Casa de los Niños, 6 agosto 2010
Sono stato in silenzio in questi giorni anche se avrei voluto comunicare subito il miracolo che è avvenuto quasi d’improvviso e che da tempo tutti aspettavamo: dopo alcuni incontri per mettere per iscritto l’accordo, mercoledì scorso, insieme alla Suora che mi vendette il terreno quasi 4 anni fa, siamo andati presso 4 tribunali per depositare il documento che mette fine a tutti i processi. L’abbiamo fatto insieme in modo da chiudere una volta per tutte questa assurda e triste storia.
Sí, tutto è finito: la Superiora delle Suore Francescane di Hallein, Anna Schmidhuber, ha firmato il documento con cui vende all’Associazione “Casa de los Niños” il terreno al prezzo che già abbiamo pagato da oltre tre anni.
Non sembra vero, come diceva qualcuno, ma è proprio tutto finito!
Viene da chiedersi il senso di questa storia assurda, ma non è il caso di perdere altro tempo. Guardiamo fuori dalla nostra finestra, quella dei sogni realizzati, guardiamoci negli occhi o scriviamoci per dire solo: grazie! era ora! che bello!
Oggi è festa in Bolivia, festa della nazione che compie duecento anni di libertà.
Vorremmo pure noi fare festa con tutti per celebrare questo momento che significa sperimentare il senso profondo della libertà, della liberazione da pesi insopportabili, e speriamo davvero di fare festa con tutti, prima o poi.
Devo ammettere che sperimento un incredibile senso di sollievo e che la stessa sensazione desidero comunicare a tutti.
Vorrei pure chiedere a ognuno di leggere nel fondo del proprio cuore la storia di questi anni condivisi a distanza per ritrovare lì il seme della gioia, della speranza e del bene nonostante tutto. Infatti, come spesso abbiamo scritto, il bene ha vinto anche questa volta. Noi non siamo più bravi né migliori di nessuno. Ci interessa il bene, ci interessano le cose buone, ci interessa aiutarci a vedere insieme le cose buone e vere con gli occhi del cuore partendo proprio dalla nostra esperienza di debolezza.
Stamattina mi è venuta incontro María René (6 anni), tutta vestita a festa, per abbracciarmi.
Stamattina è stata dimessa dall’ospedale la piccola Emili (3 anni, quasi) dopo 10 giorni di cure per frenare la sua leucemia.
Stamattina, appena svegliato, mi ha salutato felice l’altra piccola, Carolina (4 anni), l’ultima arrivata che ha sempre il volto sorridente.
Stamattina ho baciato il piccolo David che mi stava aspettando nella sua culla, pronto per la colazione.
AIDS, leucemia, idrocefalia, ..., bimbi nostri, bimbe nostre che in qualche modo hanno vissuto il nostro dolore di questi anni, ma che senza dubbio hanno sperimentato molto più dolore del nostro nelle loro brevi vite mi riportano alla realtà della nostra casa e della nostra esperienza per non fermarci a giudicare, per riprendere insieme la storia bella che ci accomuna, per continuare a costruire insieme questo sogno che non è per noi, per la nostra realizzazione personale, ma per abbracciare chi incontriamo sul nostro cammino e per condividere la speranza.
... L’altro giorno, quando ci siamo ritrovati -dopo anni- con la Suora e io le ho chiesto scusa, lei ha voluto sapere del nostro Centro. Quando le ho detto che qui vivevamo quasi 300 persone, lei ha commentato: “Allora, il sogno va avanti”.
Sí, il sogno va avanti, ed anche la gioia...
cena beneficenza castellarano
martedì 6 luglio - presso la festa PD - Castellarano
UNITI PER LA BOLIVIA
Info Grazia 338/1493245 fausto 335/7802883
La casa de los niños, la casita de paz
... 7 anni fa, circa in questa data, iniziava l’avventura della casa de los niños che in quel tempo chiamammo “casita de paz”. Iniziammo con niente, con qualche materasso per terra, al freddo dell’inverno appena iniziato, nella bellissima casa con piscina presa in affitto. Ci trasferimmo con alcuni bambini di strada che provocarono sgomento nelle prime amiche italiane che vennero a visitarci. La domenica, la casa si riempiva di altri duecento bimbi poveri del settore o del carcere femminile di Cochabamba. Le notti le passavamo in strada per cercare di ricuperare i nostri bimbi che abitualmente scappavano marinando la scuola...
