5 x mille
La vigilia di Natale, l'Agenzia delle Entrate, ha accreditato sul conto corrente dell'Associazione ,l'importo relativo al 5 per mille 2006, e abbiamo subito costruito 3 case ... qualche settimana fa, sono stati resi noti gli importi del 5 per mille 2007 ... quasi 4 case ...
tutto questo è stato realizzato insieme a tutti voi!!! un GRAZIE di cuore da parte nostra e delle famiglie che ora abitano la Cittadella Arcobaleno
alleghiamo il volantino del 5 per mille 2009 con preghiera di farlo girare a più persone possibili...
il villaggio dal satellite
che meraviglia vedere quanto è stato realizzato in quasi tre anni con l'aiuto di tanti amici.

Ancora sulle case…
Continuo il discorso di ieri con qualche linea ancora a proposito di case.
Marcela è una delle ragazze della Comunità che da più tempo lavora con noi. Non solo lavora, visto che è assistente sociale e con la sua professione ce n’ha da fare qui da noi, ma soprattutto fin dall’inizio aderisce pienamente con la sua vita alla storia dei nostri bimbi, delle nostre casette e del nostro villaggio. In questi ultimi mesi la sua famiglia ha vissuto una spiacevole disavventura di cui noi siamo partecipi. Riassumo un po’ la vicenda. Per motivi inspiegabili, un avvocato e un giudice corrotti sono riusciti ad impossessarsi “legalmente”! della casa in cui Marcela e la sua famiglia vivevano da sempre, nella periferia sud della città, al lato opposto di dove viviamo noi. Una casetta umile, ma era loro, in cui vivevano vari bimbi e i genitori anziani. Nel giro di poche ore tutti i membri sono stati trascinati fuori di casa da una schiera di poliziotti pagati e senza scupoli. E non si poteva fare niente: un’impotenza assoluta. Meno male che lì vicino c’erano alcuni ambienti in disuso e così hanno potuto trasferirsi temporaneamente in stanze senza nè luce nè acqua, appoggiati dall’affetto dei vicini, pure loro increduli davanti a tale assurdità legale.
Quando l’abbiamo saputo, pure noi abbiamo cercato di darci da fare. Siamo andati da avvocati e da giudici più puliti; siamo andati dalla polizia; abbiamo elevato un muro di protezione per poter difendere il diritto della famiglia, ma non c’è stato quasi niente da fare. A quel punto abbiamo offerto una delle nuove casette del nostro villaggio, pulita a lucido dai nostri bimbi e ragazzi. Ma questa ci sembrava una soluzione che non risolveva la evidente ingiustizia di cui era vittima la famiglia di Marcela. Basta immaginare l’assurdità di questa faccenda: vivi da 50 anni nella tua casa e improvvisamente devi sloggiare perché qualche malvivente ne ha preso possesso legale.
La mattina prima del ferragosto ci hanno avvisati che era arrivata una ruspa per demolire la casa e il muro di protezione da noi costruito. La mamma di Marcela chiama per telefono disperata: “Cosa possiamo fare? Hanno distrutto tutto: dateci una mano!”. Ma come?
A quel punto prendiamo una decisione: andiamo a metterci davanti alla casa con tutti i bimbi del villaggio, che sono compagni di scuola dei nipotini di Marcela, per protestare pubblicamente contro questa ingiustizia. Chiamiamo la televisione, che ci conosce, e denunciamo questo misfatto. E vedremo se la polizia viene a mandarci via. Andiamo a protestare in modo pacifico ma deciso! Nessuno ci fermerà. Non può mica sempre vincere il male sul bene! Questo è il nostro motto: il bene deve trionfare sull’ingiustizia.
Quello stesso giorno è in visita da noi un sacerdote che lavora a Roma, come responsabile mondiale dei gruppi dell’infanzia missionaria (e dei giovani). Lo coinvolgiamo e lo invitiamo a celebrare messa in strada, davanti alla casa, e ce ne sbafiamo della polizia che potrà venire a darci fastidio. Lui ci dice che lo farà volentieri: ci confessa che queste cose le ha viste solo nei documentari sul Brasile!
E’ mezzogiorno. Facciamo uscire in anticipo i bimbi da scuola. Le nostre mamme porteranno il pranzo che hanno preparato, come ogni giorno, sul luogo dove ci stiamo trasferendo, con una gazzarra incredibile, nei taxi ricolmi dei nostri piccoli.
