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grazie paola

aristide (07/05/2008 - 22:46)

Casa dei bambini, 7 maggio 2008

In  questa  nostra casa abbiamo sinora accompagnato bambini o ragazzini con il  sogno  di un futuro bello per loro. Lo esprime molto bene María René al mattino, quando, appena sveglia, mi dice: “Nos  hemos  despertado  alegres  esta  mañana,  no ve? (Ci siamo svegliati contenti questa mattina, vero?)”.

Da  oltre  una  settimana mi sveglio con il dubbio sullo stato di salute di Paola,  la  mammina  di  23  anni  che  abbiamo accolto insieme ai suoi due piccoli  perché lei, ammalata terminale di AIDS, ha voluto stare accanto ai suoi  figli,  fuori  dall’ospedale,  per vivere gli ultimi istanti vicino a loro.

In  10  giorni ha perso 8 chili e ora ne pesa 28. Si alza solo una volta al giorno dal suo letto che abbiamo preparato nella stanza di sotto, di fronte al  televisore,  ma  non riesce a tenersi in piedi da sola. Ieri mattina ha ricevuto  dal  nostro parroco l’olio sacro degli ammalati, e la si vede piú serena, anche se non dice quasi una parola.

Mi  incarico  di cambiarla e pulirla, oltre a prepararle i brodini di pollo che in qualche modo la sostengono. Ogni mattina riceve la comunione e si fa il segno della croce.

Nel  pomeriggio  di  oggi  mi  ha stupito perché l’ho sorpresa a cantare in karaoke davanti al televisore. Stasera,  invece,  era molto sofferente perché lo stare sdraiata le provoca piaghe  e  forti  dolori  alla  schiena.  Mi sono seduto sul suo letto e ho cominciato  a  massaggiarle le spalle. Tutto é dolore in lei. Il suo sembra il corpo flagellato di Gesú, ma il fatto che qualcuno si sieda accanto e la frizioni, la tiene sollevata, e chiude gli occhi assopita e  serena.

Oggi  pensavo  che  la  nostra vita, la vita di ognuno di noi, é segnata da cose  belle,  che sono i sogni, gli atti dettati dall’amore, e da cose meno belle,  che  sono  i  dolori,  le mancanze, gli errori. Tutti facciamo ogni giorno  questa  esperienza  e, siccome ci tocca sul vivo del nostro essere, dovremmo  imparare  a  non  giudicare  nessuno perché non siamo migliori di nessuno.

Stasera pensavo che sono fortunato perché Paola mi ricorda, nel suo estremo tentativo  di  afferrarsi  alla  vita, nella sua lotta dura per arrivare al Cielo,  che non c’é tempo da perdere e che il senso vero del mio essere qui si  concentra  in  quei  delicati massaggi sul suo corpo martirizzato dalle piaghe di una malattia crudele.

Grazie, Paola, grazie bimbi!

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