme le cose buone e vere con gli occhi del cuore partendo proprio dalla nostra esperienza di debolezza.
Stamattina mi è venuta incontro María René (6 anni), tutta vestita a festa, per abbracciarmi.
Stamattina è stata dimessa dall’ospedale la piccola Emili (3 anni, quasi) dopo 10 giorni di cure per frenare la sua leucemia.
Stamattina, appena svegliato, mi ha salutato felice l’altra piccola, Carolina (4 anni), l’ultima arrivata che ha sempre il volto sorridente.
Stamattina ho baciato il piccolo David che mi stava aspettando nella sua culla, pronto per la colazione.
AIDS, leucemia, idrocefalia, ..., bimbi nostri, bimbe nostre che in qualche modo hanno vissuto il nostro dolore di questi anni, ma che senza dubbio hanno sperimentato molto più dolore del nostro nelle loro brevi vite mi riportano alla realtà della nostra casa e della nostra esperienza per non fermarci a giudicare, per riprendere insieme la storia bella che ci accomuna, per continuare a costruire insieme questo sogno che non è per noi, per la nostra realizzazione personale, ma per abbracciare chi incontriamo sul nostro cammino e per condividere la speranza.
... L’altro giorno, quando ci siamo ritrovati -dopo anni- con la Suora e io le ho chiesto scusa, lei ha voluto sapere del nostro Centro. Quando le ho detto che qui vivevamo quasi 300 persone, lei ha commentato: “Allora, il sogno va avanti”.
Sí, il sogno va avanti, ed anche la gioia...
Casa de los Ninos, una delle piú belle casette del mondo! 23 agosto 2009
La vita è strana: probabilmente David non potrà mai usare le sue gambine dritte per reggersi in piedi, mentre Manuel ne avrebbe proprio bisogno per dare sfogo alla sua voglia di muoversi con libertà... Ma era solamente un pensiero balordo...
Cambiato il pannolino ho tirato su i suoi pantaloncini e David ha ripreso il suo movimento forsennato a bicicletta dentro la culla nuova, che gli è stata appena regalata.
Fuori, Manuel, in attesa dei bimbi che vengono per il doposcuola la domenica mattina, ha approfittato di un attimo della nostra disattenzione per scappare in gattoni per il giardino, sporcandosi tutto. E io lo sgrido sempre quando fa così! E lui, con la testa bassa, sgattaiola dentro casa, quatto quatto. Ma non ottengo molto dalle mie sgridate: alla prima svista, lui è di nuovo fuori.
Più tardi l’ho preso su per portarlo in bagno e per cambiare i suoi pantaloncini sudici.
In un attimo di disattenzione -questa volta mia-, ho abbandonato le sue manine e lui si è trovato nel vuoto, sull’erba, e invece di buttarsi per terra, come fa sempre, si é lanciato entusiasta a muovere i suoi primi passi.
“Manuel cammina davvero!”, ho gridato io a tutti gli altri, grandi e piccoli, che erano lì intorno a fare merenda. “Manuel cammina, cammina!”, e tutti hanno cominciato ad applaudire ed anche gli altri che erano in cucina per preparare il pranzo di sono affacciati alle finestre per vedere il miracolo di questo giorno, da tanto atteso: Manuel ha mosso i suoi primi passi da solo.
L’ho lasciato varie volte e sempre Manuel si è retto in piedi da solo e ha camminato.
I ragazzi e le ragazze italiane che sono con noi in questi giorni sono stati testimoni, con le loro macchine fotografiche dell’emozione di questo momento.

Oggi, 23 agosto, Manuel ha vinto sulla sua debolezza. Tra qualche mese compirà 4 anni. Si potrebbe dire che ha impiegato troppo tempo per prendere lo slancio verso l’indipendenza! Ma che importa il tempo! Oggi ha camminato e la gioia e la commozione che sperimentiamo è difficile spiegarla a parole, dopo tanto tempo di sofferenze e attese deluse.
... Questo è successo nel primo pomeriggio: ogni due o tre passi Manuel cadeva in terra, ma poi lo riprendevamo su e lui via di nuovo. felice Verso sera, invece, dopo il pisolino del pomeriggio, non c’è stato più verso di fermarlo: pur con le sue gambine sbilenche si lanciava per tutta la casa a provare il brivido dell’equilibrio che vince sulla gravità. E quasi mai cadeva!
Ai ragazzi italiani che sono qui con noi, Mario della Sardegna, Sara e GianLuca di Salerno, Eleonora di Roma, Elisa di Treviso, Massimo ed Elisa di lá dal Secchia, Lisa di Casina, Marcella di Formigine, oltre alla carissima Giulia di Parma, la soddisfazione di aver visto in diretta un piccolo sogno realizzato qui nella nostra casetta. Mi sono ricordato del mese di agosto di tre anni fa, quando arrivai a casa dall’ospedale. C’erano altri amici italiani quella volta, e proprio Tania e Ilenia mi fecero partecipe di una sorpresa enorme: improvvisamente lasciarono le manine di María René e me la trovai di fronte a camminare per la prima volta. Che commozione pure quella volta!