Per i bimbi si tratta di un’avventura piacevolissima che chiedono poter ripetere anche nei giorni successivi!
Arriviamo sul posto e la polizia se ne è andata perché i vicini si sono dati da fare nel difendere la proprietà. Loro stessi ci accolgono con tanto calore e simpatia, offrendo bibite fresche. Ci installiamo con tende in mezzo alla strada e aspettiamo la televisione e le mosse della polizia. I bimbi, intanto, vanno a giocare con le loro maestre in un parco lì vicino. Dopo poco arrivano le nostre mamme e si improvvisa il pranzo. Prepariamo per la messa e spieghiamo ai bimbi il senso della nostra protesta. Loro capiscono subito che non si tratta di far guerra a nessuno, ma che è necessario opporsi con modi non violenti contro chi vuol far prevalere il male sul bene, l’ingiustizia sulla verità.
E’ molto emozionante la messa celebrata in strada con immagini tipiche della fede popolare di qui, in presenza di bimbi, di vicini e di persone vittime della corruzione pubblica. Siamo tutti uniti a cercare una soluzione di bene, sotto il segno della nostra casetta che vuole essere una casetta di pace, protetta dall’arcobaleno dell’amore. Difatti la scuola del nostro villaggio si chiama proprio “Arcobaleno di Pace”. E i nostri bimbi devono essere educati alla pace, alla verità e alla giustizia. Il sacerdote è italiano ma riesce a spiegarsi benissimo. Prima della fine della messa, arriva pure la televisione. Parliamo a ruota libera, in dialogo con i bimbi che sanno spiegare bene il senso del nostro stare lì. Si vedrà poi in televisione l’immagine del piccolo Edson con le mani giunte, in prima fila.
E davanti alla televisione i bimbi fanno una promessa: quella casa che gente malvagia ha distrutto con ruspe in pochi minuti, noi la ricostruiremo in tre giorni, proprio durante i tre giorni che dura la festa di ferragosto qui da noi, approfittando che la polizia e gli avvocati saranno occupati, come tutti, nella festa da qualche altra parte. Vediamo un poliziotto passare di là per venire a filmarci, come per spaventarci, ma non ci fa paura. Ogni bimbo prende in mano un mattone e andiamo insieme a metterli sul posto dove ricostruiremo la casa distrutta. E il sacerdote benedice i bimbi e i mattoni. Si tratta di un gesto sacro e serio. In tre giorni ricostruiremo quella casa! Noi lo vogliamo e siamo sicuri che anche Dio lo vuole!
Chiamiamo infatti tutti i muratori che lavorano nel nostro villaggio e ci mettiamo subito all’opera: un camion di sabbia, uno di cemento, un altro di mattoni e ferro. L’acqua è lì sul posto. Sgombriamo le macerie e diamo il via alla ricostruzione. Proprio nel momento in cui la televisione fa le riprese, arrivano pure i nostri bimbi dell’altipiano, che avevamo invitato a passare alcuni giorni da noi durante le vacanze di ferragosto. Arrivano con i loro vestitini colorati, i loro berretti a punta e le loro faccine arrostite dal sole. Arrivano sul camioncino di Emilio, insieme al cemento. Vengono a darci man forte. I signori della tele non si raccapezzano più con tanto guazzabuglio ma stanno al nostro gioco.
E’ la forza dell’innocenza che ci spinge ad andare contro decisioni assurde e ci fa credere che prima o poi il bene deve trionfare.
A sera, i bimbi rientrano al villaggio, felici della loro avventura. Con alcuni adulti rimaniamo sino a tardi, per seguire i lavori e per pregare, lì per strada, e per incoraggiare i vicini e i familiari di Marcela. Fino a notte si lavorerà nei prossimi giorni.
La polizia non interviene. Vengono, sì, dal Comune per dirci di interrompere i lavori, ma noi ce ne freghiamo.
Dopo tre giorni, le pareti della casetta sono tutte in piedi di nuovo, e pure il tetto. L’avevamo detto e l’abbiamo fatto. Ciò che il male distrugge, il bene lo può ricostruire, se lo si fa insieme, credendoci.
La famiglia di Marcela è ritornata in possesso della propria casa grazia alla forza e all’innocenza dei nostri bimbi. Son passati 15 giorni e gli avvocati e giudici tacciono, la polizia non si è fatta viva.
