Luglio 2007

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il compleanno di Zaidita

aristide (12/07/2007 - 22:46)

Oggi siamo stati a Vacas, il paesino di Evita, perché era il compleanno di Zaidita, la bimba ammalata al cuore. Siamo andati nel pomeriggio, con i bambini, meno JManuel. Durante le due ore di viaggio, Evita non ha aperto bocca. Quando siamo arrivati, non voleva salutare nessuno. Tutti erano meravigliati al vederla cosí cambiata e in salute. Poi sono state chiamate la nonna e la zia. Neppure loro, Evita voleva salutare. L'ho dovuta convincere ad avvicinarle e a dare un bacino... La nonna voleva che Evita ritornasse a casa perché i vicini l'accusano di averla abbandonata. "Neanche per sogno", ho detto io. Evita rimane da noi! Quando verrá suo padre, vedremo con lui come meglio fare. Evita non ne vuole sapere di ritornare al suo paese, figuriamoci!
Prima di ripartire, Suor Cherubina che ha sempre "regali speciali" da farci, questa volta ci ha fatto veramente dei regali. Proprio in questi giorni, con tante colonie dei bambini, avevamo finito lo schampo, il sapone e i detersivi vari e lei ce ne ha regalati una scatola di ognuno. Non
avevamo più patate e così ce ha dati due sacchi. Erano finite le lenticchie, e allora ne è arrivata una borsa. Non avevamo più sale in casa (strano, non succede mai) e la suora ce ne ha regalati 20 chili. E poi un sacco di cose ancora: zucchero, quinoa, fave, piselli, grano, bevande, ecc. Un vero ben di Dio. Eravamo andati per festeggiare un compleanno e siamo ritornati carichi di regali.
Al ritorno, nonostante fosse tardi, siamo passati all'ospedale a trovare la mamma di Maria Renè, che è stata operata ieri all'intestino. Cammina già, ma ha vari dolori che la tengono in preoccupazione. Non abbiamo parlato con i medici per cui non sappiamo bene come sarà l'evolversi dell'operazione. E' commovente vedere Marìa Renè che da sotto la finestra della mamma la saluta e le manda bacini, e l'invita a riposare. Stasera le offriva fiori gialli che crescono in un'aiuola proprio sotto la finestra. E poi vedendo un tubo coperto con un cerotto che le esce dal naso, diceva triste che la mamma ha la bua sul nasino...
Si impara tanto dai bimbi in questo periodo. Evita, in macchina, al ritorno, tutta contenta e con la sua solita parlantina ritrovata, faceva notare che Sebastian e Marìa R. non hanno imparato ancora a condividere perchè continuamente dicono: "Questo è mio, questo è mio!". Sono tutti dei tesori preziosi che il cielo ci ha regalato.
JManuel sta un po' meglio e speriamo che si riprenda completamente se no tra un po' sparisce, tanto è magrino... Di lui devo ricordare che adesso, ogni volta che scendiamo dal secondo piano, dove ci sono le stanze da letto e passiamo davanti alla stanza dipinta, lui si aggrappa alla porta di uscita e indica, con tutte le forze che ha, che vuol andare a giocare nella stanzetta dei bimbi. Non dice una parola, ma si fa capire benissimo!
Adesso vado a letto. Il latte l'ho già preso. Speriamo che i bimbi facciano i bravi stanotte. Con il sonno che ho, credo che non li sentirei...
Ciao, ciao! Poi mando le foto di oggi. C'é anche la foto dell'asino famoso...

la vita qui (e sono convinto che é cosí da tutte le parti!) é solamente condividere

aristide (10/12/2006 - 12:34)

