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arriva daniel

aristide (09/10/2009 - 00:05)



Un po' fuori programma, ma con tanta trepidazione, annunciamo l'arrivo di Daniel nella nostra casetta!
Daniel ha 7 mesi, è nato il 5 marzo. Ha l'aids, pesa meno di 3 chili, ha un sacco di complicazioni al cuore e ai polmoni, non vive senza ossigeno, ma noi siamo felici di averlo qui.
Come sempre, i pronostici dei medici sono duri: 5 giorni di vita.
E noi diciamo: e siano pure 5 giorni di vita, ma che siano 5 giorni di affetto costante per lui. Noi ci impegniamo qui e chiediamo l'impegno di tutti lì!
Oggi abbiamo cantato davanti alla sua culla, anche perchè era il compleanno di Jhonni, uno dei tre fratelli in carrozina. Lui ha aperto gli occhi e ha mosso la sua bocchina.
Anche per lui abbiamo un sogno di bene e lo manterremo in ogni istante.
Ogni bimbo è un regalo immenso!
E' stato bello, stasera, vedere come tante mamme del villaggio sono venute a trovare il piccolo Daniel, a offrire vestitini e copertine, latte e disponibilità per accoglierlo. E' capitato pure il Padre Antonio, e allora presenti tutti insieme, davanti alla sua culla, l'ha battezzato con tanta semplicità in segno di accoglienza nella nostra casa e nel cuore di tutti noi. L'acqua è segno di purezza, l'acqua è un elemento indispensabile di vita. Toglie la sete. Ci immette nel circolo della natura e dell'universo. Siamo dipendenti dall'acqua e questa ci fa dipendenti gli uni dagli altri, ci unisce.
Daniel è entrato nel nostro villaggio, nella nostra casa, nel nostro universo che abbraccia tanti nel mondo, per unirci con la stessa semplicità e purezza dell'acqua.
Daniel ci è stato affidato, non importa se sarà per 5 giorni, per 5 ore o pochi minuti. L'amore di tutti l'ha avvolto e l'ha sigillato come piccola perla di luce per la realizzazione del nostro sogno.
Ben arrivato, Daniel!


 

david, matteo e celestina

aristide (15/03/2009 - 15:46)

Mi   è  stato  detto  più volte, in questo periodo, che è bello iniziare la settimana  insieme,  condividendo  qualche  ritaglio  di  vita della nostra casetta o della nostra esperienza come “famiglia grande”. Mi sembra proprio una bella idea e cerco di metterla in pratica.

Il  piccolo  bebé (prima senza nome, ora con il suo proprio nome: Matteo!),David e Celestina sono gli ultimi arrivati nella nostra casetta, insieme ad Iver,  che  vive  per  adesso  con  la  coppia  di Pavia che ci aiuta nella costruzione  della  scuola e ci dà una mano concreta nella cura dei bimbi e della casa.

Questi  tre  piccoli, tra le tante cose in comune, hanno una caratteristica che li rende particolarmente simili: sono di poche parole.

Il  piccolo Matteo oggi compie tre mesi: auguri! Ed è comprensibile che sia di  poche  parole.  David  ha quattro anni e per il suo stato di salute  non parla  (chissà  se  un giorno riuscirà a parlare...). Celestina, invece,  di anni  ne compirà dieci il venti maggio, ma non parla perché la sua lingua  è incomprensibile per noi e nessuno di noi la parla. E poi lei è molto  timida e forse, in tutti i modi, parlerebbe poco lo stesso.

Sono  i  nostri favoriti perché “piccoli e indifesi” e in certi sensi, pure rifiutati.

Matteo  e  David  sono  stati  abbandonati  dalle loro mamme in ospedale...Celestina è senza la mamma, morta durante il parto dell’ultimo figlioletto,sola, lassù sui monti a 4.000 metri...

Tutti e tre hanno un volto molto bello, che è stranamente chiaro.

E’  vero  che sono di poche parole, ma è altrettanto vero che hanno un modo tutto  loro  di  esprimersi,  e questo periodo insieme è marcato dal nostro sforzo  per  comprenderli,  per cercare di comunicare con loro, cercando di capire i loro suoni, le loro espressioni, cercando di anticiparci alle loro necessità non espresse a voce.