... mi sono ricordato stasera di questo particolare perché nel pomeriggio ho rivisto per strada Max, con i capelli lunghi, sporco come un maialino, con un sacchetto di minestra in mano, con il suo sguardo allampanato per la droga. L’ho salutato con affetto, ma Max non si ferma mai quando mi incrocia per strada, solo mi sorride malinconico e se ne va incontro al suo destino. Max avrà ora 20 anni. E’ uno del centinaio di bimbi/ragazzi di strada che sono stati con noi all’inizio, a cui vogliamo un bene speciale. Ma con lui non ce l’abbiamo fatta. Come nel caso degli altri bambini, 7 anni fa lo rimandammo a casa, quando stava meglio. La sua mamma viveva nella zona tropicale, a 5 ore da Cochabamba. Dopo una settimana, Max ritornò sconsolato a Cochabamba a vivere per strada perché il nuovo marito della mamma l’aveva rifiutato e non voleva saperne di lui. Questo rifiuto significò l’addio di Max a ogni speranza di vita buona e da quel momento si lasció andare. Una volta lo tirammo fuori dal riformatorio facendoci garanti per lui. Ora non lo possiamo più tirar fuori nè dalla strada nè dalla droga. Ci incrociamo ogni tanto per strada, ma lui non si ferma mai perché è stato rifiutato e non trova in sè la forza per superare questa sconfitta e non si fida più di nessuno. Chissà se per lui riusciremo insieme a riaprire di nuovo uno spiraglio di speranza...
... domani primo luglio, è il compleanno di Anahí, che compirà 12 anni. Quasi nessuno la conosce perché è una delle ultime arrivate alla nostra casa. La tubercolosi mal curata le ha rubato la voce per sempre e quella sua cannula nella trachea, mascherata da un foulard, marca e delimita la sua vita di bimba, i suoi movimenti, i suoi sogni, i suoi giochi, le sue amicizie, le sue paure e i suoi capricci. Anche Anahí, che è una bellissima ragazzina, sorride a volte malinconica, ma lei non si è fermata davanti a una sconfitta e ha deciso lottare e guadagnarsi la vita facendosi protagonista della sua malattia. E poi Anahí ha una famiglia che le vuole bene, una famiglia povera ma dignitosa, una famiglia che si trasferirà da noi al più presto possibile perché qui l’ambiente è più salutare per il futuro di Anahí. Il fine settimana e in questo periodo di vacanze, Anahí va a casa sua perché è giusto così: vale di più mantenere il legame con la propria famiglia, anche se è povera, che caldo letto de la casa de los niños. Ma domani ci troveremo per farle festa insieme agli altri bimbi della casa, della nostra bella casa, disordinata ma bella perché ricca del sorriso, delle grida e dei capricci dei nostri bimbi.
.. e sempre domani dovrebbe arrivare da noi Emily, la vispa bimbetta di due anni che oggi è stata dimessa dall’ospedale e che ha la leucemia. Lei non è cosciente della gravità della sua malattia tanto sprizza felicità il suo volto. La chemioterapia, questa volta, ha avuto il sopravvento suoi suoi capelli, ma la dottoressa è fiduciosa sul suo futuro, Viene da noi perché la sua mamma, una ragazza giovane del campo che ha un altro figlioletto di 4 anni, ha chiesto aiuto per poter tener sotto controllo la bimba e in quella sua stanzetta in affitto, Emily si ammala continuamente di bronchite. E così noi ci siamo offerti e abbiamo pensato che uno dei nostri nuovi ambienti si potrà destinare alla famigliola di Emily. Emily noi l’abbiamo conosciuta attraverso il vetro della porta della sua stanzetta di ospedale, nel suo stato di isolamento per evitare contagi. Quella porta a vetri ci ricorda i momenti difficili quando conoscemmo María René in fin di vita, quattro anni fa...
... difatti, a un certo punto, ci fu un salto per la nostra casa: dai bambini di strada ai bambini ammalati, dalla casita de paz a la casa de los niños. E tanti volti e tanti nomi che sfilano sotto gli occhi del cuore che quasi non me li ricordo tutti: Maira, David, Toño, Luciano, Paola, Víctor Manuel, Teresita, Marianita, María René, Sabastián, Evita, Manuel, Jhonatan, l’altro David, Danielito, Roxana, Miriam, Mariano, Fabiola, Noelia, Nelly, Eli, Gladys, Ximena, Remi, Zacarías, Debora, Gina, Claudia, Damaris, Eugenio, Daniela, Giovanna, ...., ...., Laura, Katerine, Ari, Jacki, Wara, Evelin, Jazmine, Anahí, l’altra Anahí, Michelle, Wesley, Ronal, Jhonni, Vidal, Mateo, Luis Andrés, José Antonio, ... ... in questi giorni viviamo con Ari, Jacki, Katerin, Sebastián, David e Mateo (a dire il vero, stiamo ospitando pure 50 ragazzi del focolare che passano alcuni giorni di vacanza con noi e ne siamo felici!).
