Ottobre 2009

DLMMGVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

I miei links preferiti

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Tag aids

arriva daniel

aristide (09/10/2009 - 00:05)



Un po' fuori programma, ma con tanta trepidazione, annunciamo l'arrivo di Daniel nella nostra casetta!
Daniel ha 7 mesi, è nato il 5 marzo. Ha l'aids, pesa meno di 3 chili, ha un sacco di complicazioni al cuore e ai polmoni, non vive senza ossigeno, ma noi siamo felici di averlo qui.
Come sempre, i pronostici dei medici sono duri: 5 giorni di vita.
E noi diciamo: e siano pure 5 giorni di vita, ma che siano 5 giorni di affetto costante per lui. Noi ci impegniamo qui e chiediamo l'impegno di tutti lì!
Oggi abbiamo cantato davanti alla sua culla, anche perchè era il compleanno di Jhonni, uno dei tre fratelli in carrozina. Lui ha aperto gli occhi e ha mosso la sua bocchina.
Anche per lui abbiamo un sogno di bene e lo manterremo in ogni istante.
Ogni bimbo è un regalo immenso!
E' stato bello, stasera, vedere come tante mamme del villaggio sono venute a trovare il piccolo Daniel, a offrire vestitini e copertine, latte e disponibilità per accoglierlo. E' capitato pure il Padre Antonio, e allora presenti tutti insieme, davanti alla sua culla, l'ha battezzato con tanta semplicità in segno di accoglienza nella nostra casa e nel cuore di tutti noi. L'acqua è segno di purezza, l'acqua è un elemento indispensabile di vita. Toglie la sete. Ci immette nel circolo della natura e dell'universo. Siamo dipendenti dall'acqua e questa ci fa dipendenti gli uni dagli altri, ci unisce.
Daniel è entrato nel nostro villaggio, nella nostra casa, nel nostro universo che abbraccia tanti nel mondo, per unirci con la stessa semplicità e purezza dell'acqua.
Daniel ci è stato affidato, non importa se sarà per 5 giorni, per 5 ore o pochi minuti. L'amore di tutti l'ha avvolto e l'ha sigillato come piccola perla di luce per la realizzazione del nostro sogno.
Ben arrivato, Daniel!


 

Le case...

aristide (31/08/2009 - 21:01)

Casa dei bambini, 31 agosto 2009

Di questo mese di agosto che è alla fine, sarebbe bello poter fare una sintesi per poter comunicare e condividere tanti fatterelli che l’hanno reso bello e gratificante...

Qualche settimana fa ricordavamo l’arrivo giocoso delle rondini sul finire dell’inverno che da noi, che siamo con la testa capovolta all’ingiù, per via dell’emisfero sud, si rivela molto mite e soleggiato. Oltre alle rondini, agosto segna spesso l’arrivo di nuovi amici nelle nostre casette e nel nostro villaggio. Difatti, il 26 agosto abbiamo ricordato, senza tanti festeggiamenti, ma con la commozione scritta nel cuore, il primo anno di David tra noi. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un bimbo cerebroleso se non ci avessero pregato a lungo dall’ospedale infantile. Ma David, con il timore che suscitava in noi la sua malattia tremenda, si è rivelato un bimbo straordinario, per la sua giocosità e per la simpatia che genera attorno a sé, lui che passa la maggior parte della giornata in una culla d’oro. E’ d’oro perché è stata pensata apposta per lui e lui ci sguazza dentro muovendosi felice come un forsennato. E’ d’oro perché da lì lui cambia il volto delle persone che gli si affacciano e li trasforma in sorrisi compiaciuti.

 

Il 28 agosto, quest’anno, è arrivata anche la prima famiglia al completo ammalata di AIDS: il papà Nemesio, la mamma Virginia e la piccola Jazmine di tre anni. La mamma non ha segni evidenti della malattia, il papà e la bimba sono appena usciti dall’ospedale e sono ancora marcati dalla sofferenza. Vengono da un villaggio sperduto della campagna e non capiamo bene come la malattia li abbia avvinghiati... Sono soli, la famiglia di origine non è al corrente del male che li affligge. Non hanno la possibilità di rientrare al loro paesino, e d’altra parte devono stare vicini ad un ospedale pubblico. I medici ce li hanno affidati e noi li abbiamo accolti. Hanno un loro appartamentino indipendente, con bagno, cucina, lettini e sala da pranzo. Possono vivere uniti, pur nel dolore.

