9 febbraio 2010
Undici anni fa, il 9 febbraio del 1999, atterrai a Cochabamba, più o meno a quest'ora: le nove di sera. Alcuni amici erano ad aspettarmi all'aeroporto. Arrivavo da Santiago del Cile. Ricordo che ero felice di questo nuovo destino per la mia vita e l'avevo desiderato.
La Bolivia è diventata la mia patria e in questi giorni ho chiesto la nazionalità boliviana. Da quando li ho conosciuti, mi sono sempre piaciuti questo popolo e questa terra. Mi sono sempre sentito molto accolto e non ci è voluto molto per sentirsi parte di una famiglia di amici.
Il percorso di questi anni mi ha condotto qui nel nostro villaggio che oggi ha accolto di nuovo Ramona, delle tribú degli Yuquis, e probabilmente un bimbo nuovo, figlio di Martha e Candido, fratellino di Carlos, Hilda, Lidia e Juanito (qualche ora fa, infatti, abbiamo portato in ospedale la mamma che deve subire un parto cesareo, ma non sappiamo se è già stata operata). Loro sono la prima famiglia che si è trasferita nel villaggio arcobaleno, in febbraio di due anni fa. Loro sono i soggetti del racconto sul buon samaritano che mandai l'anno scorso, e credo che Hilda è il soggetto della bellissima favola che ha fatto il giro di tante scuole nel reggiano.
Oggi siamo in 245 a vivere nel nostro villaggio!
Io mi sento fortunato a vivere qui. Ho avuto la fortuna di veder spuntare ogni casa, di cogliere l'emozione di ogni arrivo, di condividere la sorpresa di ognuno che veniva a visitarci o a stare con noi.
Pure io mi emoziono e mi stupisco quando passeggio per il villaggio, verso sera o al mattino presto, e sento i bimbi che mi chiamano o le famiglie che mi salutano, e poi rientrano dentro casa per la cena o per la colazione.
Mi emoziono e mi scervello pensando ai nuovi passi che ogni giorno ci attendono.
Mi commuovo quando vedo che la nostra gente è felice, che i nostri bimbi scorrazzano contenti, che le mamme si aiutano l'un l'altra, che insieme troviamo il tempo per pensare a chi ha meno di noi, che non ci facciamo scoraggiare dagli inconvenienti e dai nostri errori.
E che ogni giorno sperimentiamo nuove conquiste.
E provo pure un sottile orgoglio interiore quando guardo dalla nostra finestra magica, quella dei sogni realizzati, e scopro che il bene coinvolge e trascina tanti.
Il mio desiderio pazzo, dopo 11 anni, è quello di vedere atterrare il famoso aereo che porta qui tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di questo sogno. Magari, anche più di un aereo, o forse aerei diversi in anni diversi per via delle ferie e degli impegni personali di ognuno. Ma credo che ci sia davvero un bisogno per tutti di stringerci in un abbraccio di ringraziamento muto per quello che i nostri occhi contemplano. Sí, siamo in 245! Siamo appena andati con Candido all'ospedale e abbiamo trovato Martha insieme alla figlioletta appena nata. Evviva! Benarrivata, piccola senza nome!
Casa de los Niños, inizio del nuovo anno 2010
Siamo all’inizio del nuovo anno e siamo felici di poterci ricollegare con questi messaggi che legano gli Appennini alle Ande, che legano i cuori di tutti noi e ci aiutano a sentirci una sola e bella famiglia.
Non vogliamo pensare al male che ci è stato fatto (o che magari pure noi abbiamo fatto!), vogliamo solo pensare nel bene che possiamo fare tutti insieme.
Il bene costruisce.
Il bene ci fa bene!
Il bene è la ricetta sempre azzeccata per il cuore di ognuno di noi.
Il nuovo anno comincia con uno sguardo dalla nostra finestra magica, quella che ho pure trovato riproposta nei biglietti di auguri che mi sono stati mandati dall’Italia e che abbiamo gradito moltissimo!