Il  piccolo  bebè miagola ogni tre ore, quando scade il tempo di riposo tra una poppata e l’altra. Sembra un orologio e non ritarda mai di un minuto!  A dire il vero, come ben sanno le mamme, lui di suoni ne emette altri: per la bocca,  dopo  aver  finito  il  biberón,  ed  anche per il “potito” (si può intuire  la traduzione), per liberare il pancino dai gas. Dopo questa
prima settimana con noi, è ingrassato! Si fa per dire, ma di fatto ha le gote più cicciottelle.  In  tutti  i  modi,  stiamo tutti sull’attenti per capire il gesticolare  delle  sue  braccine  e  il  movimento della sua bocchina o il lamentarsi  fuori  tempo.  A volte si va per tentativi: forse un po’ più di latte,  forse  un  pannolino asciutto, forse un ruttino che manca, forse un po’ di coccole, forse una copertina in meno o forse qualche altra decisione misteriosa difficile da decifrare. E allora –tutti quelli che siamo in  casa in  quel  momento-  ci  riuniamo  per  metterci  d’accordo  e  dalla nostra discussione  ne  vengono  fuori  dieci alternative diverse. Giusto il  tempo perché  il  piccolo  si  addormenti  di  nuovo, cosciente della nostra  poca preparazione  in  quanto  a  bebé.  E lì, nei suoi sogni, un sorriso  spunta sulle  sue  guancette gonfie. Giulia (l’amica di Parma che è venuta a  darci una mano) dice che sta parlando con il suo angelo custode...

David  dice solo “ta ta taa taa”, modulato in diversi toni. Tutti gli altri bimbi  della casa si avvicinano a lui e insieme a lui parlano il “ta ta taa taa”.  “Mi  ha risposto!”, gridano poi felici. David suona il tamburo con  i piedi  (contro  la parete della culla, come se fosse ua bicicletta) e batte le  mani  continuamente  per richiamare l’attenzione su di sè e per  cercare una  stretta  di mano, una mano amica, una mano che gli esprima tenerezza  e gioia.  Ogni tanto, sventola la sua manina fino al bordo della culla come a dire:  “Hei,  amici,  io sono qui, esisto ancora, anche se adesso voi  tutti siete  occupati  con  la  novità  del piccolino”. David e Matteo dormono di sotto,  dove  c’è  più  caldo e dove possiamo controllare il loro sonno e i loro  desideri, senza dover svegliare gli altri amici della casa. Quando di notte  il  piccolino  piange/miagola,  anche  David si sveglia e ammicca un risolino, da furfantello geloso. Il biberón deve essere dato anche a lui!

Dopo  quasi  7 mesi che è con noi, ormai riusciamo a capire quasi  tutto di David.  Non  c’è  bimbo  in  casa più sensibile ai nostri stati d’animo, alnostro modo di trattarlo. Un bacetto sulla fronte lo fa felice per tutto ilgiorno.  Un saluto da lontano (“Hola, David!”), richiama il battito  allegro delle  sue manine. Una sgridata, quando si toglie tutti i vestiti di dosso, produce  immediatamente  una  mescolina  sulle sue labbra che fa tenerezza. Quando  mangia  di  gusto,  si  mette  a  sguazzare  nella sua culla e ride sonoramente con altrettanto gusto.

Celestina  ha  scelto  lei stessa di ritornare qui a casa per completare il trattamento  contro  la  tubercolosi.  Da  quando  siamo andati a Karpani a prenderla, martedì scorso, il sorriso splende sul suo volto, ogni volta che le dirigiamo lo sguardo. Le uniche parole che sussurra sono: “sì, no”, ogni  volta  che  le  facciamo  una  domanda. Ma quando i suoi occhi incrociano i nostri  la  vediamo  felice.  Passeggia  con  calma  in  giardino,  data la debolezza  del  suo  fisico,  alla  ricerca  di  amichette,  che per ora la schivano. Mangia con gusto pure lei ed è felice di avere un letto tutto  per lei,  con lenzuola e coperte. Va a scuola con gli altri bimbi della sua età proprio nel corso con la professoressa che per fortuna parla la sua lingua.
Ma noi non riusciamo ancora ad entrare nei suoi pensieri. Oggi  le  abbiamo comprato dei vestitini nuovi che domattina potrà spianare per andare a scuola. E’ una donnina, e ci tiene!