Per ogni necessità, fanno due passi e bussano a casa nostra per chiedere aiuto. E tutto è gratis e non chiediamo loro niente a cambio. E loro si stupiscono e pian piano i loro volti si illuminano. Devono trovare il loro modo di avvicinarsi e di muoversi con libertà: nessuno li ha obbligati a venire ma si rendono conto che nessuno lesina loro affetto e simpatia. Noi siamo contenti di considerarli parte della nostra famiglia bella, originale e grande...

In questi giorni ripensavo a quello che tante volte ho sperimentato e scritto: che siamo fortunati a poter condividere con tanti la nostra avventura verso il bene. Ma mi è venuto anche da pensare che ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ci appoggia, di chi ci aiuta concretamente, di chi si dà da fare con mille iniziative, di chi si priva del proprio, di chi vuota il proprio portafoglio, di chi inventa mille strategie e attività, di chi ci offre gratis la propria amicizia, di chi bussa alle porte di altri, di chi mette a fuoco la propria fantasia e inventiva, di chi ci vuole bene gratis. Le case e gli appartamentini che in meno di due anni sono stati messi su nel nostro villaggio non sono qui per far bella posa ma servono per accogliere fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che improvvisamente varcano la soglia di casa ed entrano ad arricchire il nostro cuore. Le case e gli appartamentini "fioriti" qui fuori sono il frutto e l’impegno di tanti amici e amiche che credono con noi nel bene oltre ogni interesse personale e ci permettono di essere strumenti di accoglienza e di un sogno di condivisione che ha ridato speranza alla vita di tanti.

 

Stasera facevo i conti degli abitanti del nostro villaggio arcobaleno e mi sono stupito al constatare che siamo arrivati a duecento (domattina ritorneremo a 199 per la partenza della cara Marcella)! Un bel numero se si pensa che due anni fa, quando mi trasferii qui, eravamo solamente in tre, con María René e con Toño... Ora siamo in 200 a dire grazie a chi ci vuole bene e continua a credere nel nostro sogno.

 

Le casette che qui fuori si apprestano a spegnere le luci del sonno della notte sono semplici, vere e concrete come l’amore e la fiducia che ci sostengono. Dentro, domani, riprenderà la vita di chi ha potuto fare l’esperienza che i sogni si realizzano e non solo nei film. Anche noi andiamo a letto con il grazie nel cuore. E speriamo svegliarci domani ringraziando di nuovo i nostri tifosi, piccoli e grandi!

 

Grazie di cuore a ognuno!!!

 

 

grazie paola

aristide (07/05/2008 - 22:46)

Casa dei bambini, 7 maggio 2008

In  questa  nostra casa abbiamo sinora accompagnato bambini o ragazzini con il  sogno  di un futuro bello per loro. Lo esprime molto bene María René al mattino, quando, appena sveglia, mi dice: “Nos  hemos  despertado  alegres  esta  mañana,  no ve? (Ci siamo svegliati contenti questa mattina, vero?)”.

Da  oltre  una  settimana mi sveglio con il dubbio sullo stato di salute di Paola,  la  mammina  di  23  anni  che  abbiamo accolto insieme ai suoi due piccoli  perché lei, ammalata terminale di AIDS, ha voluto stare accanto ai suoi  figli,  fuori  dall’ospedale,  per vivere gli ultimi istanti vicino a loro.

In  10  giorni ha perso 8 chili e ora ne pesa 28. Si alza solo una volta al giorno dal suo letto che abbiamo preparato nella stanza di sotto, di fronte al  televisore,  ma  non riesce a tenersi in piedi da sola. Ieri mattina ha ricevuto  dal  nostro parroco l’olio sacro degli ammalati, e la si vede piú serena, anche se non dice quasi una parola.

Mi  incarico  di cambiarla e pulirla, oltre a prepararle i brodini di pollo che in qualche modo la sostengono. Ogni mattina riceve la comunione e si fa il segno della croce.

Nel  pomeriggio  di  oggi  mi  ha stupito perché l’ho sorpresa a cantare in karaoke davanti al televisore. Stasera,  invece,  era molto sofferente perché lo stare sdraiata le provoca piaghe  e  forti  dolori  alla  schiena.  Mi sono seduto sul suo letto e ho cominciato  a  massaggiarle le spalle. Tutto é dolore in lei. Il suo sembra il corpo flagellato di Gesú, ma il fatto che qualcuno si sieda accanto e la frizioni, la tiene sollevata, e chiude gli occhi assopita e  serena.