Quanto tempo si fermeranno con noi questi bimbi, non lo sappiamo. Difficile che David possa trovare qualcuno che lo adotti o che la sua mamma se lo riprenda, e poi noi non vogliamo separarcene. Difficile ritrovare la mamma di Jacki... In cambio, per il piccolo Mateo (per adesso si chiama così) è successo un miracolo. Lui compirà 6 mesi tra qualche settimana e pesa quasi 8 chili! E’ un bimbo tranquillissimo che mangia e dorme beatamente nella sua culla. Due mesi fa l’abbiamo portato all’ospedale per una grave infezione provocata dal tubo di drenaggio istallato nella sua testa. La meningite sembrava vincere sulla sua vita. Dopo un mese di cure, la sua testa si è rimessa a posto da sola e non c’è più bisogno di nessuno tubo di drenaggio (come quello che usano David e Jacky) e probabilmente lui potrà fare una vita normale. I medici non riescono a spiegare questa evoluzione così favorevole. Noi solo ne godiamo e ora possiamo sognare per lui una famiglia che l’accolga.
E lo stesso vale per il piccolo Luis Andrés che tra poco compirà 5 mesi. Pesava poco più di un chilo quando è arrivato qui e ora ne pesa 4. E una delle nostre famiglie ci aiuta nel curarlo. ... alcuni dei nostri bimbi sono già volati in cielo..., altri sono volati a vivere con la propria famiglia e li possiamo solo contemplare attraverso la nostra finestra magica... ... Marianita vive felice, legge bene, è una bimba bellissima ... María René è magrina, capricciosa, debole, ma è sempre la mia favorita: la vedo camminare come una sonnambola per la cittadella, contenta della sua casetta, della sua mamma e della sua sorella ... Evita gioca felice con le sue cuginette ... Manuel cammina e parla come un piccolo Pinocchio, e mi fa tanta tenerezza quando lo vedo per mano con la sua mamma stenca come lui... ... per ognuno dovrei appuntare una nota..., ma sono tanti. ... mentre scrivo queste note, rivedo le spalle di Max, questo pomeriggio, che mi passa e non si gira al mio saluto, ma tanto so che mi sorride. ... domani rivedremo Anahí che sorriderà felice per il suo compleanno insieme ai suoi “fratellini della casetta”, e vedremo il sorriso di Emily mentre si congeda dalla dottoressa e dalle infermiere dell’ospedale.
Storie e volti che ci uniscono e marcano la nostra vita e la vita de la casa de los niños.
Un palloncino rosa per Jacky.
“Oggi pensavo che la nostra vita, la vita di ognuno di noi é segnata da cose belle che sono: i sogni, le piccole conquiste, i gesti dettati dall’amore; e da cose meno belle che sono: i dolori, le mancanze, gli errori. Tutti facciamo ogni giorno questa esperienza e siccome trasuda dalle piaghe aperte del nostro essere dovremmo imparare a non giudicare mai nessuno perché non siamo migliori di nessuno.
Stasera pensavo che siamo fortunati perché Paola (la mamma gravemente ammalata ospite da noi per cinquanta giorni) ci ricorda, nel suo estremo tentativo di afferrarsi alla vita, nella sua lotta dura per arrivare al Cielo, che non c’é tempo da perdere e che il senso vero del nostro essere qui si concentra in un solo gesto di delicatezza versato sul suo corpo martirizzato dalle piaghe di una malattia crudele”.
Non è un pensiero di oggi ma del 7 maggio 2008. Ma può servire anche oggi, a due anni di distanza, per riprendere il senso di alcune scene della nostra vita, della nostra casa e della nostra cittadella.
E’ notte ed è silenzio intorno dopo una domenica di riposo e dopo un primo maggio che abbiamo condiviso con le nostre famiglie in una festa semplice che abbiamo chiamato: “festa della solidarietà” e che ci ha visti protagonisti del primo matrimonio di una delle nostre famiglie celebrato con commozione, come diceva giustamente il Padre Antonio, nella splendida e originale cattedrale della natura, nel parco qui fuori.
... La polizia si è appena ritirata dalla nostra casa riconsegnandoci una delle nostre mamme (l’ultima accolta qui con noi) ricuperata ubriaca per strada, con la figlioletta più piccola insudiciata perché caduta dalle sue braccia ed altre due bimbe che, pur piccole, da tempo vivono lo spettacolo di una mamma che non ce la fa da sola a sollevarsi e che è vinta spesso dall’alcool. E non è l’unica.