Il  piccolo  bebè,  il  piccolo  David  e  la  piccola  Celestina  sono  tre angioletti  che  rallegrano  la  nostra casetta, coi loro gesti, con i loro sussurri,  con  le loro espressioni spesso misteriose per noi. Le loro  vite sono  spuntate nel giardino della nostra casa per ricordarci che nell’amore bastano poche parole per far fiorire il sorriso.

David é proprio un angioletto regalatoci da Cielo

aristide (17/09/2008 - 22:56)

David  é  proprio  un  angioletto  regalatoci da Cielo come gioiello per la nostra casetta.
La  culla  é  il  suo  mondo, di giorno e di notte. Lui non si lamenta mai. Piange solamente quando dobbiamo portarlo con la macchina all'ospedale, per gli esami medici. Probabilmente la valvola che ha dietro la nuca provoca in lui  degli  scompensi molto dolorosi e movimenti bruschi o inaspettati sono motivo  di molestia.
Lui  dorme  con me, nella stessa stanza, ed ora riesco a interpretare certi suoi movimenti: il battere ritmato dei piedi contro la culla per dimostrare la  sua  gioia; il battere del palmo rovesciato della mano sulla bocca, per indicare  che  il  cibo  gli  piace  molto;  il  rigirarsi  nella culla per raggiungere  qualche  oggetto di suo interesse; lo scuotere della sua testa per  mostrare  la  sua  felicitá  quando  ascolta le canzoni dello Zecchino d'oro...  E'  tutta  una  scoperta la giornata insieme a lui! Siamo proprio felici di averlo con noi!
Oggi  siamo  riusciti  finalmente  a  fare  gli  esami medici richiesti dal nuerologo.   Aspettiamo   i   risultati   per  capire  che  possibilitá  di miglioramento  per  la  sua  vita. Ma, in tutti i modi, la sua vita é bella perché  lui é sempre contento! Sono parametri difficili da spiegare, per un
bimbo dato per spacciato dai medici e abbandonato dalla propria mamma, ma é proprio questa la realtá che viviamo insieme a lui.
 
Sul  fronte  delle casette, mi sono venuti in mente alcuni numeri, stasera, mentre  lavavo i piatti, e cosí ho pensato di condividerli, tanto per farsi un'idea di come va avanti il nostro sogno:
      -         2000 borse di cemento
      -         27 bagni completi di accessori, per questa nuova fase
      -         2000 mq di mattonelle,
      -         60 mila mattoni
      -         7 tonnellate di ferro da costruzione
      -         sabbia e pietre a non finire
      -         1200 metri di tubature
      -         non so quanti metri di fili per impianti elettrici...
 
Possono  sembrare  numeri  freddi,  ma  significano  protezione  per  tante famiglie provate dalla vita, e rappresentano anche il frutto di un'amicizia concreta  che  ci  lega con tanti a distanza, fatta di generositá, impegno, sacrificio, fantasia e volontá di bene.
 
Ci  ringraziamo  proprio tutti per il dono di questa esperienza che viviamo qui e lí con tanta normalitá.
 
 

Io sono come il piccolo David.

aristide (01/09/2008 - 23:22)