Oggi  pensavo  che  la  nostra vita, la vita di ognuno di noi, é segnata da cose  belle,  che sono i sogni, gli atti dettati dall’amore, e da cose meno belle,  che  sono  i  dolori,  le mancanze, gli errori. Tutti facciamo ogni giorno  questa  esperienza  e, siccome ci tocca sul vivo del nostro essere, dovremmo  imparare  a  non  giudicare  nessuno perché non siamo migliori di nessuno.

Stasera pensavo che sono fortunato perché Paola mi ricorda, nel suo estremo tentativo  di  afferrarsi  alla  vita, nella sua lotta dura per arrivare al Cielo,  che non c’é tempo da perdere e che il senso vero del mio essere qui si  concentra  in  quei  delicati massaggi sul suo corpo martirizzato dalle piaghe di una malattia crudele.

Grazie, Paola, grazie bimbi!

Stasera sono un po’ piú sveglio del solito

aristide (27/08/2007 - 15:07)

 

Ciao! Stasera sono un po’ piú sveglio del solito: vedo se dura e riesco a mandare qualche notizia.

 

Sono successe tante cose in questi pochi giorni, difficili da riassumere. La cosa piú importante é che Marianita sta migliorando a vista d’occhio. Non ha piú la febbre e rimarrá in ospedale solo per alcuni giorni. Io ero molto preoccupato, domenica pomeriggio, perché avevo paura di una possibile meningite, cosa che ho visto in alcuni casi di bambini yuqui. Sono contento che sia in ospedale cosí mi sento piú tranquillo. Lí é sotto controllo costante.

 

Oggi abbiamo ricoverato in ospedale Yovana, la ragazza ammalata di AIDS che abbiamo accompagnato in macchina in ospedale, per accertamenti, una decina di giorni fa, insieme ad altri 6 amici di strada. Non ce la faceva piú a stare in piedi... Vedremo quanto durerá. Intanto é curata. Lei la compagna di Felipe, quel ragazzo che é cieco per essere stato pestato anni fa dai poliziotti e che avevamo fatto curare due anni fa, quando venne Luciana.

 

Sabato é venuto a Cochabamba Mariano, insieme a suo padre. Eravamo molto felici di rivederlo. Ci sembra che stia bene. Lui voleva rimanere qui a casa da noi, ma il papá ha preferito riportarlo al paese. Pure suo fratellino, Ari Severino, che é in ospedale a San Carlos, si sta riprendendo bene. Abbiamo chiesto che Mariano e Remi possano venire insieme, nelle prossime settimane a passare qualche giorno qui da noi. A San Carlos é stato portato pure quel bambino giallognolo –Alvaro- che il nonno ci fece conoscere a Chimoré. Ma non ha voluto che fosse ricoverato perché non sapeva dove fermarsi a dormire, cosí il viaggio é servito solamente per una necessaria trasfusione di sangue al bimbo.

 

Sabato abbiamo portato qui a casa Maria e suoi due figli ammalati di AIDS: Jazmani y Kevin. Le abbiamo parlato chiaramente sulla necessitá di lasciarli qui da noi, ma la decisione deve prenderla lei, anche se non sappiamo da dove tirerá fuori l’intelligenza per poter curare i suoi due figli, a parte che ne ha altri 6 in centri dello Stato. Sabato era il compleanno di Maria Grazia, Michela (la ragazza di Carpi che abbiamo ospitato in queste due settimane) e della stessa Maria. Cosí abbiamo fatto un bella festa per loro in giardino, invitando a tutti i bambini che vengono a mangiare qui a casa durante la settimana. Per ognuno c’era un regalino...

 

Ora cado dal sonno e vado a letto. Buona notte!

