Dalla finestra magica…
I problemi sono tanti e sono tanti gli imprevisti che tutto sembra concentrarsi solo in quelli. E la vita si trasforma in peso difficile da sopportare. Certo, la realtà è quella che è e non si può certo far finta di niente e vivere nella spensieratezza. Quando i vicini ti minacciano insinuando che verranno a buttar giù le casette costruite con fatica e sforzo da parte di tutti noi con l’unico scopo di aiutare famiglie che non hanno niente, solo per il piacere sadico di vedere i poveri sguazzare nel fango della loro miseria.
Quando ti mandano una lettera intimidatoria dove dicono che devi chiudere le porte di casa tua perché la gente che vive lì con te puzza. Quando ti ridono in faccia perché fai “delle buone azioni”. Quando si burlano di te perché vai contro le regole e osi difendere i poveri. Quando usano la menzogna per catturare interessi di parte. E per giunta, non dormi tutta la notte per vegliare un bimbo piccolo che piange sconsolato.
Quando piove a dirotto giorno e notte e i lavori vanno a rilento, e non si asciugano i mille panni stesi, e i bimbi non possono giocare liberamente, correndo piuttosto il rischio di ammalarsi. Quando non hai tempo neanche per farti una doccia salutare e riordinare le idee.
Quando vai all'ospedale con 4 bimbi piccoli alla volta e i poliziotti di turno se ne approfittano di una tua svista per portarti via la macchina fotografica che hai nello zainetto...
Quando, quando, quando.... e si potrebbe continuare a lamentarsi a lungo....
Ma ieri ho fatto una passeggiatina in giardino, al mattino presto, appena smesso di piovere. E mi sono accorto di una aiuola piena di fiori davanti a una delle nostre case. Non l’avevo vista prima, anche se di lì passo tutte le mattine. Nessuno li ha trapiantati o seminati. Sono spuntati da soli, dai semi dei fiori secchi caduti durante l’inverno scorso. Spuntano come una macchia di vita in mezzo al verde forte dell’erba bagnata.
Quei fiori umili e testardi mi hanno fatto dimenticare le magagne che soffro con i vicini e tanti altri assurdi atteggiamenti contro cui cozzo giorno dopo giorno.
In mezzo a quei fiori giocano i bimbi e qualcuno ha scattato loro una foto. Così mi sono ricordato della finestra magica della nostra casetta da cui si vede la realtà e si vedono i sogni realizzati a cui va dietro la nostra testardaggine. Tutto sotto l’arcobaleno di pace del nostro villaggio pazzerello.
La vita vince sempre, i fiori spuntano lo stesso, i bimbi corrono felici e si scambiano giocattoli e dolcetti, e qui tutti salutano con affetto. E spunteranno pure altre case e intanto stiamo mettendo su i cartelli con i nomi delle stradette: via della solidarietà, via dell’amicizia, parco della pace...; e agli stipiti delle porte il numero di casa con il nome della famiglia. Ci aiuta una mamma appena uscita dal carcere che così, con il suo bel lavoretto, si guadagna qualcosa per dar da mangiare ai suoi 5 figli.
E’ in arrivo un’altra settimana e probabilmente alle sue porte busseranno altri problemi e difficoltà. Ma speriamo di avere gli occhi aperti e di non farci sfuggire ciò che di bello e puro spunta gratuitamente attorno.

Compleanni…
Giovedì 19 marzo abbiamo festeggiato il compleanno n.5 di María René.
L’abbiamo festeggiato nel giardino della nosta casetta, insieme ai bimbi del villaggio e a tutti gli amici che ci accompagnano in questo periodo. Un festa bella, commovente, nella sua semplicità, piena di soprese e di regali per ognuno dei bimbi.
María René, lo sanno tutti, é la mia bimba favorita, anche se adesso non vive direttamente nella nostra casa con gli altri bimbi, ma nella casetta di fronte, insieme alla mamma e alla sorella.
Ora lei viene ogni giorno al mattino presto, prima di fare colazione e prima di andare a scuola, a prendere le medicine, ciondolando nel suo pigiamino, ancora assonnata. E’ un rito che si ripeterà per tutta la sua vita.
La sua vita era legata a un filo, quando la conoscemmo nell’ospedale e lì, davanti al suo lettino, festeggiammo il suo secondo compleanno che noi pensavamo fosse il primo, tanto era piccolina e debole. C’eravamo solo noi, poi arrivò la mamma, e potemmo farle una foto. Il regalino era piccolo, un animaletto sonoro che appendemmo alle aste della sua culla. María René non sorrideva mai, non parlava, non camminava, solo faceva un gesto con gli occhi. Qualche giorno dopo entrò in coma... si tratta di una storia conosciuta, ma noi siamo come i nonne e le nonne che ripetono storie conosciute perché sono come incrostate nella loro mente tanto l’hanno marcata... Tra i ricordi che ho di quel suo primo compleanno che festeggiammo insieme c’è la confessione del sacerdote assistente dell’ospedale che mi disse: “Bimbi come María René non arrivano ai 5 anni”.
Ora María René cammina, parla, ride, scherza, va all’asilo, sa riconoscere i colori, si stima con i suoi vestitini nuovi e le codine che le fa la mamma. E non è più stata ricoverata in ospedale, dove ha passato gran parte dei suoi primi due anni di vita. Il suo compleanno festeggiato in giardino, in un momento di sole, in questi giorni di fine estate pasticciata da piogge inusuali, è un regalo di vita per tutti noi. Il sogno della nostra casetta, del nostro villaggio è stato orientato dall’incontro con María René in ospedale e indirizza il nostro agire in favore dei più deboli, con la speranza di sorrisi e di vita oltre ogni pronostico.
... qualche settimana prima avevamo festeggiato pure il mio compleanno... Un giorno pieno di sorprese e di regali. Al mattino eravamo stati in ospedale per i controlli di alcuni bimbi... Al ritorno la sorpresa di trovare tutti gli altri bimbi della scuola seduti fuori in giardino in attesa del mio ritorno che avevano preparato tanti bigliettini di auguri per me, insieme alla torta per loro... Un bacino e un abbraccio a tutti è stato il regalo più bello che potessi aspettarmi...
Poi, nel pomeriggio, di nuovo in ospedale, fino a tardi. Tanta era la mia stanchezza alla fine della giornata che me ne sono andato a letto alle 8. Ma poco dopo, qualcuno è venuto a svegliarmi per dirmi che c’erano problemi con una famiglia del villaggio e che si richiedeva la mia presenza. “Mannaggia -ho pensato -: problemi anche in questo giorno?”.
Sono andato fuori e tutto era silenzio e oscurità, mentre io ciondolavo per il sonno come María René al mattino. Improvvisamente si sono accese delle luci e sul selciato della cittadella una fila di tavoli imbanditi con tutte le famiglie e i bimbi della cittadella che hanno iniziato ad applaudire e a cantare. Poi una pensata cenetta notturna fuori casa con uno squisito
pollo preparato nei nostri forni di terracotta.
C’è mancato poco che non svenissi dalla commozione e dalla sorpresa... Che abbraccio bello e fraterno con ognuno! Che bello sentirsi parte di una famiglia grande come questa!
Che regalo immenso questo abbraccio di riconoscenza che ci unisce qui, nel villaggio arcobaleno, e che ci fa sperare il bene, quello vero, per ognuno, quel bene che solo il cielo sa regalare e che benedice e abbraccia la terra su cui ci muoviamo.



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