Stanotte la bimba piccola è accolta da un’altra delle nostre famiglie, con un’altra mamma che potrà allattarla con delicatezza. Le altre due figliolette sono state rifocillate e custodite dalla cura dei nostri amici mentre noi eravamo in visita all’ospedale. La loro mente dovrà riempirsi piano piano di ricordi buoni.
... Approfittando la bella giornata di autunno, con un cielo caldo e splendido, siamo usciti nel tardo pomeriggio con l’intenzione di portare i bimbi al circo, ma purtruppo l’orario non era appropriato così abbiamo deviato il desiderio di svago per i bimbi verso un vicino parco-giochi, un parco strapieno i bimbi e famiglie. I nostri nove eroi erano felici lo stesso. Dopo essere scesi dalla macchina ed entrati nella marea di gente, dopo un po’ mi giro e vedo avvicinarsi una signora e donare emozionata un palloncino rosa a Jacky. Mi stupisce questo gesto di gratuità bella di cui non intuisco la motivazione. Ci pensano Giulia e Giada (le ultime due amiche arrivate qui con noi) a darmene ragione. E’ che Jacky, appena scesa dalla macchina, si è aggrappata a una signora per salutarla e darle spontaneamente un bacio, pur senza conoscerla. E questa signora, commossa per questo gesto così semplice e delicato di bimba, qualche istante successivo, ha voluto contraccambiare con un gesto altrettanto semplice e bello: regalando a Jacky un palloncino rosa comprato magari lì per lì.
... Jacky è una bambina che tra poco compirà 12 anni, che da tanti anni –troppi- non ha una famiglia propria e che per questo motivo ha vissuto in tanti centri ma che è stata rifiutata per il suo carattere, per la sua malattia, per il suo umore che cambia da un momento all’altro, per i suoi capricci, per la sua difficolta nel camminare, per la necessità di cure speciali, perché non sa nè leggere nè scrivere, perché ha una valvola nel suo corpo perché il suo cervello ho degli scompensi, e soprattutto perché non entra nei canoni di “bimba normale”. Jacky difatti è una bimba “speciale” che non è mai sazia, di cibo, ma soprattutto di affetto.
Questa bimba, che magari rimane indietro quando scendiamo dalla macchina e che noi pensiamo inconsciamente che rimarrà indietro sempre nella vita è capace di sorprenderci nella marea di gente che ci circonda per la sua balzana normalità e spontaneità, e i suoi gesti “originali” illuminano con sprazzi di incoscienza infantile un pomeriggio già bello di per sè, muovendo all’amore, allo stupore e alla commozione altri cuori.
E i gesti buoni si moltiplicano.
E allora ti viene da pensare che con i bimbi i parametri di normalità che portiamo dentro di noi sono una beffa e una stupidaggine, e che al fianco di Jacky possiamo essere spettatori di un orizzonte di vita che ci sorprenderà sempre e che vedremo sempre regali, semplici e colorati, spuntare d’improvviso alle nostre spalle.
Stasera pensavo che siamo fortunati...
... un bacio, ... un palloncino rosa regalato a Jacky, ... la polizia in casa, ... una mamma ferita nella sua dignità e una figlioletta caduta per strada..., tesori di vita vissuta –nella drammaticità e nell’incoscienza-, raccolti e comunicati nel silenzio notturno della nostra vita, della nostra casa, della nostra cittadella.
Yo pienso en ti
La casa de los niños...
Ho aspettato a scrivere in questo periodo con la speranza di poter comunicare la buona notizia “della luna piena”, della conferma della sentenza di non colpevolezza e l’annuncio definitivo del mio rientro in Italia…, ma bisognerà aspettare ancora un po’: queste pratiche giudiziarie, infatti, richiedono più tempo del previsto. E’ solo questione di pazienza, ma tutto arriverà e spero potremo rivederci presto in Italia.
Intanto la vita qui a casa continua e sta riprendendo il suo ritmo quotidiano, tra confusione, errori, distrazioni, dimenticanze, gioie, delusioni e nascite, battesimi, compleanni, visite a tutte le ore in ospedale, corse, sospensioni e nuovi arrivi, fine delle piogge, sensazione dei primi freddi, piante di pruno che fanno i fiori fuori stagione, sprazzi di vita comunque che rendono la nostra esperienza normale, con una valenza di umanità bella e sofferta.
Non posso nascondere che nel mio animo è ancora ben viva la piaga dei mesi duri passati e che sento il bisogno urgente di un riposo e di uno stacco per ritrovare la serenità e la lucidità. E dimenticare tante cose, tante brutte esperienze, l’assurdità di accuse senza fondamento che hanno trovato modo di prosperare incredibilmente in animi poco scrupolosi...