Le prossime mosse non le sappiamo, ma l’abbiamo detto e promesso ai nostri bimbi. Se qualcuno distrugge la casa, noi andiamo a ricostruirla perché crediamo che è giusto così, e la nostra unica forza è quella della verità e del bene, quella dei sogni pazzi realizzati!
Dalla finestra magica…
I problemi sono tanti e sono tanti gli imprevisti che tutto sembra concentrarsi solo in quelli. E la vita si trasforma in peso difficile da sopportare. Certo, la realtà è quella che è e non si può certo far finta di niente e vivere nella spensieratezza. Quando i vicini ti minacciano insinuando che verranno a buttar giù le casette costruite con fatica e sforzo da parte di tutti noi con l’unico scopo di aiutare famiglie che non hanno niente, solo per il piacere sadico di vedere i poveri sguazzare nel fango della loro miseria.
Quando ti mandano una lettera intimidatoria dove dicono che devi chiudere le porte di casa tua perché la gente che vive lì con te puzza. Quando ti ridono in faccia perché fai “delle buone azioni”. Quando si burlano di te perché vai contro le regole e osi difendere i poveri. Quando usano la menzogna per catturare interessi di parte. E per giunta, non dormi tutta la notte per vegliare un bimbo piccolo che piange sconsolato.
Quando piove a dirotto giorno e notte e i lavori vanno a rilento, e non si asciugano i mille panni stesi, e i bimbi non possono giocare liberamente, correndo piuttosto il rischio di ammalarsi. Quando non hai tempo neanche per farti una doccia salutare e riordinare le idee.
Quando vai all'ospedale con 4 bimbi piccoli alla volta e i poliziotti di turno se ne approfittano di una tua svista per portarti via la macchina fotografica che hai nello zainetto...
Quando, quando, quando.... e si potrebbe continuare a lamentarsi a lungo....
Ma ieri ho fatto una passeggiatina in giardino, al mattino presto, appena smesso di piovere. E mi sono accorto di una aiuola piena di fiori davanti a una delle nostre case. Non l’avevo vista prima, anche se di lì passo tutte le mattine. Nessuno li ha trapiantati o seminati. Sono spuntati da soli, dai semi dei fiori secchi caduti durante l’inverno scorso. Spuntano come una macchia di vita in mezzo al verde forte dell’erba bagnata.
Quei fiori umili e testardi mi hanno fatto dimenticare le magagne che soffro con i vicini e tanti altri assurdi atteggiamenti contro cui cozzo giorno dopo giorno.
In mezzo a quei fiori giocano i bimbi e qualcuno ha scattato loro una foto. Così mi sono ricordato della finestra magica della nostra casetta da cui si vede la realtà e si vedono i sogni realizzati a cui va dietro la nostra testardaggine. Tutto sotto l’arcobaleno di pace del nostro villaggio pazzerello.
La vita vince sempre, i fiori spuntano lo stesso, i bimbi corrono felici e si scambiano giocattoli e dolcetti, e qui tutti salutano con affetto. E spunteranno pure altre case e intanto stiamo mettendo su i cartelli con i nomi delle stradette: via della solidarietà, via dell’amicizia, parco della pace...; e agli stipiti delle porte il numero di casa con il nome della famiglia. Ci aiuta una mamma appena uscita dal carcere che così, con il suo bel lavoretto, si guadagna qualcosa per dar da mangiare ai suoi 5 figli.
E’ in arrivo un’altra settimana e probabilmente alle sue porte busseranno altri problemi e difficoltà. Ma speriamo di avere gli occhi aperti e di non farci sfuggire ciò che di bello e puro spunta gratuitamente attorno.

... ed i lavori procedono






sono foto ma c'é dietro tanta vita e ci sono sotto tanti sogni che abbiamo fatto nostri insieme!
foto delle casette


ora mando le foto ultime delle casette. Che belle!!!! Vero?


le prime 2 famiglie
Ciao e buona settimana a tutti!
Visto che belle le casette con le tendine!
Ari abbraccia tutti insieme ai bimbi e agli amici di Toano e Castelnuovo



Stasera sono andato di nuovo a vedere le casette
Stasera, alle 7, sono andato di nuovo a vedere le casette. Non lo faccio spesso, da un lato perché non ho molto tempo, e dall’altro perché ho un certo timore.
