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Dalla finestra magica…

aristide (29/03/2009 - 23:45)

A volte  si va tanto di fretta che non si riesce a cogliere la vita  bella, semplice, normale che ci circonda.

I  problemi  sono  tanti  e  sono  tanti  gli  imprevisti  che tutto  sembra concentrarsi  solo  in  quelli. E la vita si trasforma in peso difficile  da sopportare. Certo,  la  realtà  è quella che è e non si può certo far finta di niente  e vivere  nella  spensieratezza. Quando i vicini ti minacciano insinuando  che verranno  a buttar giù le casette costruite con fatica e sforzo da parte  di tutti  noi con l’unico scopo di aiutare famiglie che non hanno niente,  solo per  il  piacere  sadico  di vedere i poveri sguazzare nel fango della  loro miseria.

Quando  ti  mandano una lettera intimidatoria dove dicono che devi  chiudere le porte di casa tua perché la gente che vive lì con te puzza. Quando ti ridono in faccia perché fai “delle buone azioni”. Quando  si  burlano  di  te  perché  vai contro le regole e osi difendere  i poveri. Quando usano la menzogna per catturare interessi di parte. E  per  giunta,  non dormi tutta la notte per vegliare un bimbo piccolo  che piange sconsolato.

Quando  piove a dirotto giorno e notte e i lavori vanno a rilento, e non  si asciugano  i  mille panni stesi, e i bimbi non possono giocare  liberamente, correndo piuttosto il rischio di ammalarsi. Quando  non hai tempo neanche per farti una doccia salutare e riordinare  le idee.

Quando  vai  all'ospedale  con 4 bimbi piccoli alla volta e i poliziotti  di turno  se  ne  approfittano  di una tua svista per portarti via la  macchina  fotografica che hai nello zainetto...

Quando,  quando,  quando....  e  si  potrebbe  continuare  a  lamentarsi  a lungo....

Ma  ieri  ho fatto una passeggiatina in giardino, al mattino presto,  appena smesso di piovere.  E  mi  sono accorto di una aiuola piena di fiori davanti a una delle  nostre  case. Non l’avevo vista prima, anche se di lì passo tutte le mattine. Nessuno  li  ha trapiantati o seminati. Sono spuntati da soli, dai semi  dei  fiori  secchi caduti durante l’inverno scorso. Spuntano come una macchia  di  vita in mezzo al verde forte dell’erba bagnata.

Quei  fiori  umili  e  testardi  mi  hanno fatto dimenticare le magagne   che  soffro  con  i  vicini e tanti altri assurdi atteggiamenti contro cui  cozzo  giorno dopo giorno.

In mezzo a quei fiori giocano i bimbi e qualcuno ha scattato loro una  foto.  Così mi sono ricordato della finestra magica della nostra casetta da cui   si  vede  la  realtà  e  si vedono i sogni realizzati a cui va dietro la  nostra testardaggine.  Tutto  sotto  l’arcobaleno  di  pace  del  nostro  villaggio pazzerello.

La  vita vince sempre, i fiori spuntano lo stesso, i bimbi corrono felici  e  si  scambiano  giocattoli  e  dolcetti, e qui tutti salutano con affetto.  E  spunteranno  pure  altre case e intanto stiamo mettendo su i cartelli con  i nomi delle stradette: via della solidarietà, via dell’amicizia, parco   della  pace...;  e  agli  stipiti  delle porte il numero di casa con il nome  della  famiglia. Ci aiuta una mamma appena uscita dal carcere che così, con il suo  bel lavoretto, si guadagna qualcosa per dar da mangiare ai suoi 5 figli.

E’  in  arrivo un’altra settimana e probabilmente alle sue porte  busseranno altri problemi e difficoltà. Ma speriamo di avere gli occhi aperti e di  non  farci sfuggire ciò che di bello e puro spunta gratuitamente attorno.

