Casa de los Niños, inizio del nuovo anno 2010
Siamo all’inizio del nuovo anno e siamo felici di poterci ricollegare con questi messaggi che legano gli Appennini alle Ande, che legano i cuori di tutti noi e ci aiutano a sentirci una sola e bella famiglia.
Non vogliamo pensare al male che ci è stato fatto (o che magari pure noi abbiamo fatto!), vogliamo solo pensare nel bene che possiamo fare tutti insieme.
Il bene costruisce.
Il bene ci fa bene!
Il bene è la ricetta sempre azzeccata per il cuore di ognuno di noi.
Il nuovo anno comincia con uno sguardo dalla nostra finestra magica, quella che ho pure trovato riproposta nei biglietti di auguri che mi sono stati mandati dall’Italia e che abbiamo gradito moltissimo!
Il nuovo anno è cominciato bene perché mi sono svegliato poco prima delle dieci, cosa che non succedeva per lo meno da 30 anni nella mia vita! E non è che avessimo fatto baldoria l’ultimo dell’anno. E’ che semplicemente mi è stato fatto il regalo di dormire: ciò che fa tanto bene pure a me!
Dalla nostra finestra magica vedo la nostra cittadella che sta prendendo corpo come un piccolo paese. Mi ricorda Toano, anche se in piccolo.
Vedo i nostri giovani muoversi felici e aprirsi alla stagione dell’amicizia e degli innamoramenti. A tutti noi è successo, a chi prima a chi dopo, a chi è andata bene e a chi ha dovuto soffrire più del previsto... Devo confessare che vorrei interferire negli “abbinamenti amorosi”, perché succede che dall’esterno si ha la pretesa di vedere quali sono gli abbinamenti migliori. Ma intanto i giovani li abbiamo sempre qui vicino, vediamo i loro movimenti e li possiamo tenere sott’occhio ogni momento, almeno così crediamo.
E poi ci sono i bimbi che aumentano di numero e che crescono pure loro. Credo che sono quasi 150 nella cittadella, tra bimbi, ragazzi e giovani. Anche su questo punto devo confessare che vorrei avere il tempo e la tranquillità per potermi fermare a giocare con loro, in giardino, ora che sono in vacanza e il tempo è particolarmente bello. Sono giorni d’estate pieni di sole e di caldo. Questo è pure il periodo delle colonie estive e in questi giorni siamo fuori con il primo gruppetto di loro, in un posto qui vicino alla cittadella, per farli uscire dal loro ambiente solito ed essere a loro totale disposizione. Sono stati giorni speciali di piscina, in posto molto bello che ci è stato prestato, e i bimbi ne sono rimasti felicissimi. Hanno tutti le spalle bruciate dal sole ma questo problemino lo superano con molta semplicità tanta è la gioia e l’energia che hanno in cuore e in corpo. L’energia che a me manca in questo momento notturno (mi si chiudono gli occhi e la testa mi cade..) , l’unico che rimane libero in questo periodo...
Cosa vorremmo vedere dalla nostra finestra?
Tante cose le abbiamo già viste, molte di più di quelle che speravamo o avevamo programmato.
Mi piacerebbe vedere atterrare nel nostro campo da calcio un boing 747 o 858, non so, il più grande che ci sia!, pieno di tutti voi che state leggendo questi messaggi. Non stiamo mica sognando o delirando: qui tutto può succedere! Vedervi scendere felici e impressionati, con una valigetta da viaggio, e potervi abbracciare uno ad uno, e mostravi orgoglioso il posto dove alloggiarvi, tanto qui di posto ce n’è tanto e ci arrangeremmo per poterci stare tutti. E ritrovarci ogni sera – per un mese almeno- a farvi conoscere tutti e a fare due chiacchiere, a cantare, a ballare, a giocare a nascondino, a raccontarci dei nostri sogni e a prendere insieme una tazza di latte con i biscotti visto che qui non c’è lambrusco. Mi immagino la faccia dei nostri bimbi al vedervi scendere dall’aereo, qui fuori...
Mi piacerebbe riabbracciare ognuno di quelli che sono già stati qui, in questi anni, e che siete tanti!, e rivederci diversi e uguali allo stesso tempo, magari con un figlio in più, e che rivedeste i nostri bimbi, i vostri bimbi, che pure loro sono cresciuti. Alcuni non ci sono più, fisicamente, ma sono presentissimi e un giorno torneranno su un arcobaleno di pace, coi loro volti luminosi a giocare e a sorridere con gli altri bimbi...