Casa de los Niños, una delle piú belle casette del mondo! 28 agosto 2008
 
David é arrivato alla nostra casetta da appena due giorni. Compirá 4 anni il 23 dicembre. La sua mamma, che fa un brutto mestiere, l’ha abbandonato in ospedale perché é un bimbo “psi”, che vuol dire, con un danno cerebrale irreversibile. La sua testina pesa oltre 10 chili, su un corpo che non raggiunge i 20. Idrocele, credo che cosí si chiami in italiano la sua malattia. I medici che ce lo hanno affidato, perché nessun centro aveva posto per accoglierlo in questo momento, gli danno pochissime speranze di vita. Ma come é abitudine nostra, rispettiamo i medici, e ce ne freghiamo olimpicamente dei pronostici.
David é un nostro bimbo, da sempre. La sua vita sará raccolta  in ogni attimo eterno di coccole che sapremo condividere con lui, come tanti ci hanno giá scritto. E vi assicuriamo che non andrá in nessun altro centro certamente piú specializzato del nostro. Rimarrá qui perché cosí lo ha deciso il plenum dell’assemblea dei bimbi della nostra casetta. Infatti, ieri, alla nostra domanda:
“Tu vuoi che David rimanga a vivere con noi?”
Evita, la jefa della casa ha risposto: “Ma certo! E che si compia quanto io ho stabilito!”
María René, miss capriccio numero uno, ha risposto: “Allora: bien!”
Sebastián, che di contrario non ha proprio niente, ed é sempre d’accordo con tutto, soprattutto con Evita, ha ribadito: “D’accordo, mi jefa!”
Jhonatan, pur con la sua faccia burbera da eterno scontroso, ha gridato: “Sí. Hip, hip, hurra”!
E finalmente, il piccolo Manuel, che quando vuole, riesce a farsi intendere, ha battuto le sue manine in segno di acconsentimento.
Detto fatto, David é il nostro nuovo fratellino. Evviva!
I bimbi dicono che é una sorellina perché ha il visino dolce come una bimba.... Abbiamo un piccolo problema al mattino perché, appena svegli, i bimbi corrono a svegliare David per chiedergli se ha dormito bene, se andrá a scuola pure lui, quando verrá la sua mamma a visitarlo, eccetera...
 
Io sono sempre stato convinto che David “é nostro”. Quanti erano presenti al mio congedo, in novembre dell’anno scorso, a Roteglia, ricorderanno quanto dissi sul mio desiderio di poter condividere la nostra casetta con bambini gravemente ammalati...
David puó mangiare solo cose liquide o latte, non parlerá mai, non camminerá mai, rimarrá legato alla sua culla e alle cure di quanti avranno la fortuna di volergli bene... La sua vita dipenderá dall’amore altrui. Ma lui sa ricambiare con il centuplo in sorrisi o con lo slancio delle manine rivolte verso il cielo...
 
... stasera, ho avuto il tempo di giocare con tutti i bimbi, da solo con loro, dopo cena, invece del consueto video pre-nanna. I bimbi sono sempre felicissimi di terminare la giornata nella stanza “de los colchones”, la stanza giochi dei materassi, dipinta su di sopra da Betty, Pino e... Antonio...
 
E’ stato durante questa oretta di gioco insieme che mi sono reso conto quanto posso imparare e quanto sono simile al piccolo David.
Nella stanza dei materassini, i bimbi si liberano, e sguazzano contenti come pesci nell’acqua. Persino Manuelito, con le sue gambine di gesso, riesce a trascinarsi felice da un angolo all’altro, facendo il verso della tigre feroce.
Quando ho portato su, per ultimo, David, e l’ho appoggiato delicatamente su un materassino in disparte, vicino a me, gli altri bimbi si sono avvicinati e hanno chiesto come mai lui non sgattonava come loro... “Perché é ammalato e non puó muoversi bene come voi”, ho risposto con semplicitá. Allora, tutti si sono dati da fare per portagli cuscini, giocattoli e quanto avevano sottomano, riempiendolo di bacini sul suo volto bianco. E poi hanno continuato a giocare sotto la mia sorveglianza.
A un certo punto, David si é girato da solo, appoggiandosi sulle ginocchia e sul palmo delle mani e ha iniziato a muoversi per la stanza, trascinando come un fardello impossibile la sua testina riversa con la fronte a terra. Ed é andato lui stesso a cercarsi i giochi sparsi per la stanza, e a stringerseli al petto, con le poche forze che ha. Quando gli altri bimbi se ne sono accorti, hanno iniziato a urlare di gioia, mentre io mi commuovevo dentro di me e lo lasciavo fare a piacere, senza aiutarlo. E sono venuti tutti a subissarlo di abbracci. Uno sforzo sovraumano, immagino, con quella testa enorme piegata all’ingiú che verrebbe voglia di trapanare affinché una volta per tutte esca il liquido che l’opprime... Ma allo stesso tempo, la gioia della contemplazione della vita, della testardaggine (mai parola sembrerebbe piú appropriata) che fa capaci di andare avanti e di superare gli ostacoli piú difficili.
Dopo la sua quasi-scorribanda, David é tornato da me a farsi coccolare, e io l’ho baciato con tenerezza sulla fronte... E i suoi occhi luccicavano di gioia come i miei...
 