Il nuovo anno è cominciato bene perché mi sono svegliato poco prima delle dieci, cosa che non succedeva per lo meno da 30 anni nella mia vita! E non è che avessimo fatto baldoria l’ultimo dell’anno. E’ che semplicemente mi è stato fatto il regalo di dormire: ciò che fa tanto bene pure a me!
Dalla nostra finestra magica vedo la nostra cittadella che sta prendendo corpo come un piccolo paese. Mi ricorda Toano, anche se in piccolo.
Vedo i nostri giovani muoversi felici e aprirsi alla stagione dell’amicizia e degli innamoramenti. A tutti noi è successo, a chi prima a chi dopo, a chi è andata bene e a chi ha dovuto soffrire più del previsto... Devo confessare che vorrei interferire negli “abbinamenti amorosi”, perché succede che dall’esterno si ha la pretesa di vedere quali sono gli abbinamenti migliori. Ma intanto i giovani li abbiamo sempre qui vicino, vediamo i loro movimenti e li possiamo tenere sott’occhio ogni momento, almeno così crediamo.
E poi ci sono i bimbi che aumentano di numero e che crescono pure loro. Credo che sono quasi 150 nella cittadella, tra bimbi, ragazzi e giovani. Anche su questo punto devo confessare che vorrei avere il tempo e la tranquillità per potermi fermare a giocare con loro, in giardino, ora che sono in vacanza e il tempo è particolarmente bello. Sono giorni d’estate pieni di sole e di caldo. Questo è pure il periodo delle colonie estive e in questi giorni siamo fuori con il primo gruppetto di loro, in un posto qui vicino alla cittadella, per farli uscire dal loro ambiente solito ed essere a loro totale disposizione. Sono stati giorni speciali di piscina, in posto molto bello che ci è stato prestato, e i bimbi ne sono rimasti felicissimi. Hanno tutti le spalle bruciate dal sole ma questo problemino lo superano con molta semplicità tanta è la gioia e l’energia che hanno in cuore e in corpo. L’energia che a me manca in questo momento notturno (mi si chiudono gli occhi e la testa mi cade..) , l’unico che rimane libero in questo periodo...
Cosa vorremmo vedere dalla nostra finestra?
Tante cose le abbiamo già viste, molte di più di quelle che speravamo o avevamo programmato.
Mi piacerebbe vedere atterrare nel nostro campo da calcio un boing 747 o 858, non so, il più grande che ci sia!, pieno di tutti voi che state leggendo questi messaggi. Non stiamo mica sognando o delirando: qui tutto può succedere! Vedervi scendere felici e impressionati, con una valigetta da viaggio, e potervi abbracciare uno ad uno, e mostravi orgoglioso il posto dove alloggiarvi, tanto qui di posto ce n’è tanto e ci arrangeremmo per poterci stare tutti. E ritrovarci ogni sera – per un mese almeno- a farvi conoscere tutti e a fare due chiacchiere, a cantare, a ballare, a giocare a nascondino, a raccontarci dei nostri sogni e a prendere insieme una tazza di latte con i biscotti visto che qui non c’è lambrusco. Mi immagino la faccia dei nostri bimbi al vedervi scendere dall’aereo, qui fuori...
Mi piacerebbe riabbracciare ognuno di quelli che sono già stati qui, in questi anni, e che siete tanti!, e rivederci diversi e uguali allo stesso tempo, magari con un figlio in più, e che rivedeste i nostri bimbi, i vostri bimbi, che pure loro sono cresciuti. Alcuni non ci sono più, fisicamente, ma sono presentissimi e un giorno torneranno su un arcobaleno di pace, coi loro volti luminosi a giocare e a sorridere con gli altri bimbi...
Mi piacerebbe vedere crescere in fretta tanti alberi qui attorno, e che tutto sia pieno di verde e degli schiamazzi di tanti uccelli, e che ci si possa sdraiare a contemplare il cielo sopra di noi, all’ombra di un grande albero, e sentirlo amico pure lui.