 

Da tempo non scrivo...

aristide (11/08/2007 - 23:14)

Ciao!
Da tempo non scrivo... Ora che siamo in tanti qui a casa ne approfitto per riposare un po' e magari riposo anche scrivendo e raccontando un pò della nostra vita quotidiana, che é sempre bella e sempre piena di particolari simpatici. Stasera a tavola ascoltavo con piacere i commenti dei nostri cari amici su ciascuno dei bambini, su come veramente si fanno voler bene, su come sono riusciti a carpire -in poco tempo- i segreti e le  particolaritá di ognuno, su come gli stessi bimbi hanno trovato un rapporto speciale con ognuno. E io godo di tutto questo. Godo della 
normalitá della nostra vita, godo della nostra famiglia sparsa in tanti angoli del mondo e che piano piano prende contatto con la realtá della casetta dei bambini, qui a Cochabamba. La sera é l'unico momento in cui  riusciamo a sederci tranquilli e la conversazione scorre sui temi piú 
diversi, come se da sempre ci conoscessimo. C'é tanta sintonia tra tutti ed é bello vedere come ognuno si incarica di un particolare o inventa le cose da fare o da sistemare senza preoccuparsi tanto dei programmi. Poi i  programmi li facciamo lo stesso, ma senza stressarci troppo. Dedichiamo  tempo al buon cibo, visto che ne abbiamo la possibilitá. Oggi, per 
esempio, ci siamo fatti scaloppine ai funghi, per 10 persone, con l'eccezionale spesa complessiva di 2 euro. E c'era da leccarsi i baffi!
E nel pomeriggio, insieme a tutti i bimbi, abbiamo inziato a prepare i  sacchettini per la festa di domenica, con tutti: il mercatino con i viveri  da distribuire ad ogni famiglia. E' il gioco che piace ti piú ai nostri  bambini, quelli che vengono ogni domenica. Abbiamo fatto fuori tutte le 
riserve della dispensa. Altri generi ci sono stati regali e buona parte  abbiamo comprato. Domenica sará una bella sorpresa per tutti. E nel  pomeriggio di domenica ripeteremo la sfida dell'anno scorso: un partitella  a calcio Bolivia contro Italia. Siccome siamo in pochi italiani, 
quest'anno, chiederemo l'appoggio dell'allenatore della nazionale per  rafforzare la squadra campione del mondo e difendere il titolo. Fateci il  tifo!
 Stasera siamo usciti, con alcuni degli amici, per andare a vedere come stava il bambino che volevano affidarci all'inizio di questa settimana. Ora lo vediamo quasi tutti i giorni. Si chiama Jazmani ed é nato il 21 maggio, proprio come Andrea TSK. La mamma Maria compirá 29 anni il 15 agosto.C'é pure un altro fratellino ammalato, di quasi 2 anni, ed altri 4, non ammalati, che vivono in "hogares". Il bebé non sta  molto bene, come si puó immaginare, nelle condizioni in cui vive: in strada, con due genitori ammalati di aids e drogati, con una copertina per  proteggerlo dal freddo e latte quando c'é... Non sappiamo bene come  intervenire in questa situazione. Intanto, cerchiamo di farci amici della  mamma. E poi siamo in contatto con la nostra dottoressa sul tema della  salute e dei controlli medici. Il bimbo é piccolissimo.
Una notizia bella é che da 2 settimane Gustavo non vive per strada. E' ospite presso un istituto. Non siamo ancora andati a trovarlo ma lí per lo  meno é al sicuro.
Ora vado a letto perché mi sto addormentando sul computere.
Buona notte!!!
Ari

un po' di storia

aristide (22/03/2007 - 23:11)

LA CASA DE  LOS NIÑOS, COCHABAMBA, BOLIVIA

- Un po’ di storia.
Io, Aristide Gazzotti, sono in Bolivia da oltre 8 anni. I 10 anni precedenti li ho vissuti in Cile. Sono professore di teologia, part-time, all’Universitá. I primi anni, insieme ad alcuni amici, avevamo una casa in affitto nel centro della cittá di Cochabamba e lí ho conosciuto la realtá di tanti bambini che scappavano di strada e vivevano sotto i ponti o sotto i portici, favoriti anche dal clima sempre temperato di questa cittá. Molti di loro fuggivano da “hogar” (centri di accoglienza) perché preferivano la vita avventurosa e senza impegni offerta dalla strada. Nel novembre del 2000, per la prima volta, ho dato ospitalitá a un bambino di 9 anni, Juan Carlos, che era fuggito da casa e proveniva da un’altra cittá. Si rifugiava da noi di notte e di giorno lavorava come custode di automobili. Dopo 3 mesi, abbiamo rintracciato la famiglia e l’abbiamo accompagnato, con il suo consenso, presso i genitori. Da allora abbiamo mantenuto i contatti con Juan Carlos e la sua famiglia. Lui ora sta finendo gli studi ed é di aiuto per la famiglia molto povera.