Mi piacerebbe vedere crescere in fretta tanti alberi qui attorno, e che tutto sia pieno di verde e degli schiamazzi di tanti uccelli, e che ci si possa sdraiare a contemplare il cielo sopra di noi, all’ombra di un grande albero, e sentirlo amico pure lui.
Mi piacerebbe vedere crescere in fretta anche le altre case che ci mancano per poter ospitare presto proprio tutte le famiglie amiche e bisognose, e condividere con tutti la nostra bella avventura di bene, e salutarci al mattino, quando si va a comprare il pane e il latte, e darci la buona notte la sera con una musica che diffonda le sue note per tutta la cittadella: la sinfonia della cittadella arcobaleno, o un rap dei sognatori, o non so proprio che altro pensare visto che non sono un gran conoscitore di musica. Ma che ognuno possa scegliere la sua ogni sera, a turno a suo piacere.
Mi piacerebbe che ci abbracciassimo così come siamo, coi nostri difetti e con le nostre cose buone, fregandocene altamente delle contrarietà, dei disappunti, dei problemi, delle difficoltà, delle diversità, puntando a una grande simpatia reciproca.
Mi piacerebbe che il piedino di Manuel si raddrizzasse una volta per tutte, e che lo vedessimo correre a perdifiato per i nostri giardini, incontro alla sua mamma e ai suoi fratellini. Poverino, lui che in questi giorni è mogio mogio perché gli fa male il piede ingessato: “Me duele, me duele”, si lamenta spesso con la sua vocina.
Mi piacerebbe che Sebastián trovasse pure lui la sua famiglia, finalmente.
Mi piacerebbe vedere il piccolo David in piedi, fare i suoi primi passi, e ridere a squarciagola...
Mi piacerebbe rivedere Celestina felice, ora che la sappiamo triste mentre pascola le sue pecore sui monti.
Mi piacerebbe che anche Jhonatan trovasse una sua famiglia ora che la famiglia di Gustavo è venuta a vivere qui da noi.
Mi piacerebbe che il Padre José fosse accompagnato da altri anziani qui nella nostra cittadella perché gli anziani sono preziosi per la vita, perché gli anni e il dolore li hanno resi forti e saggi, e qui abbiamo bisogno di esempi forti e saggi e abbiamo bisogno di fermarci ad ascoltare pure gli anziani e non solo i bambini.
Mi piacerebbe ospitare altri mille bimbi ammalati o soli, e per ognuno sognare il bene e vederlo realizzato in fretta perché insieme così lo abbiamo pensato.
Mi piacerebbe che ognuno di noi pensasse che tutto ciò è possibile ed è possibile l’impossibile e che non manchi mai la serenità per ognuno e che non ci spaventi niente, che non ci freni niente, che niente ci faccia diventare tristi.
Mi piacerebbe pensare che questo è l’anno più bello per la vita di ognuno di noi e ce lo gustiamo poco a poco ogni giorno, ogni istante, e ce lo auguriamo reciprocamente, e ci aiutiamo a costruirlo così, a vederlo così, a realizzarlo così.
Mi piacerebbe... , mi piacerebbe... , mi piacerebbe sentire il “mi piacerebbe” di ognuno di voi...
Mi piacerebbe riuscire a ringraziare ognuno, ma questo desiderio lo metto sul davanzale della nostra finestra: qualcuno lo consegnerà come si deve.
Casa de los Niños, 21 settembre 2009
21 settembre: l’inizio della primavera, da queste parti del mondo. L’inizio pure delle piogge, dopo tanti mesi secchi. A dire il vero, non ha ancora piovuto, ma ci sono stati tanti giorni di vento, un vento fastidioso per la polvere che spazza a raffiche il nostro villaggio e che impedisce il divertimento dei bimbi in piscina, qua fuori.