Mi piacerebbe vedere crescere in fretta anche le altre case che ci mancano per poter ospitare presto proprio tutte le famiglie amiche e bisognose, e condividere con tutti la nostra bella avventura di bene, e salutarci al mattino, quando si va a comprare il pane e il latte, e darci la buona notte la sera con una musica che diffonda le sue note per tutta la cittadella: la sinfonia della cittadella arcobaleno, o un rap dei sognatori, o non so proprio che altro pensare visto che non sono un gran conoscitore di musica. Ma che ognuno possa scegliere la sua ogni sera, a turno a suo piacere.
Mi piacerebbe che ci abbracciassimo così come siamo, coi nostri difetti e con le nostre cose buone, fregandocene altamente delle contrarietà, dei disappunti, dei problemi, delle difficoltà, delle diversità, puntando a una grande simpatia reciproca.
Mi piacerebbe che il piedino di Manuel si raddrizzasse una volta per tutte, e che lo vedessimo correre a perdifiato per i nostri giardini, incontro alla sua mamma e ai suoi fratellini. Poverino, lui che in questi giorni è mogio mogio perché gli fa male il piede ingessato: “Me duele, me duele”, si lamenta spesso con la sua vocina.
Mi piacerebbe che Sebastián trovasse pure lui la sua famiglia, finalmente.
Mi piacerebbe vedere il piccolo David in piedi, fare i suoi primi passi, e ridere a squarciagola...
Mi piacerebbe rivedere Celestina felice, ora che la sappiamo triste mentre pascola le sue pecore sui monti.
Mi piacerebbe che anche Jhonatan trovasse una sua famiglia ora che la famiglia di Gustavo è venuta a vivere qui da noi.
Mi piacerebbe che il Padre José fosse accompagnato da altri anziani qui nella nostra cittadella perché gli anziani sono preziosi per la vita, perché gli anni e il dolore li hanno resi forti e saggi, e qui abbiamo bisogno di esempi forti e saggi e abbiamo bisogno di fermarci ad ascoltare pure gli anziani e non solo i bambini.
Mi piacerebbe ospitare altri mille bimbi ammalati o soli, e per ognuno sognare il bene e vederlo realizzato in fretta perché insieme così lo abbiamo pensato.
Mi piacerebbe che ognuno di noi pensasse che tutto ciò è possibile ed è possibile l’impossibile e che non manchi mai la serenità per ognuno e che non ci spaventi niente, che non ci freni niente, che niente ci faccia diventare tristi.
Mi piacerebbe pensare che questo è l’anno più bello per la vita di ognuno di noi e ce lo gustiamo poco a poco ogni giorno, ogni istante, e ce lo auguriamo reciprocamente, e ci aiutiamo a costruirlo così, a vederlo così, a realizzarlo così.
Mi piacerebbe... , mi piacerebbe... , mi piacerebbe sentire il “mi piacerebbe” di ognuno di voi...
Mi piacerebbe riuscire a ringraziare ognuno, ma questo desiderio lo metto sul davanzale della nostra finestra: qualcuno lo consegnerà come si deve.
Dalla finestra dei sogni realizzati...
Ogni tanto trovo il tempo di fermare gli occhi e il cuore per dare un'occhiata dalla finestra magica, quella che dalla nostra casetta si proietta fuori e vede scorrere davanti a sè il volo dei nostri sogni che come per incanto si materializzano. E' proprio vera quella frase che usiamo spesso: l'essenziale - i sogni realizzati - si vede solo con gli occhi del cuore.
Giorni fa, per esempio, godevo al vedere -qui sotto la nostra finestra magica- il salterellare gioioso in giardino della nostra piccola Eva. Giocava felice insieme ai suoi cuginetti, e il suo volto brillava per la spontaneità e la fantasia che fa inventare ai bambini, dal nulla, ogni sorta di divertimento. Quel volto sereno di bimba felice e spensierata ha allontanato per sempre il ricordo della tristezza e del dramma delle bruciature sulle sue guance, dolore vissuto dentro la sua famiglia, e che l'ha portata qui da noi per curarla e ritrovare il senso di una vita che prima - assurdamente- era considerata sprecata per lei.