Compleanni…

aristide (29/03/2009 - 15:34)

Giovedì 19 marzo abbiamo festeggiato il compleanno n.5 di María René.
L’abbiamo festeggiato nel giardino della nosta casetta, insieme ai bimbi del villaggio e a tutti gli amici che ci accompagnano in questo periodo. Un festa bella, commovente, nella sua semplicità, piena di soprese e di regali per ognuno dei bimbi.
María René, lo sanno tutti, é la mia bimba favorita, anche se adesso non vive direttamente nella nostra casa con gli altri bimbi, ma nella casetta di fronte, insieme alla mamma e alla sorella.
Ora lei viene ogni giorno al mattino presto, prima di fare colazione e prima di andare a scuola, a prendere le medicine, ciondolando nel  suo pigiamino, ancora assonnata. E’ un rito che si ripeterà per tutta la  sua vita.
La sua vita era legata a un filo, quando la conoscemmo nell’ospedale e  lì, davanti al suo lettino, festeggiammo il suo secondo compleanno che  noi pensavamo fosse il primo, tanto era piccolina e debole. C’eravamo solo  noi, poi arrivò la mamma, e potemmo farle una foto. Il regalino era piccolo, un animaletto sonoro che appendemmo alle aste della sua culla. María René non sorrideva mai, non parlava, non camminava, solo faceva un gesto con gli occhi. Qualche giorno dopo entrò in coma... si tratta di una storia conosciuta, ma noi siamo come i nonne e le nonne che ripetono storie conosciute perché sono come incrostate nella  loro mente tanto l’hanno marcata... Tra i ricordi che ho di quel suo primo compleanno che festeggiammo insieme c’è la confessione del sacerdote assistente dell’ospedale che mi disse: “Bimbi come María René non arrivano ai 5 anni”.

Ora María René cammina, parla, ride, scherza, va all’asilo, sa riconoscere i colori, si stima con i suoi vestitini nuovi e le codine che le fa la mamma. E non è più stata ricoverata in ospedale, dove ha passato gran parte dei suoi primi due anni di vita. Il suo compleanno festeggiato in giardino, in un momento di sole, in  questi giorni di fine estate pasticciata da piogge inusuali, è un regalo di vita per tutti noi. Il sogno della nostra casetta, del nostro villaggio è stato orientato dall’incontro con María René in ospedale e indirizza il  nostro agire in favore dei più deboli, con la speranza di sorrisi e di vita oltre ogni pronostico.

... qualche settimana prima avevamo festeggiato pure il mio  compleanno... Un giorno pieno di sorprese e di regali. Al mattino eravamo stati in ospedale per i controlli di alcuni bimbi... Al ritorno la sorpresa di trovare tutti gli altri bimbi della scuola  seduti fuori in giardino in attesa del mio ritorno che avevano preparato tanti bigliettini di auguri per me, insieme alla torta per loro... Un bacino e un abbraccio a tutti è stato il regalo più bello che potessi aspettarmi...
Poi, nel pomeriggio, di nuovo in ospedale, fino a tardi. Tanta era la mia stanchezza alla fine della giornata che me ne sono andato a letto alle 8. Ma poco dopo, qualcuno è venuto a svegliarmi per dirmi che c’erano problemi con una famiglia del villaggio e che si richiedeva la mia presenza. “Mannaggia -ho pensato -: problemi anche in questo giorno?”.

Sono andato fuori e tutto era silenzio e oscurità, mentre io ciondolavo per il sonno come María René al mattino. Improvvisamente si sono accese delle luci e sul selciato della cittadella una fila di tavoli imbanditi con tutte le famiglie e i bimbi della cittadella che hanno iniziato ad applaudire e a cantare. Poi una pensata cenetta notturna fuori casa con uno squisito
pollo preparato nei nostri forni di terracotta.

C’è mancato poco che non svenissi dalla commozione e dalla sorpresa... Che abbraccio bello e fraterno con ognuno! Che bello sentirsi parte di una famiglia grande come questa!
Che regalo immenso questo abbraccio di riconoscenza che ci unisce qui,  nel villaggio arcobaleno, e che ci fa sperare il bene, quello vero, per ognuno, quel bene che solo il cielo sa regalare e che benedice e abbraccia la terra su cui ci muoviamo.

 

Tag: compleanno,regali,mamma,villaggio,luci,sorpresa

david, matteo e celestina

aristide (15/03/2009 - 15:46)

Mi   è  stato  detto  più volte, in questo periodo, che è bello iniziare la settimana  insieme,  condividendo  qualche  ritaglio  di  vita della nostra casetta o della nostra esperienza come “famiglia grande”. Mi sembra proprio una bella idea e cerco di metterla in pratica.