Ma stanno pure rifiorendo le rose e tra poco rispunterà il verde fresco dell’erba nel grande giardino attorno alle case e davanti alla scuola nuova, mentre dalla finestra della cucina vediamo il saettare nervoso del colibrì verde smeraldo da un fiore all’altro. Pensando alla scuola, quella grande, grande, là in fondo all’angolo nord del nostro terreno, costruita grazie all’aiuto degli/delle amici/amiche di Lodi, ci piace comunicare che il 5 ottobre vorremmo inaugurare le prime aule, la mensa e la cucina, e trasferire le lezioni nei nuovi ambienti. Così, gli ultimi due mesi di scuola (qui la scuola finisce il 15 dicembre) li vivremo in una sistemazione più adatta e libereremo altre due casette nuove, prese a prestito da due delle nostre famiglie nei mesi precedenti per poter svolgere le lezioni.
21 settembre: è anche il compleanno dell’ultimo arrivato nel nostro villaggio: Gonzalo, il fratellino di 5 anni di Jazmin, la bimba ammalata, venuta da noi insieme ai genitori, pure loro ammalati, poco più di un mese fa. Ora Jazmin è in ospedale, per una brutta polmonite, ma speriamo possa uscirne presto. Gonzalo invece sta bene e va già all’asilo e si sta abituando a parlare spagnolo, lui che sempre ha vissuto nei campi e probabilmente si sentirebbe più comodo con il quechwa, come del resto la sua mamma Virginia, mentre che il papà Demesio parla aymara.
21 settembre: due anni fa iniziavamo la costruzione delle prime casette, con l’emozione in gola per quei primi mattoni che davano il via al nostro villaggio arcobaleno. E uno squarcio di arcobaleno brillava inaspettatamente nel cielo proprio stamattina, per uno strano gioco di luci tra le nubi e il sole. L’arcobaleno è il segno di protezione della nostra debolezza, su cui fondiamo tutto il nostro agire qui, e ci vuole insegnare un sentiero di pace e cordialità nonostante le gravi difficoltà affrontate ogni giorno.
21 settembre: è la festa di Matteo, uno che faceva una vita brutta, rifiutato da tutti, ma che Gesù andò a cercare e lo fece amico suo. Auguri agli amici che portano questo nome, auguri al piccolo Matteo che qualche giorno fa ha compiuto 9 mesi . Auguri pure ai tanti conosciuti che oggi festeggiano il compleanno.
21 settembre: è un ricordo speciale anche per mio padre che tanti anni fa, in questo giorno, lasciò mia madre, i miei fratelli piccolini, mentre io ero in arrivo nel grembo della cicogna -come Dumbo-, per andarsene troppo presto in Cielo. Un grazie grande come il Cielo, in questo giorno, a mia madre per aver sopportato da tanti anni questo dolore e questo distacco, con sempre la serenità negli occhi e nel cuore.
21 settembre: anch’io, 27 anni fa, partii in fretta da casa, proprio in questo giorno, con un nodo in gola, per un’avventura che mi ha portato fin qua a festeggiare l’arrivo della primavera insieme a tanti bimbi (oggi era festa nella scuoletta del nostro villaggio e tutti i bimbi hanno ballato e giocato sotto lo sguardo felice delle mamme e delle maestre), insieme a tante famiglie, insieme a tanti amici e amiche che dall’altra parte del mondo si congedano dall’estate.
21 settembre: un giorno bello, nonostante i contrasti e le contraddizioni vissuti pure oggi, un giorno che ci spinge nuovamente a sognare e a ringraziare.
natale in bolivia
i bambini che vivono nella casa sono meravigliosi , sempre pronti a farsi coccolare .....
giovedi' scorso abbiamo trascorso la giornata all'interno del carcere femminile per la festa del Natale .... l'impatto e' stato traumatico ..... c'erano tanti bambini che appena ci hanno visti ci hanno assaliti....ci siamo commossi nel vederli sporchi e chiusi in questo cortile ... ma quello che ci ha piu' colpiti e' stato il loro sguardo .... e' difficile descriverlo... ma e' stata una giornata bella ... abbiamo festeggiato insieme alle mamme di questi bambini, felici di poter passare una giornata diversa dalle altre .

Abbiamo festeggiato con riso, pollo ,pomodori , frutta e un bicchiere di bibita a testa, al ritmo di valzer . tutte hanno voluto la foto ( e' stato molto rischioso perche' in carcere non si possono fare foto ...e per poco le guardie non ci scoprivano) e al termine del pranzo ogni donna ha ricevuto in dono : 1 bacinella per lavare , 1 contenitore per alimenti , un sacchetto di zucchero , uno di riso , uno di pasta , 1 bottiglia di olio e un dolce , che avevamo preparato il giorno prima insieme ai ragazzi della comunita' di Sant'Egidio .