- Ragazzi di strada
Questa prima esperienza positiva mi ha spinto a provare con il reinserimento di altri bambini di strada che nel frattempo avevo conosciuto. Nel giro di due anni, ho ospitato nella mia casa, temporaneamente, oltre 100 bambini. La maggior parte é rientrata presso la propria famiglia. Con tutti é rimasto un rapporto bello e profondo. Il fatto di prendere contatto e di sostenere la famiglia di questi bambini mi sembrava la base necessaria per garantire la continuitá dei rapporti affettivi. Un fatto importante. All’inizio di agosto del 2003 sono venute a visitarmi in Bolivia Luciana ed Elisa, di Roteglia, che avevano sentito parlare della vita che facevo. Proprio in quel periodo avevo affittato una casa grande nella periferia di Cochabamba. Una casa bella, con tanto giardino e persino una piscina. Era un momento in cui, per il trasferimento, non viveva nessun bambino con me. Essendo la casa tutta vuota, a loro due é venuto in mente di aiutarmi a “mettere su casa”, curando ogni particolare con gusto e armonia.

- Casa de los niños
Pensavano fermarsi da me solo alcuni giorni, ma alla fine sono state per piú di un mese. Possiamo dire che allora, e insieme a loro, é nata “la casa de los niños”. Con loro sono entrati nella nostra casa altri bambini/e anche piccoli. E hanno iniziato a frequentare la casa anche i bambini piú poveri del settore. Ogni domenica avevamo piú di 100 bambini che ci accompagnavano. La piscina era la scusa perché potessero, oltre che divertirsi, anche lavarsi. Abbiamo cosí allestito una stanza in cui c’erano 2 docce con acqua calda, e armadi con vestitini adatti per poter cambiare i bambini.

- Inizi dell’Associazione
Di ritorno in Italia, Luciana ed Elisa hanno diffuso la nostra esperienza e da allora si é allargato il circolo di amici che ci conoscono a distanza e ci sostengono con tanto affetto e simpatia. Negli ultimi 3 anni, infatti, hanno continuato a venire a visitarci gruppetti di amici di Roteglia e di Tressano. In questo io vedo l’inizio della attuale Associazione Onlus.
Qui in Bolivia sono gli amici della Comunitá di Sant’Egidio quelli che ci accompagnano volontariamente e concretamente per la realizzazione delle nostre attivitá.

- Bambini in carcere con la mamma
In questi anni, abbiamo pure preso contatto con i bambini che vivono in carcere con la loro mamma. Da allora, sono oltre 60 quelli che conosciamo e che partecipano alle nostre attivitá. Di tutti i bambini che frequentano la nostra casa conosciamo la famiglia e la situazione economica e sociale in cui vivono. In media, le famiglie sono composte da 6 figli e vivono in stanze di fango e paglia su una superficie totale di 15 m2. Con i bambini svolgiamo soprattutto attivitá educative (doposcuola), ricreative e seguiamo il loro stato di salute. La nostra casa dispone, infatti, di una piccola ma rifornita infermeria, curata da un medico amico. Ogni giorno funziona una piccola mensa per i bambini piú abbandonati.

- Tribú Yuquis
Nell’ottobre del 2004 l’ospedale pubblico di Cochabamba ci ha chiesto aiuto nel caso di un bambino di 7 anni, proveniente da una tribú amazzonica (gli Yuquis), gravemente ammalato di tubercolosi e fortemente denutrito. Da allora lui é stato con noi finché la malattia ha vinto e ce lo ha strappato al cielo. David, cosí si chiamava, ci ha aperto le porte di questa tribú in estinzione, formata da un centinaio di famiglie, con tanti bambini ammalati. Continuamente vengono da noi (o noi andiamo da loro, dopo un avventuroso viaggio in canoa sul fiume): li alloggiamo e li accompagniamo nei tramiti ospedalieri. Siamo il loro punto di riferimento costante. Soprattutto, siamo loro amici. Due di questi bambini vivono attualmente con noi.