Il  piccolo  bebé (prima senza nome, ora con il suo proprio nome: Matteo!),David e Celestina sono gli ultimi arrivati nella nostra casetta, insieme ad Iver,  che  vive  per  adesso  con  la  coppia  di Pavia che ci aiuta nella costruzione  della  scuola e ci dà una mano concreta nella cura dei bimbi e della casa.

Questi  tre  piccoli, tra le tante cose in comune, hanno una caratteristica che li rende particolarmente simili: sono di poche parole.

Il  piccolo Matteo oggi compie tre mesi: auguri! Ed è comprensibile che sia di  poche  parole.  David  ha quattro anni e per il suo stato di salute  non parla  (chissà  se  un giorno riuscirà a parlare...). Celestina, invece,  di anni  ne compirà dieci il venti maggio, ma non parla perché la sua lingua  è incomprensibile per noi e nessuno di noi la parla. E poi lei è molto  timida e forse, in tutti i modi, parlerebbe poco lo stesso.

Sono  i  nostri favoriti perché “piccoli e indifesi” e in certi sensi, pure rifiutati.

Matteo  e  David  sono  stati  abbandonati  dalle loro mamme in ospedale...Celestina è senza la mamma, morta durante il parto dell’ultimo figlioletto,sola, lassù sui monti a 4.000 metri...

Tutti e tre hanno un volto molto bello, che è stranamente chiaro.

E’  vero  che sono di poche parole, ma è altrettanto vero che hanno un modo tutto  loro  di  esprimersi,  e questo periodo insieme è marcato dal nostro sforzo  per  comprenderli,  per cercare di comunicare con loro, cercando di capire i loro suoni, le loro espressioni, cercando di anticiparci alle loro necessità non espresse a voce.

Il  piccolo  bebè miagola ogni tre ore, quando scade il tempo di riposo tra una poppata e l’altra. Sembra un orologio e non ritarda mai di un minuto!  A dire il vero, come ben sanno le mamme, lui di suoni ne emette altri: per la bocca,  dopo  aver  finito  il  biberón,  ed  anche per il “potito” (si può intuire  la traduzione), per liberare il pancino dai gas. Dopo questa
prima settimana con noi, è ingrassato! Si fa per dire, ma di fatto ha le gote più cicciottelle.  In  tutti  i  modi,  stiamo tutti sull’attenti per capire il gesticolare  delle  sue  braccine  e  il  movimento della sua bocchina o il lamentarsi  fuori  tempo.  A volte si va per tentativi: forse un po’ più di latte,  forse  un  pannolino asciutto, forse un ruttino che manca, forse un po’ di coccole, forse una copertina in meno o forse qualche altra decisione misteriosa difficile da decifrare. E allora –tutti quelli che siamo in  casa in  quel  momento-  ci  riuniamo  per  metterci  d’accordo  e  dalla nostra discussione  ne  vengono  fuori  dieci alternative diverse. Giusto il  tempo perché  il  piccolo  si  addormenti  di  nuovo, cosciente della nostra  poca preparazione  in  quanto  a  bebé.  E lì, nei suoi sogni, un sorriso  spunta sulle  sue  guancette gonfie. Giulia (l’amica di Parma che è venuta a  darci una mano) dice che sta parlando con il suo angelo custode...

David  dice solo “ta ta taa taa”, modulato in diversi toni. Tutti gli altri bimbi  della casa si avvicinano a lui e insieme a lui parlano il “ta ta taa taa”.  “Mi  ha risposto!”, gridano poi felici. David suona il tamburo con  i piedi  (contro  la parete della culla, come se fosse ua bicicletta) e batte le  mani  continuamente  per richiamare l’attenzione su di sè e per  cercare una  stretta  di mano, una mano amica, una mano che gli esprima tenerezza  e gioia.  Ogni tanto, sventola la sua manina fino al bordo della culla come a dire:  “Hei,  amici,  io sono qui, esisto ancora, anche se adesso voi  tutti siete  occupati  con  la  novità  del piccolino”. David e Matteo dormono di sotto,  dove  c’è  più  caldo e dove possiamo controllare il loro sonno e i loro  desideri, senza dover svegliare gli altri amici della casa. Quando di notte  il  piccolino  piange/miagola,  anche  David si sveglia e ammicca un risolino, da furfantello geloso. Il biberón deve essere dato anche a lui!