I bambini invece hanno ricevuto in dono , macchinine per i maschietti e bamboline per le bambine . erano tutti molto felici ! e anche noi eravamo felici di vedere , anche solo per poche ore , la gioia sui loro volti .
Caricati gli avanzi sulla camionetta , ci siamo dati appuntamento alle otto di sera e armati di bicchieri , bibite e qualche dono , ci siamo avviati per portare un po' di ristoro ai bambini che vivono sotto i ponti .... e' stato terribile !!!!! non avevamo mai visto cose simili.....in trenta secondi hanno divorato la loro razione di riso ,pollo e qualche fetta di pomodoro .... e preso con grande foga il regalo che avevamo portato per loro .... qualche maglietta e cappellini, poi se ne sono tornati sotto il loro ponte , pieno di sporcizia...e con un'odore terribile..... costretti a starsene li' tutto il santo giorno perche' a loro , che sono gli scarti della societa' , e' proibito andare per strada....
siamo rientrati tardi, stanchi, ma felici!
Ieri e' venuta una mamma con i suoi bambini a vedere la sua casetta , che e' la numero 2 ... si e' molto commossa al pensiero che fra meno di 15 giorni potra' avere una casetta tutta sua !!!! e' bastato vedere il volto di questa donna per darci la carica ! la cittadella Arcobaleno sta crescendo .... le case sono bellissime... il nostro presidente , Luciana , ha gia' preso le misure delle tende e fra qualche giorno iniziera' a confezionarle .... noi che siamo qui, stiamo toccando con mano questo sogno , che fra non poche difficolta', si sta realizzando .....e siamo gia' a quota 12 case , che grazie all'aiuto di tutti siamo riusciti a costruire .
Oggi siamo stati al mercato a comprare un po' di vestiario per i bambini che vivono qui vicino ....loro possiedono molto poco ! abbiamo portato due di loro con noi , sporchi e pieni di pidocchi.... abbiamo comprato jeans , magliette, scarpe,qualche pacco d biscotti , e abbiamo pranzato insieme a loro .... indovinate ! riso e pollo !
Ora, alcuni di noi , stanno preparando il presepio, altri hanno il compito di preparare i pacchetti dono per i prossimi pranzi Natalizi.... insomma qui le giornate sono piene!!! non c'e' mai un minuto libero ..... ma e' bello cosi' !
dimenticavamo di dire che Ari ci stupisce sempre di piu' ..... non abbiamo mai conosciuto una persona come lui, ...ci riteniamo molto fortunati, tutto questo si sta realizzando grazie a lui , alla sua semplicita', bonta' , disponibilita' totale verso gli altri alla sua grande capacita' organizzativa.....
Da tutti noi che siamo qui un augurio di Buon Natale !!
Grazia ,Gianni, Lara , Martina e Luciana .
festa della mamma
Hola!
In questi giorni si festeggia la festa della mamma. E allora? Anche da noi! Qui peró é un’altra cosa. Innanzitutto, come tutte le feste boliviane (compleanni, anniversari, morti, nascite, ecc.) durano 3 giorni. Qui alla casa l’abbiamo festeggiata sabato con le mamme dei bambini che frequentano la casa per il doposcuola. Ieri c’era festa dappertutto, nelle case, negli angoli delle strade; e oggi l’abbiamo festeggiata alla scuola di Evita e Giovanna. Evita giá la conoscete e Giovanna é una ragazzina yuqui di cui vi parleró prossimamente. Nessuna delle due ha la mamma cosí io e Pino siamo andati a scuola a farne le veci. Sí, tutti e due a fare le mamme! E’ stata una bella festa organizzata con giochi e varie attivitá. All’inizio é stato veramente simpatico quando l’insegnante ha detto di disegnare quando eravamo “embarazados”, cioé incinta. Vi lascio immaginare la faccia di Pino che continuava a chiedersi: “Dunque, quando io ero incinta...”, con le altre mamme presenti che se la ridevano. Poi c’é stata una specie di corsa coi sacchi ed altri giochi, e insieme ai bimbi si é realizzato un angioletto. Alla fine, una merenda. E’ stata una bella giornata se non fosse successo un incidente di cui abbiamo saputo al nostro ritorno a casa. Una signora, che appartiene ad una delle famiglie seguite, era uscita con i due nipotini per andare a cercare casa, visto che dalla sua era stata appena sfrattata. Un’auto impazzita per lo scoppio di una gomma li ha investiti. La donna é morta, una bambina di 9 anni é gravissima, l’unico salvo é il bambino di 4 anni. Pochi giorni dopo il nostro arrivo avevamo incrociato quella mamma che si era avvicinata quasi piangendo per dire ad Ari che doveva andarsene e voleva aiuto per trovare una casetta per lei, i suoi figli e i tre nipotini. L’avevamo tranquillizzata dicendo che presto pure la sua famiglia avrebbe avuto una casa propria. Ma la pressione del padrone di casa l’ha obbligata a cercare in fretta una sistemazione provvisoria, conducendola peró a una morte tragica.