Ciao! Stasera pensavo che la vita qui (e sono convinto che é cosí da tutte le parti!) é solamente condividere. Tornavo dall'ospedale dove Remi é ricoverato di nuovo da alcuni giorni. Lui sará sempre un bambino molto debole, come Mariano. E' pure molto triste quando non sta con noi... Non si sa bene cos'abbia, questa volta. Fuori dall'ospedale c'erano i genitori con gli altri due fratellini. Abbiamo parlato un po' e poi mi sono accorto che la sorella non sta bene cosí ho chiamato subito per cellulare la dottoressa per vedere cosa fare. E lí bisogna usare il tempo, quel poco tempo che abbiamo visto che MRené ha degli orari molto rigidi e non si puó affidare a qualsiasi persona. Ma sono rimasto lí finché non abbiamo fatto tutti gli esami possibili, scocciando tutti i dottori possibili. Ha gli stessi sintomi di tutti gli altri bambini ammalati di tubercolosi, ma se non si interviene subito... Poco prima mi ero incontrato con il dottore che vive per periodi nella tribú degli Yuqui. Era disperato, disilluso perché non vede nessun miglioramento lá. E poi non lo pagano da alcuni mesi cosí non puó nemmeno andare a fare il suo lavoro. E ho dovuto dargli dei soldi io, immaginiamoci...
Avevo lasciato i 5 fratellini (di Edson) a casa a guardare un video pensando di tornare presto. Ma era giá di notte quando sono rientrato cosí ho preparato anche la cena per loro visto che non dicono mai di no a niente e a casa loro di sera trovano solo té con pane. E alla fine ho chiesto loro di scrivere su un foglio che regalo desiderano per il prossimo Natale, cosí magari possiamo aiutarli a realizzare qualche loro sogno. Piú tardi leggeró quanto scritto su quei bigliettini. Poi é arrivato pure Antonio, che era fuori ad aiutare alcuni suoi amici, ma ha avuto un attacco di epilessia molto forte e voleva arrampicarsi sulla porta a vetri della cucina... María René si é messa a piangere quando l'ha visto cosí strano... Anche lei era agitata perché eravamo fuori orario con tutto, ma poi ha fatto la bravina e si é addormentata tranquilla.
Ora in casa c'é silenzio e scrivo quello che penso: che sono fortunato a poter condividere la vita di tanti, soprattutto piccoli, ma che si soffre tanto e tante volte non si puó fare niente. Non si tratta di aiutare, si tratta di stare lí, di farsi prendere il cuore dal dolore degli altri, dalle gioie degli altri, dai desideri degli altri, dalle disillusioni degli altri. Siamo fortunati ad avere un cuore che ancora puó palpitare....

ogni volta che devo aiutare qualcuna delle nostre famiglie a fare trasloco mi piange il cuore

aristide (15/11/2006 - 14:49)

... ogni volta che devo aiutare qualcuna delle nostre famiglie a fare trasloco mi piange il cuore, dentro, anche se nessuno lo vede. Noi abbiamo tutto... Loro non hanno quasi niente... Non c'è un limite alla povertà che è continuamente sotto i miei occhi... E siamo nell'anno 2006 dell'era cristiana! Quando arrivo alla casa di qualcuno dei nostri e mi azzardo a chiedere ai bimbi: "Cosa avete mangiato oggi?" E sento la risposta, quasi serena: "Niente perché non avevamo niente da cucinare"..., mi sembra impossibile... Ieri sera è venuta Antonietta con la sua sorellina Marcela a chiedere viveri perché da tempo il datore di lavoro non paga il papà... Loro sono 6 figli piccoli e probabilmente sono abituati a mangiare quello che c'è, ma non credo che sia umanamente (e cristianamente!) possibile accettare questo... E' il senso della fraternità che manca. Non posso certo pensare di risolvere i problemi di tutti, ma neanche rimanere indifferente. La povertà qui è un po' nascosta ed è soprattutto velata dalla frustrazione e impotenza che vivono tante famiglie. Noi vorremmo dare speranza e offrire uno spazio di condivisione di tutto quello che abbiamo, poco o tanto che sia..., partendo sempre dal cuore...