Vedo salterellare giocosa la piccola Evita, e allontanarsi dalla nostra finestra, dal nostro giardino, e correre incontro alla sua mamma, che l'aspetta un poco più in là. Evita non alza lo sguardo verso la finestra magica. Lei ora ha il suo orizzonte: un casa, una famiglia, una mamma, dei nonni, dei cuginetti, degli zii a cui rivolgere il suo sguardo e il suo cuore. E non ha certo rimpianti. Evita è l'immagine della serenità conquistata che passa sotto la nostra finestra. E io, ingenuamente come i bimbi, ringrazio l'asino che le salvò la vita, anni fa..., e la portò qui. E questo mi fa felice, immensamente.
Con una certa commozione, invece, e quasi con un nodo in gola, dalla finestra dei sogni realizzati fisso spesso il mio sguardo, in questi giorni, sul piccolo Manuel (lo conoscemmo in ospedale proprio quando andavamo a trovare Eva, ricoverata là per oltre un mese appena arrivò da noi). Ogni fine settimana, ed anche a metà settimana, la mamma Wilma, insieme agli altri due fratellini, Carla e Martín, lo viene a prendere per portarselo a casa, la casetta nuova, lá fuori, nel villaggio arcobaleno, una casa con finestre, con letti, con cucina, con la luce e l'acqua calda, con un bagno nuovo, una casa vera, insomma, mica il tetto di lamiere all'aperto sotto cui vivevano prima. E Manuel applaude felice e grida: »Mami, mami!«, e poi si lancia con le sue gambette curve verso la sua mamma che l'aggiusta, come tutti i bimbi poveri boliviani, nel suo aguayo (tela) colorato, e se lo mette a tracolla. E Manuel ci saluta e se ne va felice, barcollando sulle spalle della mamma, verso la sua casetta in compagnia della sua famiglia, quella vera. Piano piano Manuel si stacca da noi, dalla nostra casetta... L'abbiamo pensato così e così si sta realizzando... La famiglia di Manuel è la più povera del nostro villaggio arcobaleno, ma è la sua famiglia, è il suo tesoro, e questo non ha prezzo, e questo supera qualsiasi povertà materiale. E poi la sua famiglia è qui con noi! Manuel ha imparato a camminare, sta imparando a parlare, e sta riprendendo vita dentro la sua famiglia e sta dando vita alla sua famiglia.
Il nodo in gola è perché il duro Ari, che non piange mai, vede uno dei suoi angioletti sparire piano piano dietro l'angolo del giardino e la separazione si sente... Dalla finestra dei sogni realizzati oggi abbiamo salutato Lisa che è partita per rientrare in Italia, dopo questi bei mesi della sua vita che ha voluto regalarci. Anche lei ha voltato l'angolo e non la vediamo più qua fuori, come non vediamo più tutti gli amici e le amiche che quest'anno e gli anni scorsi hanno condiviso con noi la loro vita: e con tutti abbiamo costruito un rapporto molto, molto bello! E anche qui si sente lo strappo, la separazione, perchè non abbiamo vissuto invano questi mesi insieme!
Ma dalla nostra finestra magica continuiamo a vedere Lisa, e continuiamo a vedere tutti. Vediamo i bimbi che si fanno abbracciare, vediamo i bimbi che si fanno chiamare, vediamo i bimbi che si fanno coccolare e viziare, vediamo i bimbi che si fanno lavare, vediamo i bimbi che si fanno raccontare una favola prima di addormentarsi, vediamo i bimbi che hanno adesso un cuore grande che abbraccia tutti gli amici e le amiche che li hanno curati in questo tempo. Vediamo l'amore, l'affetto e la simpatia di tutti che riempiono il cuore dei bimbi e il nostro cuore.
Da questa finestra contempliamo il senso della nostra casa e del nostro villaggio che danno vita, danno significato a tutti i piccoli gesti, e seminano speranza e gioia, e un po' di bene. Dalla nostra finestra vediamo tante rondini portare in cielo il grazie di tutti noi per chi è volato fin qui a condividere la sua vita e a farsi contagiare dalla bellezza e simpatia dei nostri piccoli...



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