Ed é proprio a proposito di questa necessitá di case per le famiglie dei bambini che frequentano la nostra casetta che avevamo intenzione di parlarvi oggi. Partiamo dall’inizio.
Coi soldi raccolti dalla Associazione “Casa de los niños”, ed altre donazioni, sono stati acquistati, alla fine dello scorso anno, 48.000 metri quadrati di terreno con la casa, che é quella che stiamo abitando, la scuoletta e il meraviglioso giardino. Restano comunque liberi 4 ettari di terreno su cui dovrebbe nascere il “villaggio arcobaleno”, un “progetto ambizioso”, ma sorretto da tante buone idee e soprattutto dalla voglia di fare realmente qualcosa di concreto e definitivo per tante persone. Si tratta di tante piccole casette, un centinaio, di 60 metri quadrati ciascuna, da dare alle famiglie piú bisognose che non hanno casa e si spostano continuamente da un luogo all’altro; per loro non c’é mai nessuna sicurezza. Per qualcuno sará la prima volta che avranno una casa dove nessuno li mandará via. Sará un piccolo paesino con le case, i laboratori, la scuola, i campi giochi e l’orto per ogni famiglia. L’idea di fondo é quella di aver vicino a questo centro dove abitiamo attualmente noi, tutte le famiglie dei bambini, in modo che loro si sentano piú appoggiate e possano essere seguite adeguatamente. Le case sono piccoline se si pensa dovranno ospitare una media di 8 persone. Ma se teniamo presente che tali persone vivono ora in stanzette di 15 metri quadrati, senza servizi, si tratta senza dubbio di un bel passo in avanti; infatti, qui avranno le loro stanze, la cucina e il bagno. Per le famiglie piú numerose, si é pensato di appaiare due casette. Per la costruzione é stata interpellata una Istituzione che al costo di 3.700 US (circa 3.000 euro) consegnerebbe ogni casetta, che non é un prefabbricato, ma ha una struttura in muratura, giá abitabile provvista di luce ed acqua. Il costo é cosí basso perché ogni famiglia deve partecipare con due persone alla costruzione. Stiamo pensando che sia opportuno aggiungere un po’ di arredamento per rendere piú dignitosa la casetta: letti, tavolo e sedie, cucina a gas, per cui ci sará una spesa ulteriore di circa 200 euro. E’ da tener presente che ogni famiglia dovrá contruibuire con una quota simbolica mensile e dopo 5 anni sará praticamente padrona della propria casetta.
Ne vorremmo costruire subito una quindicina per le situazioni piú gravi. La cosa interessante é che in un mese di lavoro ci verrebbero consegnate tutte queste casette proprio prima dell’arrivo dell’inverno, stagione che preoccupa anche qui per la situazione precaria in cui vivono tante famiglie. Proprio oggi, infatti, siamo stati a trovarne una che vive in un cantiere aperto, protetta solo da lastre di lamiere. Potrete immaginare come vivono 5 persone lí dentro, soprattutto i bambini, quando di notte la temperatura scende fino a 5 o 6 gradi.