“ció che é profondamente bello, vero e  buono si vede solo con gli occhi del cuore...”
 
David mi ha insegnato tanto, stasera.
Lui é stato abbandonato dalla sua famiglia. Lui é un bimbo da scansare perché troppo difficile da controllare, con la sua malattia irreversibile. Lui non ce la potrá fare da solo.
Ma lui stasera si é alzato sulle sue ginocchia e ha cominciato testardamente a trascinarsi per il pavimento, con una fatica impossibile, e ha raggiunto i suoi giocattoli, il suo obiettivo. E gli altri piccoli che erano accanto a lui, e se ne sono accorti, gli sono andati incontro ad abbracciarlo, felici.
 
Ho pensato, al vederlo, che tante volte nella vita cercano di lasciarci soli... Ma la nostra vita é per questi bimbi, capricciosi e belli; é per queste famiglie ubriacone e povere; é per tante situazioni di dolore che il mio/nostro cuore é capace di accogliere.
 
Come David, noi non giudicheremo nessuno e non ci chiederemo il perché di tante cose assurde che vediamo attorno a noi e continueremo a trascinare la nostra testa dura per terra finché non avremo raggiunto il nostro obiettivo, che é quello stesso di Gesú: “Beati voi poveri, perché vostra é questa cittadella!” “Venite a noi, voi tutti che siete ammalati, sporchi, poveri, ubriaconi e soli perché vostro é questo arcobaleno sotto cui rinfrancare il cuore!”
 
E poi, non ci sentiamo soli perché, come il piccolo David, c’é un cuore di una famiiglia grande che batte e che dá vita con il sangue del sacrificio e dell’impegno personale, oltre al calore di una amicizia senza confini e senza interesse alcuno.
 
Ari e David continueranno a trascinare con testardaggine la loro vita per terra, in silenzio, ma con il cuore pieno di gioia per ogni piccolo traguardo raggiunto.
 
E non giudicheremo mai nessuno, e non scrivermo piú a nessuno perché abbiamo solo il tempo di giocare con i nostri bimbi e di imparare pure da loro.
 
Grazie, David, per essere arrivato giusto a tempo per insegnarmi/ci a non essere solo/i.
 
Stasera ho imparato un’altra cosa, che magari potrá sembrare troppo dura e troppo sognatrice.
La vita di David sará breve ma concluderá il giorno in cui apparirá la sua mamma, qui, e gli dará un bacio col cuore sulla sua fronte bianca. Quel giorno, il piccolo David chiuderá gli occhi e un dolce sorriso sigillerá per sempre il suo splendido volto...

26 marzo

aristide (26/03/2007 - 00:44)

Ciao!
Alcune notizie di casa...
Oggi ho comprato 200 pannolini, 450 salviette profumate, 100 rotoli di carta igienica, vari chili di detersivo per lavatrice, 3 chili di detergente per i bagni, vari secchi per le immondizie, e non ricordo bene il resto..., oltre alla torta per il compleanno di Gabriel. I vasini li avevo comprato alcuni giorni fa... Forse dovremmo cercare uno sponsor....

Mi sembra che la casa cominci a prendere un certo "corpo". In realtá, sono i bambini che danno corpo a questa casa. Sarebbe bello poter riprendere i movimenti, gli sguardi, gli atteggiamenti, le manie, di ognuno di loro ora che pure noi impariamo a riconoscerli.