Dopo  quasi  7 mesi che è con noi, ormai riusciamo a capire quasi  tutto di David.  Non  c’è  bimbo  in  casa più sensibile ai nostri stati d’animo, alnostro modo di trattarlo. Un bacetto sulla fronte lo fa felice per tutto ilgiorno.  Un saluto da lontano (“Hola, David!”), richiama il battito  allegro delle  sue manine. Una sgridata, quando si toglie tutti i vestiti di dosso, produce  immediatamente  una  mescolina  sulle sue labbra che fa tenerezza. Quando  mangia  di  gusto,  si  mette  a  sguazzare  nella sua culla e ride sonoramente con altrettanto gusto.

Celestina  ha  scelto  lei stessa di ritornare qui a casa per completare il trattamento  contro  la  tubercolosi.  Da  quando  siamo andati a Karpani a prenderla, martedì scorso, il sorriso splende sul suo volto, ogni volta che le dirigiamo lo sguardo. Le uniche parole che sussurra sono: “sì, no”, ogni  volta  che  le  facciamo  una  domanda. Ma quando i suoi occhi incrociano i nostri  la  vediamo  felice.  Passeggia  con  calma  in  giardino,  data la debolezza  del  suo  fisico,  alla  ricerca  di  amichette,  che per ora la schivano. Mangia con gusto pure lei ed è felice di avere un letto tutto  per lei,  con lenzuola e coperte. Va a scuola con gli altri bimbi della sua età proprio nel corso con la professoressa che per fortuna parla la sua lingua.
Ma noi non riusciamo ancora ad entrare nei suoi pensieri. Oggi  le  abbiamo comprato dei vestitini nuovi che domattina potrà spianare per andare a scuola. E’ una donnina, e ci tiene!

Il  piccolo  bebè,  il  piccolo  David  e  la  piccola  Celestina  sono  tre angioletti  che  rallegrano  la  nostra casetta, coi loro gesti, con i loro sussurri,  con  le loro espressioni spesso misteriose per noi. Le loro  vite sono  spuntate nel giardino della nostra casa per ricordarci che nell’amore bastano poche parole per far fiorire il sorriso.

Festa! Oggi è arrivato un nuovo bimbo alla nostra casetta...

aristide (06/03/2009 - 23:39)



Nei  giorni  che  siamo  stati  in  ospedale, per accompagnare Celestina,   i medici  ci  hanno  chiesto  spesso  aiuto  per  alcuni  bimbi in  situazioni  difficili. E  così  questo  pomeriggio ci è stato regalato NN, di quasi 3 mesi, con  un  peso  di poco più di 2 chili. E’ nato prematuro il 14 dicembre. La mamma  di 22  anni,  quando  il  bimbo  è  stato messo in incubatrice, se ne è
 andata  dall’ospedale  e  non ha fatto più sapere di sé... Chissà che dramma  dietro  la  sua  vita  per  compiere  un  gesto  come  questo... Non possiamo  certo  giudicarla...
 
 Il  bimbo  era vestito da bimba, con un completino rosa, per cui all’uscita  dal  reparto  si è creata un po’ di confusione perché tante persone l’hanno  salutato come se fossa una bimbetta e a me è venuto il dubbio. Solo a casa,  quando  abbiamo  cambiato  pannolino,  si  è confermato quanto mi era stato  anticipato  dai medici: un bel bimbetto, con una facciotta bianca bianca,   e  un volto splendido.
 
 Non  ha  un  nome e non glielo daremo noi. Per adesso si chiamerà: bebè,   il  nuovo bebè della casa.
 
 Quando  siamo  arrivati  a casa, in giardino c’erano tanti bimbi a   giocare:  Marianita,  Maria  René,  Sebastián, Anahí, Iver, Manuel, Edson,   Marcelita, Jhenni,  Carlita  e altri. Tutti sono corsi ad abbracciarlo e fargli   festa. Lui  era felicissimo e i nostri bimbi pure. Poi gli abbiamo fatto
 conoscere David mettendolo di fianco a lui nella sua culla. Era impressionante   vedere la differenza tra l’uno e l’altro!
 
 Noi abbiamo preso l’impegno di riceverlo nella nostra casa purché presto  si  possa  trovare  una  famiglia per questo angioletto, una famiglia vera,   che  gli darà un nome vero e che gli voglia un sacco di bene per sempre.