C’é giá un fondo per partire, grazie alle offerte precedenti, ma servono ancora circa 30.000 euro per cominciare a dare vita a questo progetto di solidarietá e speranza. Da qui ne vediamo ogni giorno l’urgenza e la necessitá! Betty e Pino
P.S. Salutoni a tutti i Rotegliesi
un po' di storia
LA CASA DE LOS NIÑOS, COCHABAMBA, BOLIVIA - Un po’ di storia. - Ragazzi di strada - Casa de los niños - Inizi dell’Associazione - Bambini in carcere con la mamma - Tribú Yuquis -Villaggi dell’altipiano, a 4000 metri - Centro Educativo sulla Collina di Buena Vista, nella periferia sud di Cochabamba - Bambini con AIDS - Nascita ufficiale dell’Associzione “Casa de los Niños” - Terreno in proprietá - Il futuro: il villaggio arcobaleno L’idea di fondo é quella di mantenere l’amicizia concreta con tutte le persone conosciute in questi anni, tanto i bambini di strada, come i bambini ammalati o in carcere, e con tutte le loro famiglie, spesso prive di speranza. Con tutti vorremmo condividere la nostra vita e quello che abbiamo, in uno spirito di vera solidarietá umana. C’é inoltre un aspetto importante da tener presente.
Io, Aristide Gazzotti, sono in Bolivia da oltre 8 anni. I 10 anni precedenti li ho vissuti in Cile. Sono professore di teologia, part-time, all’Universitá. I primi anni, insieme ad alcuni amici, avevamo una casa in affitto nel centro della cittá di Cochabamba e lí ho conosciuto la realtá di tanti bambini che scappavano di strada e vivevano sotto i ponti o sotto i portici, favoriti anche dal clima sempre temperato di questa cittá. Molti di loro fuggivano da “hogar” (centri di accoglienza) perché preferivano la vita avventurosa e senza impegni offerta dalla strada. Nel novembre del 2000, per la prima volta, ho dato ospitalitá a un bambino di 9 anni, Juan Carlos, che era fuggito da casa e proveniva da un’altra cittá. Si rifugiava da noi di notte e di giorno lavorava come custode di automobili. Dopo 3 mesi, abbiamo rintracciato la famiglia e l’abbiamo accompagnato, con il suo consenso, presso i genitori. Da allora abbiamo mantenuto i contatti con Juan Carlos e la sua famiglia. Lui ora sta finendo gli studi ed é di aiuto per la famiglia molto povera.
Questa prima esperienza positiva mi ha spinto a provare con il reinserimento di altri bambini di strada che nel frattempo avevo conosciuto. Nel giro di due anni, ho ospitato nella mia casa, temporaneamente, oltre 100 bambini. La maggior parte é rientrata presso la propria famiglia. Con tutti é rimasto un rapporto bello e profondo. Il fatto di prendere contatto e di sostenere la famiglia di questi bambini mi sembrava la base necessaria per garantire la continuitá dei rapporti affettivi. Un fatto importante. All’inizio di agosto del 2003 sono venute a visitarmi in Bolivia Luciana ed Elisa, di Roteglia, che avevano sentito parlare della vita che facevo. Proprio in quel periodo avevo affittato una casa grande nella periferia di Cochabamba. Una casa bella, con tanto giardino e persino una piscina. Era un momento in cui, per il trasferimento, non viveva nessun bambino con me. Essendo la casa tutta vuota, a loro due é venuto in mente di aiutarmi a “mettere su casa”, curando ogni particolare con gusto e armonia.
Pensavano fermarsi da me solo alcuni giorni, ma alla fine sono state per piú di un mese. Possiamo dire che allora, e insieme a loro, é nata “la casa de los niños”. Con loro sono entrati nella nostra casa altri bambini/e anche piccoli. E hanno iniziato a frequentare la casa anche i bambini piú poveri del settore. Ogni domenica avevamo piú di 100 bambini che ci accompagnavano. La piscina era la scusa perché potessero, oltre che divertirsi, anche lavarsi. Abbiamo cosí allestito una stanza in cui c’erano 2 docce con acqua calda, e armadi con vestitini adatti per poter cambiare i bambini.
Di ritorno in Italia, Luciana ed Elisa hanno diffuso la nostra esperienza e da allora si é allargato il circolo di amici che ci conoscono a distanza e ci sostengono con tanto affetto e simpatia. Negli ultimi 3 anni, infatti, hanno continuato a venire a visitarci gruppetti di amici di Roteglia e di Tressano. In questo io vedo l’inizio della attuale Associazione Onlus.
Qui in Bolivia sono gli amici della Comunitá di Sant’Egidio quelli che ci accompagnano volontariamente e concretamente per la realizzazione delle nostre attivitá.