Dopo una ennesima giornata di piogge, sono andato piano piano fino alle prime casette, che sono quelle piú lontane dal nostro centro e che rimangono un po’ nascoste.
Improvvisamente mi sono trovato davanti le casette n. 1 e 2 giá dipinte e con i serramenti istallati!
Non posso negare che mi sono commosso.
Lo sapevo, perché mi era stato preannunciato, ma vederlo con i miei occhi, mi ha fatto piangere.
Io non sono facile alle lacrime, ma vedere che con lo sforzo di tanti, nonostante tanti contrattempi, nonostante la guerra che ci fanno tanti, cominciamo a vedere fiorire cose/case belle e definitive sul nostro terreno.
Si tratta di una grande gioia e di una grande commozione che volevo subito condividere con chi da lontano non ci fa certo la guerra ma continua a credere e a sognare con noi un futuro diverso per tanti bimbi e tante famiglie, magari conosciuti solo di nome, e ci dá una mano sul serio a rendere concreto e possibile questo sogno.
Grazie di cuore per avermi regalato questa commozione!
Dimenticavo di dire che stanotte la prima famiglia, quella dei nostri amici piú poveri, che vengono dalle montagne di Potosí e non parlano neanche lo spagnolo, i nostri del racconto del buon samaritano, é andata a dormire nella propria casetta. E’ la prima volta!
Forse sono andati per provare l’emozione della prima volta, di sentire che hanno qualcosa di proprio, forse perché hanno paura che gliela portino via, forse per provare finalmente un po’ di sicurezza e protezione, ma sta di fatto che sono lá sotto il loro tetto, magari sdraiati per terra, ma sono lá.
Nei prossimi giorni toccherá pure alla mamma di Madelen e Rosita, con le due figliolette, e occuperanno la casetta n.2.
Grazie, grazie, grazie per questo regalo immenso anche per me!
Ari
ben arrivati!
Casa dei bambini, 04 gennaio 2008
Carissima Luciana, carissimo Gianni, carissima Grazia, carissime Lara e Martina!
Oggi siete partiti per rientrare a casa... Non credo che sia stato facile-anche se abbiamo cercato di non farci prendere dalle emozioni-, come non é facile per noi muoverci per la nostra casetta e non incrociare i vostri sguardi,il vostro agire libero e operoso come quello delle api in un alveare. E non é facile per i bimbi rinunciare alle coccole straordinarie di queste settimane,prima di dormire..., e rendersi conto che anche domani non sarete qui fisicamente...
C'é un velo di tristezza che opaca il nostro cuore, la nostra casa e il nostro giardino... E piú silenzio dentro...
Sono stati 20 giorni intensi, tirati, condizionati da tanti imprevisti,imposti dai programmi natalizi. Il tempo, piuttosto piovoso, ci ha accompagnati nei momenti piú importanti ed abbiamo potuto realizzare quasti tutti gli incontri e le attivitá previsti/e.
I bimbi dell' altipiano lasciano un'impressione di grande dignitá e tenerezza. Tutto lassú é maestoso, forse perché piú vicino al cielo, come dignitosa é la povertá di questi nostri amici. Ma oggi ? e questo per noi é motivo di grande gioia- sono partite le porte e le finestre delle nuove casette di Karpani e alla nostra colonia sono arrivati 10 bambini di lassú, con i loro vestitini colorati, i loro volti feriti dal sole e dal freddo, e i loro piedini piagati, specchio di sofferenze ataviche. Gli altri bimbi li hanno accolti con molto stupore, ma con grande simpatia, chiedendo con affetto sincero i loro nomi, e accompagnandoli ai loro letti che li aspettavano con tanto di materasso e lenzuola! Non parlano la stessa lingua, ma i bambini non hanno bisogno di interpreti per capirsi tra di loro.
I bimbi della foresta fanno piangere il cuore, purtroppo... La circostanza e il poco tempo a disposizione non ci hanno permesso di stare di piú con loro,per sentire le loro voci, per giocare insieme, per accarezzarli, per capirli e per renderci conto del loro reale stato di salute. Quasi tutti erano in fase di convalescenza dal morbillo e dalla varicella. Per questo motivo non abbiamo potuto portare nessuno a Cochabamba per la colonia, onde evitare rischi di contagio.