Ora  il  bebè è di là che piange sconsolato, nella culla di fianco a quella di David, che dorme invece beatamente. Io  ho imparato da Luciana che i bimbi devono piangere e non essere
 cullati così  continuo  a  scrivere  col  sottofondo dei suoi vagiti. Non credo   che abbia  fame perché ha preso il lattino da poco. Ma è stato tranquillo  tutto  il  pomeriggio  e  non  capisco  cosa  gli succeda ora. Stanotte, una  delle  ragazze  si  fermerà per dare una mano e dormirà a fianco dei due  piccolini  così ci dividiamo i compiti.
 
 Noi  siamo felici di questo nuovo regalo che riempie di vitalità la casa  (a  dire  il  vero, di grida di bimbi ne abbiamo tante in queste settimane,  con  l’inizio  della  scuola...).  Ma ogni regalo significa uscire da se  stessi,  dalle  proprio comodità e lanciarsi di nuovo alla ricerca del sogno di  bene  per chi ci sta a fianco.
 
 L’essenziale  non  si  vede  che  con  gli  occhi  del  cuore,  come   spesso  ricordiamo. E ora pure si sente, e come!!!
 
 P.S. Credo che saremo d’accordo, dopo aver visto la sua foto.
 


Tag: nome,neonato,mamma,famiglia,regalo

I sandali di Celestina Finalmente a casa!

aristide (06/03/2009 - 23:31)


 Da tempo desideravo poter riprendere il racconto dei sandalini di  Celestina con  il  lieto  e  sospirato  fine  del  suo  ritorno a casa. Difatti,  ieri  pomeriggio,  Celestina  è  stata dimessa dall’ospedale, quasi  completamente  ristabilita, con una grande debolezza fisica (è calata molto di peso) e  con  il riscontro della tubercolosi miliare (non so bene cosa significhi e  quale
 sia la sua traduzione esatta in italiano).
 
 Sono  passati  45  giorni difficili, di terapie dure in ospedale, con  tante  preoccupazioni nostre, del papà che –dobbiamo proprio dirlo- è stato  sempre  generosamente  al  suo  fianco,  e  dei medici. Giorni di grande silenzio  e  dolore  anche  per  Celestina che sa modulare sotto voce i suoi “sì-sì” e i  suoi “no-no” e non una sillaba in più. Celestina è un incanto di bimba, che mai dimostra i misteri, i desideri e  i  sogni del suo cuore.
 
 Celestina questo pomeriggio è rientrata al suo villaggio, a Karpani, con   il  permesso  nostro  e  dei  medici.  Domenica  tornerà  da noi insieme al  suo  fratellino.  La  tubercolosi deve stare sempre sotto controllo e non si  può  interrompere  in  nessun modo il trattamento, per questo motivo la bimba si  fermerà  da  noi  per un buon tempo. Qui l’accompagnerà pure il fratellino,
 per  non  farle  perdere  il  vincolo  familiare  e  perché non senta  tanta  nostalgia.  E  poi  lei  non  parla  mai  in  spagnolo per cui le farà  bene  chiacchierare, quando vuole, di nascosto in quechua con il fratellino.
 
 Mi  viene  da  dire che questa volta siamo arrivati in tempo... Ringraziamo  chi  ci ha indirizzati sin lassù al suo villaggio quel sabato pomeriggio di gennaio.
 
 I  sandalini  di Celestina sono già al villaggio, insieme ai suoi  vestitini  lavati.  Lei  è  partita con i vestiti che le abbiamo dato e un bel paio  di  scarpe  nuove.  Al  ritorno  inizierà qui la scuola pure per lei, insieme  i  nostri bimbi del villaggio arcobaleno, coi vestiti di città. Chissà come la
 tratteranno  i  compagni...  Chissà  come  si sentirà lei... Sarà una sfida  nuova,  dura  come  gli esami di ospedale, ma Dio ce l’ha affidata e noi ci  affideremo  solo alla nostra debolezza e incompentenza per farci aiutare da  chi senza dubbio ne sa più di noi.
 
 Di  nuovo ci ringraziamo reciprocamente per aver visto un sorriso ammiccare  furtivo sul volto della nostra bimba in questi giorni.