In questi anni, abbiamo pure preso contatto con i bambini che vivono in carcere con la loro mamma. Da allora, sono oltre 60 quelli che conosciamo e che partecipano alle nostre attivitá. Di tutti i bambini che frequentano la nostra casa conosciamo la famiglia e la situazione economica e sociale in cui vivono. In media, le famiglie sono composte da 6 figli e vivono in stanze di fango e paglia su una superficie totale di 15 m2. Con i bambini svolgiamo soprattutto attivitá educative (doposcuola), ricreative e seguiamo il loro stato di salute. La nostra casa dispone, infatti, di una piccola ma rifornita infermeria, curata da un medico amico. Ogni giorno funziona una piccola mensa per i bambini piú abbandonati.
Nell’ottobre del 2004 l’ospedale pubblico di Cochabamba ci ha chiesto aiuto nel caso di un bambino di 7 anni, proveniente da una tribú amazzonica (gli Yuquis), gravemente ammalato di tubercolosi e fortemente denutrito. Da allora lui é stato con noi finché la malattia ha vinto e ce lo ha strappato al cielo. David, cosí si chiamava, ci ha aperto le porte di questa tribú in estinzione, formata da un centinaio di famiglie, con tanti bambini ammalati. Continuamente vengono da noi (o noi andiamo da loro, dopo un avventuroso viaggio in canoa sul fiume): li alloggiamo e li accompagniamo nei tramiti ospedalieri. Siamo il loro punto di riferimento costante. Soprattutto, siamo loro amici. Due di questi bambini vivono attualmente con noi.
Fin dall’inizio della nostra esperienza, le circostanze ci hanno messo in contatto con due villaggi dell’altipiano boliviano, tra i piú poveri e abbandonati del sudamerica, con un reddito annuo di meno di 300 euro. In uno di questi villaggi (Karpani) abbiamo messo su una scuoletta con un professore amico che parla la loro lingua e una mensa per i bambini piú piccoli. Quest’anno abbiamo costruito casette nuove per ognuna delle 26 famiglie del posto. Nell’altro, di nome Ñuñumayani, abbiamo costruito un asilo e stiamo rifacendo i tetti delle case per le 54 famiglie del luogo.
Da poco arrivato in Bolivia, ho conosciuto una zona molto abbandonata della periferia sud di Cochabamba e la gente del posto mi ha chiesto aiuto per potere costruire una scuola per i molti bambini del settore, lontani dal centro e le cui famiglie erano emigrate dai villaggi sperduti dell’altipiano. Sempre in quel periodo, ho avuto la fortuna di conoscere una signora boliviana residente negli Stati Uniti insieme al marito. Con loro é nata una bella amicizia e il frutto concreto di questa amicizia é stata la creazione, nel giro di pochi anni, di un centro integrale educativo per oltre 1.000 bambini e ragazzi di quel settore prima abbandonato: Buena Vista. Il Centro comprende una scuola, con 24 aule, un asilo, con 6 aule, un forno che gestiscono le mamme dei bambini, un consultorio medico in fase di allestimento e una chiesetta per tutta la zona. Dalla nostra casa riusciamo a mantenere i contatti con le autoritá della scuola per garantire una buona educazione di tutti quei bambini. L’amicizia con Emma e Benoit, gli amici che vivono negli Stati Uniti, continua ancora, bella e confortante, e grazie a loro abbiamo ricevuto anche tanti stimoli e aiuti concreti per poter portare avanti le iniziative delle nostra casetta.
In febbraio del 2006 l’Ente locale per i minorenni ci ha affidato una bambina di 2 anni colpita da AIDS visto che né la famiglia né altre istituzioni avevano il coraggio di farsene carico. Oggi, 19 marzo, María René sta bene e compie 3 anni, e per la prima volta potrá festeggiarlo in una casetta, in una famiglia, insieme a tanti altri bambini tra cui pure Sebastian, pure lui ammalato di AIDS, Juan Manuel di 1 anno, Isabel di 4 anni, entrambe abbandonati dai genitori, e che da alcuni giorni vivono nella nostra casetta.
In maggio del 2006 é stata approvata ufficialmente la creazione della nostra Associazione Onlus, legata soprattutto alle persone che sono venute a farci visita in questi anni qui in Bolivia o che ci seguono dall’Italia con un affetto tutto speciale.