Sembrano bimbi senza futuro perché troppe amarezze, false promesse e surrogati di affetto contagiano il loro presente. Non sappiamo bene cosa fare di buono per loro perché non riusciamo a capirci con le loro famiglie... Oggi,peró, é venuto un papá, come ci aveva promesso, per far vedere dal medico il figlioletto di 5 anni che ha problemi al cuore.
L'idea di costruire un centro, qui sul nostro terreno, solo per i bambini yuqui, é tutta da maturare, ma qualche idea buona dobbiamo pur tirarla fuori per riuscire salvare questi piccoli.
Gli altri bambini, quelli che vivono qui in casa e quelli che la frequentano, sono ognuno un tesoro speciale, che ci riempie il cuore disoddisfazione e orgoglio, anche se non mancano le sofferenze. Questo pomeriggio, per esempio, sono venuti Edson e Joel per chiedere da mangiare visto che la mamma non era andata a lavorare e non era rimasto niente in casa. Meno male che nella nostra c'é sempre di piú..., e siamo vicini... Certo, che c'é tanto da fare per sostenere e accompagnare le famiglie dei bimbi, come ci siamo resi ben conto il primo dell'anno, quando siamo andati dalla polizia per tirare fuori dai pasticci due dei nostri genitori, arrivati a picchiarsi a sangue mentre i loro figlioletti erano abbandonati in casa. Un primo dell' anno segnato anche dall'incontro drammatico con María e Agustín, e i loro due bimbi piccoli, nei giardini della cittá, genitori pieni di colla e alcool, ma abbracciati a noi in cerca di una luce per un futuro che non sembra dare piú loro nessuna chance...
Il senso di questi giorni, vissuti bene insieme?
A me sembra di aver capito che questa casa respira con due polmoni: uno qui in Bolivia, sui campi di battaglia, ed uno sul versante del Secchia. E non ci sono piú distanze: questa avventura la costruiamo insieme giorno per giorno,con i sogni che devono farsi realtá, con le idee che devono prendere forma, con i progetti concreti che si stanno sviluppando, ma soprattutto con tanta simpatia e tanto amore per questi nostri bimbi. Qui tutto é nostro: sono nostri i bambini, sono nostre le famiglie, é nostro il terreno, sono nostre le casette, sono nostre le gioie e le aspettative, sono nostri gli impegni e le attivitá. E sono nostre le utopie e pure gli errori. Intanto, il giorno 20 inaugureremo le prime 4 casette! Evviva! Sono venuti gli amici di Habitat perdarcene l'annuncio e per dare una mossa ai nostri muratori.
Ho capito che é un piccolo bozzetto di un mondo diverso quello che vorremmo sorgesse attorno a noi, un mondo piú umano, piú degno, piú bello, piu gestibile perché ha per protagonisti tanti bambini.
E' il nostro mondo, é la nostra famiglia che ci tengono uniti e che ci fanno gioire e che tengono legati per sempre e che danno senso alla nostravita.
Partire, restare, lacrime, affetti, nodi alla gola, rimpianti, idee condivise, parole di ringraziamento, silenzi altrettanto veri, stanchezze e sbadigli, e chissá quante altre cose ancora, sono momenti di una storia bella che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi e che ci fa protagonisti di una avventura, magari piccola, ma che é sotto le braccia dall'arcobaleno. Un segno propizio e foriero di speranza.
Ben arrivati a casa! Ma ogni giorno sarete qui con noi, perché il cuore ce lo dice!
e' passata una settimana da quando sono partito da Reggio
Ciao!
E’ passata una settimana da quando sono partito da Reggio. Avrei voluto registrare ogni tappa del lungo viaggio di rientro (51 ore da quando sono uscito da casa mia fino all’arrivo qui! e le impressioni commoventi e piene di gioia e stupore dell’incontro con ognuno dei bimbi quando, mercoledí mattina, al risveglio, si sono incrociati con il mio sguardo ed io con il loro... E poi gli amici che qui mi aspettavano, quasi a mezzanotte, con una bella pizza e una composizione di immagini sullo schermo del computer con le foto dei bimbi e un loro cartello di benvenuto, con disegnini e letterine...