-Villaggi dell’altipiano, a 4000 metri
Fin dall’inizio della nostra esperienza, le circostanze ci hanno messo in contatto con due villaggi dell’altipiano boliviano, tra i piú poveri e abbandonati del sudamerica, con un reddito annuo di meno di 300 euro. In uno di questi villaggi (Karpani) abbiamo messo su una scuoletta con un professore amico che  parla la loro lingua e una mensa per i bambini piú piccoli. Quest’anno abbiamo costruito casette nuove per ognuna delle 26 famiglie del posto. Nell’altro, di nome Ñuñumayani, abbiamo costruito un asilo e stiamo rifacendo i tetti delle case per le 54 famiglie del luogo.

- Centro Educativo sulla Collina di Buena Vista, nella periferia sud di Cochabamba
Da poco arrivato in Bolivia, ho conosciuto una zona molto abbandonata della periferia sud di Cochabamba e la gente del posto mi ha chiesto aiuto per potere costruire una scuola per i molti bambini del settore, lontani dal centro e le cui famiglie erano emigrate dai villaggi sperduti dell’altipiano. Sempre in quel periodo, ho avuto la fortuna di conoscere una signora boliviana residente negli Stati Uniti insieme al marito. Con loro é nata una bella amicizia e il frutto concreto di questa amicizia é stata la creazione, nel giro di pochi anni, di un centro integrale educativo per oltre 1.000 bambini e ragazzi di quel settore prima abbandonato: Buena Vista. Il Centro comprende una scuola, con 24 aule, un asilo, con 6 aule, un forno che gestiscono le mamme dei bambini, un consultorio medico in fase di allestimento e una chiesetta per tutta la zona. Dalla nostra casa riusciamo a mantenere i contatti con le autoritá della scuola per garantire una buona educazione di tutti quei bambini. L’amicizia con Emma e Benoit, gli amici che vivono negli Stati Uniti, continua ancora, bella e confortante, e grazie a loro abbiamo ricevuto anche tanti stimoli e aiuti concreti per poter portare avanti le iniziative delle nostra casetta.

- Bambini con AIDS
In febbraio del 2006 l’Ente locale per i minorenni ci ha affidato una bambina di 2 anni colpita da AIDS visto che né la famiglia né altre istituzioni avevano il coraggio di farsene carico. Oggi, 19 marzo, María René sta bene e compie 3 anni, e per la prima volta potrá festeggiarlo in una casetta, in una famiglia, insieme a tanti altri bambini tra cui pure Sebastian, pure lui ammalato di AIDS, Juan Manuel di 1 anno, Isabel di 4 anni, entrambe abbandonati dai genitori, e che da alcuni giorni vivono nella nostra casetta.

- Nascita ufficiale dell’Associzione “Casa de los Niños”
In maggio del 2006 é stata approvata ufficialmente la creazione della nostra Associazione Onlus, legata soprattutto alle persone che sono venute a farci visita in questi anni qui in Bolivia o che ci seguono dall’Italia con un affetto tutto speciale.

- Terreno in proprietá
A ottobre del 2006, dopo anni di vagabondaggio da una casa all’altra, ci é stata offerta, nella periferia di Cochabamba, proprio dove agiamo con la maggior parte delle famiglie povere nostre amiche, una proprietá di oltre 45.000 m2, con due casette ed altri ambienti da restaurare. Da gennaio di siamo trasferiti in questa proprietá che da domani diventerá ufficialmente proprietá della nostra Associazione (il 20 marzo firmeremo il documento di trasferimento).