Mi viene da pensare nella simpatia di incontri con tanti amici e tante amiche che condividono la nostra vita, le nostre gioie e le nostre disavventure, simpatia che ci unisce per sempre e che ci fa spettatori di regali inaspettati e belli.
Casa dei sette nanetti
Casa dei bambini, 26 aprile 2008
… ora dovremmo chiamarla: “Casa dei sette nanetti”. Infatti, sono sette i piccoli che stanno dormendo su di sopra.
Sono le dieci di sera e ho appena fatto la rassegna di ogni stanzetta per controllare se tutto é a posto, se sono ben coperti i nostri piccoli nanetti, ognuno nel suo lettino: Teresita, Juan Manuel, Jhonatan, Sebastian, María René, Víctor Manuel, Evita... Non dovrei dimenticare Antonio, ma lui dorme senza problemi, e poi non é piú un nanetto visto che questa settimana ha compiuto 15 anni. Nell’altra casetta ci sono Jhonatan grande, Gustavo, Anahí, insieme alla mamma Cristina, e al “nonno” Padre José che tra 4 giorni compirá 83 anni.
Cha famiglia originale! Che famiglia bella che il Signore ci ha regalato!
I bimbi sono andati a dormire senza problemi, confortati anche dall’illusione della gita di domani, al laghetto, fuori cittá, dove potranno mangiare pesce e fare un giro sul lago in una specie di barchette.
... ho iniziato da poco a scrivere, ma per due volte sono dovuto tornare di sopra perché Jhonatan appare sulle scale, con le sue scarpette in spalla come se dovesse andare fuori a ballare, visto che é sabato sera. Appena mi sente andar su, fila via di corsa, come un topolino, e si nasconde furbetto sotto le coperte... Una carezza e un bacino, insieme all’ordine di mettersi a dormire senza tante storie...
Qui sotto con me, davanti al video, sdraiata in terra, sulle coperte da gioco dei bimbi, c’é Paola, la mamma di Teresa e VManuel.
Paola ha 23 anni, ed é in fase terminale: pesa poco piú di 30 chili. A mala pena si regge in piedi. Ha chiesto di uscire dall’ospedale per completare la sua vita accanto ai suoi due bambini. Il marito é morto in una casa di cura pochi mesi fa. Ha varie infezioni sparse in tutto il corpo. Quel poco che riesce a mangiare lo vomita quasi subito. Da tre giorni é qui con noi visto che non ha una famiglia che la puó accogliere in queste condizioni... In mezzo a tanti bambini, in questo ambiente bello, cerchiamo di distrarla per tirarla fuori dal suo dramma, che difficilmente si riesce ad immaginare. Cerchiamo di tenerla occupata nelle piccole cose di una casa, come puó essere - per esempio - dare da mangiare alla piccola Teresa. “Voglio stare con i miei bimbi, ma non ho nessuna forza per poterli curare”, mi confessa sconsolata.
... é finito il filmetto di Dumbo e l’accompagno su a letto, con un bicchiere d’acqua e un pannolone. Avevamo preparato una stanzetta per lei e suoi bimbi nell’altra casa, ma poi mi sono reso conto che era meglio tenerla vicina per qualsiasi evenienza. Di notte, infatti, mi chiama varie volte o per portarle acqua, o per consolarla un po’. A volte grida e si lamenta: “Perdonami, oh Dio!” “Dio, ascoltami!”. Vado e le accarezzo la fronte, come faccio con gli altri bimbi: non ho altre medicine per lei...
Appena é arrivata qui a casa, l’abbiamo fatta lavare e le abbiamo dato vestiti nuovi, ma ieri pomeriggio il suo pannolone non ha resistito e se l’é fatta addosso, proprio mentre stavamo lavando i bambini. Un momento di panico generale, ma alla fine ci siamo saltati fuori.
A volte, poche, Paola sorride, con quei suoi denti enormi che fanno effetto sul suo volto emaciato. Oggi ha persino cantato, canzoni di bimbi, insieme ai suoi piccoli. Si vede che é una mamma anche se, come dice lei, non ha piú la forza di dimostrarlo.
Noi le vogliamo bene, come ne vogliamo ai nostri bambini. E l’accompagnamo con tutto il nostro affetto, come accompagnamo i nostri bimbi per il tempo che Dio ha destinato per ognuno.
Non ci facciamo illusioni, ma anche per lei vorremmo un miracolo: il miracolo della vita, il miracolo della gioia, il miracolo dell’arcobaleno che ci avvolge nel nostro sogno di bene per tanti.
Non ci sentiamo eroi o fuori dal mondo. Spesso abbiamo ripetuto che siamo fortunati per queste esperienze che ci tocca vivere e che rendono il cuore grande.
Se un giorno dovremo presentare prove davanti al giudice presso il quale ci hanno convocato le suore, credo che andremo a fare una sfilata, in silenzio, con Paola davanti e tutti i nostri bimbi dietro. Ma quel giorno le suore non ci saranno, protette nella loro vergogna da due azzeccagarbugli...



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