Sono stati troppo belli e troppo importanti per me i giorni vissuti in Italia: ho incontrato tanti amici e amiche che vogliono un bene immenso alla nostra casetta e ai suoi bimbi, che seguono con simpatia le loro storie, spesso nell’anonimato. Devo ripassare i volti di ognuno con gli appunti presi alla fine delle giornate per poter veramente non confondere nessuno e associare bene i volti dei nostri bimbi ad ognuno di quei volti.
Una ricchezza, che non si puó dimenticare. Ora posso dire con orgoglio ai nostri bimbi: “Sai, ho incontrato in Italia qualcuno che ti vuole molto bene e ti manda un bacino e un abbraccio forte, forte!”. E i bimbi si stupiscono e si rallegrano. Anche a me si riempie il cuore di gioa per l’affetto sincero e profondo che ci é stato dimostrato, e il sostegno generoso che fa fiorire le casette nuove qui fuori. A qualcuno l’ho giá detto: solamente stamattina presto ho trovato il tempo e la forza per fare un giro a vedere come vanno le costruzioni. Bello e commovente anche qui vedere il profilarsi dei tetti sfavillanti sul fondo delle montagne lavate dalla pioggia. Le casette crescono, nelle prime si sta lavorando all’intonaco delle stanze. In altre siamo un po’ in ritardo per via della pioggia dei giorni scorsi e per via dei lavoratori che ogni tanto spariscono senza preavviso. Oggi ce n’eran solamente 5 a pranzo...
Ma l’impegno da quando sono stato in Italia, é quello di non far vincere lo sconforto, la delusione o la critica. La pace deve regnare sempre, nonostante i problemi, i dolori e le contrarietá. Cerco di prendere un po’ di sana distanza dalle difficoltá, che subito si sono presentate, senza farmi coinvolgere troppo o vincere dal panico. E cosí riesco a passare tanto tempo con i bimbi, giocando con loro nella loro stanzetta. E loro capiscono lo sforzo che si fa e sono molto piú tranquilli, e dormono serenamente, nonostante i raffreddori di stagione. Non mancano gli episodi meno fortunati, come stasera, quando Sebastián si é messo a piangere a
dirotto, per 20 minuti, quando al momento della tazza di latte prima di andare a letto, voleva tutta la ciotola di biscottini che María René, da brava mammina, stava distribuendo in parti uguali ad ognuo dei fratellini/sorelline. Prima una sgridata per lui, e poi doppia razione di biscotti e la pace era giá fatta, con ulteriore premio per aver fatto la cacchina nel vasino. E, simpatico, di fianco a lui, Manuel che si metteva l’indice sul nasino e sulla bocca per indicargli di smetterla.
E proprio per il piccolo Juan Manuel, ieri pomeriggio, abbiamo festeggiato il compleanno . Un festa bella con i bimbi e tanti amici che non nascondono la loro preferenza per il nostro piccolino, che ancora non parla e non cammina (tra l’altro, si sono sbagliati a fargli le scarpine ortopediche), ma sorride che é uno spettacolo. A dire il vero, lui non era molto attirato dal suo compleanno e neanche dalla torta, pur buona. Ma quando é arrivato il regalino, un camioncino da meno di un euro (poi, quando avremo tempo, gli compreremo una bella macchina a pedali), si é afferrato al regalo e non l’ha voluto piú mollare, né per mangiare, né per andare a letto: guai a chi glielo toccava!
Certo, le preoccupazioni ci sono, come quella per la salute del Padre José Heath, il sacerdote di 82 anni che vive con noi, in due stanzette della “depandance”, che é caduto dalla seggiola a rotelle, domenica l’altra, e che ha una forte infezione urinaria. Sabato, il medico che l’ha visto, era molto preoccupato, ed é stato necessario un intervento energico di antibiotici; ma oggi, il Padre sta molto meglio ed é tornato al suo ritmo confortante di patatine e coca cola, da buon nordamericano. Simpatica la sua preoccupata reazione, quando sabato a mezzogiorno, abbiamo sentito il rumore di una ruspa che entrava, senza preavviso, nella nostra proprietá:
“Sono le ruspe del Municipio che vengono a demolire le casette nuove! Ci vogliono cacciare via di qua: dove potremo alloggiare?” Erano, sí, le ruspe del municipio, ma che venivano a continuare i lavori di livellamente del futuro campo da calcio.