A ottobre del 2006, dopo anni di vagabondaggio da una casa all’altra, ci é stata offerta, nella periferia di Cochabamba, proprio dove agiamo con la maggior parte delle famiglie povere nostre amiche, una proprietá di oltre 45.000 m2, con due casette ed altri ambienti da restaurare. Da gennaio di siamo trasferiti in questa proprietá che da domani diventerá ufficialmente proprietá della nostra Associazione (il 20 marzo firmeremo il documento di trasferimento).
Uno dei sogni che ha suscitato l’esperienza di questi anni é il desiderio di poter dare una casa alle famiglie dei nostri bambini, le famiglie piú povere che abbiamo conosciuto. Nei mesi di inverno i bambini sono sempre ammalati perché le loro casette non hanno protezione, spesso senza vetri e a volte senza porte e i bambini sono senza alimentazione adeguata. Si tratta di oltre cento famiglie in grave necessitá.
Questa nostra proprietá ci offre la possibilitá di costruire le casette per le nostre famiglie e allo stesso tempo ci permette di vivere accanto a loro con la “casa dei bambini” e tutti i servizi annessi. Infatti, ci sembra indispensabile poter crescere insieme, nello stesso habitat, per affrontare insieme i problemi di ogni giorno, condividendo l’esperienza di una famiglia grande.
L’idea é quella di costruire un villaggio, a cui abbiamo dato il nome per noi significativo di “villaggio arcobaleno”, con la casa de los niños al centro, e attorno 134 casette per i bambini e le loro famiglie conosciuti in questi anni, casette piccoline, di 60 metri quadrati, tutte uguali e belline, con gli ambienti necessari perché ognuno dei membri possa vivere lí degnamente. In un primo tempo, le famiglie riceverebbero le case in comodato, con un regolamento speciale per poterne usufruire, praticamente con un contributo minimo mensile (tema che stiamo definendo legalmente in questi giorni).
Nello spazio della nuova proprietá vorremmo pure le casette per i bambini ammalati di AIDS e di tubercolosi, per ricomporre, nella misura del possibile, le loro famiglie, e per accoglierli bene. Vorremmo una casa-famiglia per i bambini abbandonati o in difficoltá che ci vengono affidati per un periodo. Vorremmo una casetta per le persone di passaggio, tanto dell’altipiano come della zona tropicale. Abbiamo in mente una scuoletta per i bambini che sono costretti sin da piccoli a lavorare e che, senza istruzione, saranno emarginati per sempre. In questo senso, abbiamo giá iniziato in queste settimane una scuoletta per 15 ragazzini/e, che non sanno né leggere né scrivere.
Vorremmo un piccolo consultorio medico, per le tante necessitá di salute che continuamente affrontiamo. Sogniamo un salone multiuso, per realizzare le attivitá principali di appoggio ai bambini nei giorni di maltempo. Vorremmo una piscina grande perché quando ne avevamo una piccolina l’abbiamo sfruttata a piú non posso, e bambini ne erano felicissimi. Vorremmo tanto spazio verde ben curato, con campetti e parco-giochi, per lo svago e il divertimento sano dei bambini. Pensiamo pure in laboratori, soprattutto per dare lavoro alle mamme dei nostri bambini, in modo che possano essere di sostegno per le loro famiglie. E non vogliamo dimenticare gli ambienti per tutti gli amici che continueranno a venire dall’Italia (o da altri Paesi!) a visitarci e a darci una mano.
Noi non ci sentiamo bravi o soddisfatti per quello che facciamo.
Noi ci sentiamo contenti perché la condivisione e l’esperienza di questi anni hanno creato un circolo grande, grande di amici, soprattutto intorno a Roteglia, Toano e Tressano, Sassuolo e Casalgrande (incluso Houston ed altri paesi, non vorrei dimenticare nessuno, ma da troppi anni sono lontano dall’Italia e non ricordo bene i nomi). E l’amicizia costruita in questi anni vale molto piú delle azioni concrete che magari realizziamo o che abbiamo in mente perché quella veramente edifica il cuore di ognuno di noi e lo rende sveglio e capace di vibrare per sempre a favore di altri fratelli e sorelle piú piccoli e meno fortunati di noi, capace di riaccendere la speranza e il sorriso nel loro cuore. Credo che questa sia una luce bella che illumina per sempre la nostra vita.





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