Juan Manuel ha poco piú di un anno, ma sembra un fuscello da quanto é piccolo e debole. Ieri gli abbiamo tolto il gesso dalle sue gambine per portarlo dal dottore. In maggio si opererá ad entrambe i piedini per poter camminare, un giorno. Ha un carattere pacifico. Sta tutto il giorno seduto sul materassino, nel salotto, giocando da solo con qualsiasi cosa gli si metta sotto le mani. Il suo giocattolo preferito é il camioncino che ci ha regalato Neco, il figlio di Massimo e Adelaide, prima di partire per l'Italia. Sorride come un matto ma si arrabbia se gli si porta via qualcosa dalle sue manine. Solo il biberon non é capace di tener stretto tra i suoi ditini. Piange quando é sporco, ma la sua vocina é cosí debole che pare un lamento preso a prestito da alcune della pagine delle foreste del "Signore degli Anelli". La sua mamma é giá venuta due volte a trovarlo. Sembra uno spaghetto cotto da una settimana, tanto é magra e consumata. Non dice una
parola di spagnolo, ma é felice di vedere il suo piccolo cosí arzillo e pimpante.

Johan Sebastian (Bastian, lo chiama María René) compirá 3 anni in giugno. E' sdentato che fa paura, ma mangia come un lupetto. Sta imparando a dire le sue prime parole ripetendo quello che ascolta da María René. Cammina tutto
traballante, ma dorme già in un letto grande perché ha paura della culla. Quando va a dormire vuole sempre qualcuno con lui, per alcuni minuti, per sicurezza. Tutto il giorno si diverte scarrozzando su una specie di auto senza pedali che hanno regalato tempo fa a María René. Sorride tanto pure lui, ma non c'è verso di farlo sedere sul vasino: sono pianti inconsolabili. Ha la diarrea quasi costante per cui si capisce l'acquisto abbondante di pannolini, ma il dottore dice di non preoccuparsi (forse il dottore è padrone della ditta che fabbrica i pannolini). E' continuamente soffocato dalle smancerie amorose (o fraterne, non saprei) di María René, per cui ogni tanto siamo costretti a dividerli, come fa l'arbitro nei duelli boxistici.

La mamma è venuta una volta a visitarlo ed è contenta che sia qui. Ci chiama, comunque, spesso per telefono per sapere come sta il bimbo. Isabel continua tranquilla in ospedale. Pesa già più di 10 chili e mezzo, e le sue scottature stanno sparendo. Anche i suoi capelli cominciano a cambiare colore e a infittirsi (segni della denutrizione che ha  offerto
per tanto tempo). Ha il suo caratterino pure lei. Se vuole qualcosa si fa capire a suon di pianti e strilli. I medici sono contenti del suo ricupero e presto tornerà a casa, da noi.

María René fa da padrona di casa. Grassa come un porcellino, vuole essere sempre lei al centro dell'attenzione. Ma è sempre bravina: rispetta gli orari, va al bagno regolarmente e quando fa qualcosa di buono, grida forte: "Bavo, bavo (bravo, bravo!)!". E' la nostra preferita, non possiamo negarlo, perché il suo carattere accalappia le simpatie di tutti. Certo, se si accorge che abbiamo un occhio speciale per gli altri bambini, subito corre a farsi coccolare. Ma poi, nei momenti tranquilli, è lei che gioca con Juan Manuel e che spinge l'auto di Bastian.

Di notte sono bravini. Si dorme un po' meno, ma nel fondo bisogna essere soddisfatti perché tutti e tre stanno alle regole di questa nuova casa. Ora abbiamo sistemato i lettini in un angolo ampio del corridoio del secondo piano, diviso con tende grosse, per evitare la luce e le correnti d'aria. Io sono caduto dalle scale, l'altra notte, e ho preso una bella botta sulla schiena e faccio un po' di fatica quando devo tossire, ma il dottore dice che tra due settimane passerà tutto.

Che bella la nostra vita, vero?
Un abbraccio forte dai bimbi che sono su che dormono, spero..., o forse staranno giocando a briscola nella sala giochi...

un giorno bello

aristide (12/03/2007 - 00:52)

Nei giorni scorsi pensavo alla necessitá di avere qualche amichetta in casa sia per giocare, sia per condividere il suo tempo e la sua amicizia con Anaí, la sorella maggiore di María René. Lei ha 9 anni, é bravina, ma qui a casa ci sono soprattutto maschietti, o meglio, maschiacci, a parte la sua sorellina e la sua mamma.
Oggi sono stato esaudito. E' arrivata, infatti, Ramona! Dopo 9 mesi é rientrata da noi. Dopo 9 mesi di brutte esperienze che speriamo non segnino per sempre la sua vita, i responsabili della sua tribú (gli yuquis) hanno voluto che tornasse da noi per tirarla fuori dal brutto giro a cui l'aveva costretta la sua mamma. Sono passati 9 mesi da quando ci era stata
strappata via. Guarda caso, da alcuni giorni avevo ritirato fuori e messa sul tavolino da notte la foto del suo fratellino Luciano...