Preoccupazione piú seria quella che si vive nel Paese per la difficili situazione sociale di questi giorni, con morti e scontri per motivi veramente banali e che hanno obbligato i nostri due amici di Felina ad anticipare il loro rientro in Italia. Noi non abbiamo televisione per cui non sappiamo bene quello che sta succedendo nelle cittá in cui ci sono scontri.
Preoccupazione meno grave per il pranzo di oggi visto che, per la mancanza di operai al lavoro e a pranzo, era rimasta mezza pentola di cibo inutilizzato che non sapevo come fare a smaltire. Ma verso le otto di sera, suona il campanello ed eccoti una famiglia con tanti bambini che non avevano pronto niente da mangiare e cosí: festa per loro!, con tanto pollo e tanto riso, insieme ad altre buone cosette che ci erano arrivate in sovrappiú proprio nel pomeriggio, dono dell’allenatore della nazionale, venuto a farci visita.
Ora mi preparo per andare a letto e saluto di cuore ognuno e ad ognuno faccio gli auguri per questa settimana. Come ultimo pensiero, le parole del P. José, ieri, a chi gli voleva offrire una sistemazione piú comoda: “Non voglio andarmene da questa casa perché nessuno mi ha mai trattato cosí nella mia lunga vita, e ho sempre qualcuno accanto che mi accompagna”. E’ il nostro decimo bimbo, anche se pesa novanta chili e ci vuole una gru per tirarlo su dal letto... Tra il suo sorriso e quello di Manuel scorre il ritmo sereno della nostra famigliola, semplice e bella, originale e sorprendentemente normale.
Dimentico di dire che siamo molto contenti anche perché Antonio, in questi giorni sta molto bene e questo ci toglie una grossa preoccupazione.
Un abbraccio!
Ari a bimbi, grandi e piccoli
casette oggi
Stasera abbiamo portato Manuel all'ospedale perché non ero tranquillo sulla sua salute. Una tosse secca che non mi piaceva per niente. E' pieno di catarro. Ci hanno dato un aerosol da fargli 3 volte al giorno. In piú abbiamo scoperto, dai raggi ai polmoni, che ha clavicola rotta, da tempo, che é giá cicatrizzata. Mai nessuno ci ha detto niente e mai Manuel si é lamentato... Speriamo che non gli provochi danni in futuro.
Un abbraccio a tutti!
Ari

inaugurazione Cittadella Arcobaleno
L'abbiamo fatto davanti a tutti i nostri bambini, che probabilmente non si rendono conto di cosa significa questo villaggio che abbiamo sognato per loro e per le loro famiglie... Forse neppure noi ne abbiamo piena coscienza o forse siamo proprio incoscienti nel lanciarci in questa avventura cosí pazza, ma senza dubbio bella e affascinante.
Non c'era nessuna autoritá ufficiale anche se poco prima era venuta a farci visita la mamma del Prefetto. Come dicevo: c'erano solo i nostri bambini a sigillare le intenzioni profonde del nostro cuore. E dai bambini impariamo a fare della realtá un gioco, lasciando da parte ogni preoccupazione e affidandoci ciecamente al Cielo.
Con grande emozione ringrazio di nuovo tutti, per lo sforzo comune che ci ha permesso in cosí poco tempo arrivare cosí avanti.
Grazie per aiutarci a moltiplicare il bene, nel silenzio e lontani da qualsiasi pubblicitá o interesse personale. Ed é un bene che fa bene al cuore di tanti.
Grazie!
Ari

Abbiamo creduto insieme al sogno
Abbiamo creduto insieme al sogno bello di poter avere un centro dove ospitare i nostri bambini e dove poter alloggiare tante delle nostre famiglie. Tanta generositá ci ha sostenuti e ha reso tangibile questo sogno, che non abbiamo certo inventato noi ma che é venuto delineandosi piano piano, come cresce nel silenzio un bimbo nel seno della madre.
Questo periodo, tra l’altro é marcato da una grande stanchezza, alleviata dalla presenza preziosa di tanti amici e tante amiche che sono venuti personalmente a condividere le nostre semplici giornate. La stanchezza si traduce spesso in un certo rilassamento e in una non chiara visione del futuro, specie nelle decisioni da prendere o nelle prioritá da tener presenti.
Ma siccome siamo in tanti, e in tanti cerchiamo di avere un cuore pulito, é un giogo soave sopportare la durezza di questi giorni e la fatica. Cerchiamo di andare avanti con serenitá. I bimbi ci spronano, ci danno animo. Gli amici ci sostengono.