- Il futuro: il villaggio arcobaleno
Uno dei sogni che ha suscitato l’esperienza di questi anni é il desiderio di poter dare una casa alle famiglie dei nostri bambini, le famiglie piú povere che abbiamo conosciuto. Nei mesi di inverno i bambini sono sempre ammalati perché le loro casette non hanno protezione, spesso senza vetri e a volte senza porte e i bambini sono senza alimentazione adeguata. Si tratta di oltre cento famiglie in grave necessitá.
Questa nostra proprietá ci offre la possibilitá di costruire le casette per le nostre famiglie e allo stesso tempo ci permette di vivere accanto a loro con la “casa dei bambini” e tutti i servizi annessi. Infatti, ci sembra indispensabile poter crescere insieme, nello stesso habitat, per affrontare insieme i problemi di ogni giorno, condividendo l’esperienza di una famiglia grande.
L’idea é quella di costruire un villaggio, a cui abbiamo dato il nome per noi significativo di “villaggio arcobaleno”, con la casa de los niños al centro, e attorno 134 casette per i bambini e le loro famiglie conosciuti in questi anni, casette piccoline, di 60 metri quadrati, tutte uguali e belline, con gli ambienti necessari perché ognuno dei membri possa vivere lí degnamente. In un primo tempo, le famiglie riceverebbero le case in comodato, con un regolamento speciale per poterne usufruire, praticamente con un contributo minimo mensile (tema che stiamo definendo legalmente in questi giorni).
Nello spazio della nuova proprietá vorremmo pure le casette per i bambini ammalati di AIDS e di tubercolosi, per ricomporre, nella misura del possibile, le loro famiglie, e per accoglierli bene. Vorremmo una casa-famiglia per i bambini abbandonati o in difficoltá che ci vengono affidati per un periodo. Vorremmo una casetta per le persone di passaggio, tanto dell’altipiano come della zona tropicale. Abbiamo in mente una scuoletta per i bambini che sono costretti sin da piccoli a lavorare e che, senza istruzione, saranno emarginati per sempre. In questo senso, abbiamo giá iniziato in queste settimane una scuoletta per 15 ragazzini/e, che non sanno né leggere né scrivere.
Vorremmo un piccolo consultorio medico, per le tante necessitá di salute che continuamente affrontiamo. Sogniamo un salone multiuso, per realizzare le attivitá principali di appoggio ai bambini nei giorni di maltempo. Vorremmo una piscina grande perché quando ne avevamo una piccolina l’abbiamo sfruttata a piú non posso, e bambini ne erano felicissimi. Vorremmo tanto spazio verde ben curato, con campetti e parco-giochi, per lo svago e il divertimento sano dei bambini. Pensiamo pure in laboratori, soprattutto per dare lavoro alle mamme dei nostri bambini, in modo che possano essere di sostegno per le loro famiglie. E non vogliamo dimenticare gli ambienti per tutti gli amici che continueranno a venire dall’Italia (o da altri Paesi!) a visitarci e a darci una mano.

L’idea di fondo é quella di mantenere l’amicizia concreta con tutte le persone conosciute in questi anni, tanto i bambini di strada, come i bambini ammalati o in carcere, e con tutte le loro famiglie, spesso prive di speranza. Con tutti vorremmo condividere la nostra vita e quello che abbiamo, in uno spirito di vera solidarietá umana.

C’é inoltre un aspetto importante da tener presente.
Noi non ci sentiamo bravi o soddisfatti per quello che facciamo.
Noi ci sentiamo contenti perché la condivisione e l’esperienza di questi anni hanno creato un circolo grande, grande di amici, soprattutto intorno a Roteglia, Toano e Tressano, Sassuolo e Casalgrande (incluso Houston ed altri paesi, non vorrei dimenticare nessuno, ma da troppi anni sono lontano dall’Italia e non ricordo bene i nomi). E l’amicizia costruita in questi anni vale molto piú delle azioni concrete che magari realizziamo o che abbiamo in mente perché quella veramente edifica il cuore di ognuno di noi e lo rende sveglio e capace di vibrare per sempre a favore di altri fratelli e sorelle piú piccoli e meno fortunati di noi, capace di riaccendere la speranza e il sorriso nel loro cuore. Credo che questa sia una luce bella che illumina per sempre la nostra vita.

Anche oggi le ricerche di Antonio sono state infruttuose

aristide (15/02/2007 - 23:13)

Ciao!
Anche oggi le ricerche di Antonio sono state infruttuose... Stiamo pensando

che sia andato a casa di qualche suo amico...
Sempre oggi ci hanno chiamato dall'ospedale per chiederci se siamo disposti

ad accettare un altro bambino con AIDS, praticamente abbandonato dai genitori.
Si chiama Sebastian ed ha la stessa etá di María René. Ieri sera io ero andato a fargli visita all'ospedale, nella sua stanzetta in isolamento. Mi ha sorriso, con la sua bocchina senza denti di sopra. Gli ho dato un craker

e lui era molto contento. Non so se parla..., ma con il suo sguardo senza dubbio che sí. Lunedí uscirá dall'ospedale e verrá qui da noi. Noi siamo contenti di riceverlo perché anche lui é un dono.
Poi ve lo faremo conoscere.
Ciao! Un abbraccio forte.
Ari

Tag: AIDS,ospedale,sorriso