Sono proprio contento che sia tornata.... Alcune ora prima ci avevano avvisati e ci avevano chiesto se eravamo disposti a tenerla con noi, visto che la giudice del posto non voleva rimandarla presso i suoi. E noi subito abbiamo detto di sí. Ed ora Ramona é su in stanza che si lava (si sgrassa!), poi si cambierá e andrá a dormire. Appena arrivata le abbiamo fatto festa e di nuovo -"guarda caso"- avevamo un bel un pezzo di torta avanzato dal compleanno-sorpresa di Adelaide, l'amica di Sassuolo che é venuta ad adottare un bambino. Ramona se ne era andata l'anno scorso dalla nostra
casa proprio alcuni giorni prima del suo compleanno, a cui teneva tanto...
Domani le faremo avere pure il regalo (non sará difficile la scelta visto che é venuta di corsa, senza niente).
Durante la cena, Anaí era felicissima, e parlava come non é solita fare. E poi si é messa a mostrare la casa nuova a Ramona, a raccontarle delle cose che le piacciono, della musica, dei vestiti, dei cibi, eccetera... Uno spettacolo di dolcezza da ammirare sotto sotto con simpatia...
Nessuno, tranne la giudice, sa che Ramona é da noi... Meglio cosí...

Ma non é finita: domani arriverá a casa anche Juan Manuel. Non l'abbiamo ancora presentato perché é da poco che lo conosciamo, da quando abbiamo portato Isabel/Eva al centro per bambini denutriti. L'ospedale ci ha
chiesto il favore di tenerlo per alcuni mesi. Lui ha poco piú di un anno e le sue gambe soffrono di una grave malformazione: per questo le ha completamente ingessate. Tra alcuni mesi dovrá subire una delicata operazione che
dovrebbe risolvere il suo problema di salute. Intanto rimane da noi perché la sua mamma non puó tenerlo.
E' un bambino molto bello e dolce. Sempre sdraiato sul suo lettino, non l'abbiamo mai sentito piangere. Come dice bene qualcuno che se ne intende: i bambini che soffrono difficilmente fanno capricci, e sopportano le
difficoltá con tanta fortezza. Domattina andremo a comprare una culla, come quella di MRené e vedremo dove sistemarlo. Purtroppo le stanze attuali sono belline, ma troppo piccole e non ci stanno due lettini, a meno che non
siano letti a castello, ma non credo sia conveniente che inventiamo "culle a castello"!

E cosí la nostra casa si popola piano piano, con tutto quello che il cielo ci riserva, non solo pioggia...

A dire il vero, vorremmo conoscere la nuova casa, quella delle suore, visto che ieri sera loro si sono trasferite definitivamente, ma per adesso non ci hanno dato le chiavi perché vogliono finire di pulirla per bene...

Mercoledí dovremo vedere il caso di Sebastian, che non é potuto venire da noi perché il papá, senza permesso regolare, se l'é portato via dall'ospedale in cui era ricoverato. Abbiamo parlato spesso con il papá in queste sere . Pure lui é ammalato e la sua testa non é proprio a posto...
Siamo preoccupati perché il bambino ha la febbre e non sta prendendo le medicine per fronteggiare l'AIDS... Mercoledí, ci ha promesso il papá, lo porteremo a fare una visita medica... Ieri sera sono stato a trovare il papá e ho
portato con me MRené. Tutta una strategia... Quando ha visto MRené, in forma e simpatica come sempre, il papá di Sebastian -prima sempre molto riservato e restío con me- si é stupito e mi ha chiesto immediatamente se eravamo
disposti a curare il suo figlioletto...
Buon segno!

Certe cose tirano su, vero?

Ciao!!!
Ari