E la casa si riempie di nuovi volti. Da due giorni, infatti, sono arrivate Roxana e Miriam, due sorelline, di 9 e 12 anni, della stessa tribú di Giovanna e che i genitori vorrebbere salvare dagli stessi gravi problemi che Giovanna ha vissuto. E poi c’é Marianita che ieri mattina é tornata a casa dall’ospedale. Cosí sono 4 le bambine della tribú Yuqui che vivono con noi. Probabilmente la venuta di Mariana ha provocato un po’ di scombussolamento nella salute di tutti noi, visto che ci siamo improvvisamente raffreddati e riempiti di tosse, ma valeva la pena riprendere con noi questa bambina che oggi/domani compie 3 anni e da quando aveva 7 mesi ci é stata affidata.

Scopro ogni giorno di piú che la bellezza di questa casa sono i volti dei nostri bimbi. Dietro questi volti si nascondono storie belle che ogni giorno si arricchiscono di particolari gioiosi e commoventi. Non si puóimmaginare cosa significa per noi, per esempio, vedere il piccolo e gracile Manuel che ha imparato ad avvitare l’indice sulla sua guancina per segnalare che la ministra é buona (ho scritto ministra, per errore, invece di minestra), lui che non sa ancora dire una parola. O María René che, nonostante i suoi capricci, si sveglia al mattino e viene ad abbracciarmi con un “Te quielo mucho, Ali (te quiero mucho, Ari,)”. O Sebastian che oltre alla “T” ora sa sbiascicare pure la “B”. O Evita che vuole dare un bacino a tutti, proprio a tutti, prima di andare a dormire e con questo semplice gesto sbollisce le tensioni interpersonali che magari sono sorte durante il giorno. E Marianita che piano piano impara a giocare di nuovo insieme ad altri bambini, e sorride. O Franco (é il nome nuovo di Antonio
che é stato coniato nelle settimane scorse da alcuni dei nostri amici italiani qui presenti) che é qui che mi fa da angelo custode, con tante domande su ogni parola che scrivo in italiano (in questo preciso momento la domanda é: Que es eso, Parola?). E mi confessa che gli piacerebbe imparare ad usare il computer per potersi sentire piú utile qui in casa. E magari un giorno imparerá davvero! O tutte le bimbe piú grandine che prima di andare a letto, stasera, mi hanno detto che vorrebbero fare un regalino a Marianita per la sua festa.
La vita scorre vera dentro di noi grazie a questi particolari semplici, e riusciamo ad andare avanti con rinnovato entusiasmo, nonostante le poche forze.
E mi nasce spontanea questa costatazione: quante cose belle potremmo continuare a fare tutti insieme! Un giorno abbiamo gridato di gioia per il cielo che era stato fatto nella stanza dei nostri bimbi. Speriamo di poter gridare presto la nostra gioia per la prima casetta che sará fatta per una delle nostre famiglie. Oggi – tra l’altro- sono venute due di loro per comunicarmi che erano state cacciate via di casa e che non sapevano dove rifugiarsi (con tanti figli sulle spalle, nessuno le vuole!).
Probabilmente una verrá qui da noi, nei prossimi giorni, quella di Carlito ed Hilda, visto che il fratellino piú piccolo non ha neanche un mese di vita e le possibilitá di proteggerlo sono limitate. La cosa bella é che proprio in questi giorni si sono avvicinati alcuni papá dei nostri bimbi dicendo che vorrebbero offrirsi per la costruzione delle case proprio in questo periodo
in cui c’é grande scarsitá di mano d’opera.
Un’altra cosa bella é che oggi abbiamo finito di scavare il pozzo. A 86 metri di profonditá abbiamo acqua sufficiente per poter dar da bere a piú di 1.000 persone.C’é uno scritto bello di Martin Luter King sui sogni. Tanti senza dubbio lo conoscono. Il nostro sogno é maturato dal cuore e forse per questo coinvolge tanti. Teniamo gli occhi fissi lí e siamo sicuri che presto fioriranno casette nel terreno bello che ci circonda. Dentro la casa fioriscono volti di bimbi e fuori fioriranno casette: mi sembra logico!
Un abbraccio grande a tutti e un saluto speciale a chi ha lasciato il suo cuore e il suo affetto qui, dopo la partenza.
Ari







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