Ma c’è stata pure la Pasqua, qui nella nostra casa, una Pasqua –come energia e spinta imperturbabile di bene definitivo- che ci ha accompagnati sempre, a dire il vero, durante tutti questi mesi, grazie all’affetto e alla partecipazione di tutti.
Una Pasqua che ci ha visti festeggiare nel salone della nuova scuola il battesimo di 15 dei nostri bimbi (includiamo tra questi bimbi chi bimba non è più, Agustina, la mamma di Evelin, che ha desiderato pure lei essere battezzata, accompagnata nella sua emozione dai carissimi Giovanni e Giulia). Mi immagino quante parrocchie conosciute, in Italia, sarebbero oggi orgogliose di poter festeggiare in un colpo 15 battesimi!
Una Pasqua preceduta e seguita da nuove nascite di bimbi e bimbe che non hanno ancora un nome ma che in modi diversi sono accolti nella nostra grande famiglia: la sorellina di David, il figlio di Ramona/Giovanna, il piccolo denominato Mateo, che è in ospedale. Per ognuno di questi bimbi si apre l’incognita del futuro, per le avverse condizioni, sia di salute che delle rispettive madri. La cosa strana, infatti, è che di ognuno di questi bimbi non conosciamo assolutamente il padre.
Tra le nascite, originali, di questo periodo, dovremmo pure sottolineare quella di Jacky, che tra poco compirà 12 anni, e che noi conosciamo da 6, e che per la nostra casa rappresenta una vera e propria nascita con tutto lo scompiglio che provoca in ogni istante, con la sua originalità, la sua bellezza, la sua malattia e i suoi attacchi. Ieri mattina la dottoressa ci ha letto il suo encefalogramma: ogni 10 secondi, un attacco, uno sparo ingiustificabile dentro il suo cervello di bimba.
Jacky è qui, nella nostra casa, lei la cui vita è un mistero per tutti, ma che sappiamo riconoscere come un dono del cielo, tanto per aiutarci a non rendere monotona la vita della nostra casetta. Con un certo spirito burlesco, qualcuno ha commentato che ora c’è la radio sempre accesa dentro queste mura (e anche fuori!).
... L’altro giorno sono andato a trovare un ragazzo che vive da 14 anni, da quando è nato, in un letto, praticamente abbandonato. Non parla, è cieco, non si gestisce da solo. Una nonna, anziana, spesso ubriaca, è l’unica persona che si incarica di lui.
Wilson è il nome di questo ragazzo che da vive da 14 anni la sua vita in un letto, senza contatti, in una stanza vecchia e brutta, in un paesino di campagna, sperduto tra le colline, a un’ora da Cochabamba.
Mi ha impressionato l’incontro con lui: quella stanza di fango, povera e sporca, il suo volto coperto di mosche, le sua mani che non si tendevano, la nonna che non sbiascicava neanche una parola in spagnolo.
Alle spalle del letto un poster del film “La passione” con una frase in grassetto: “Yo pienso en ti, ci penso io a te”.
Ci penso io a te, mi è sembrato il programma per la vita di ognuno di noi. Noi siamo fortunati perché c’è qualcuno che pensa a noi, magari senza che ce ne rendiamo conto. Ma siamo ancora più fortunati se possiamo pure noi pensare in qualcuno, che magari ha meno di noi, è meno fortunato di noi, soffre più di noi.
In questa frase ci vedo –forse con un po’ di superbia- il programma della Casa de los niños.
Senza ragionarci su troppo, abbiamo preso l’impegno di portare Wilson fuori da quelle pareti e nei prossimi giorni troveremo una sistemazione degna pure per lui. Parlando di lui, mi diceva giorni fa Matilde (Matilde è la mamma di Wara. Non ha ancora 30 anni, ha l’AIDS come la sua figlia, si prende cura giorno e notte tre ragazzini, fratelli, colpiti da distrofia muscolare): “Come non ricevere Wilson qui da noi? Io sono cresciuta in orfanatrofio, ho sofferto l’abbandono, la morte di mio marito, sperimento nella mia carne la piaga di una malattia crudele, ma ce n’ho ancora di forze e non possiamo lasciare un ragazzino da solo, abbandonato in un letto. Ne curo già tre, oltre a mia figlia, ma ne posso curare uno in più, che soffre più di me. Basta aggiungere un letto in stanza e non fare tante storie!”
Yo pienso en ti.
E’ un’altra tappa dell’avvenutura della nostra casa, non perché siamo bravi o perché ci sentiamo eroi. La debolezza che sperimentiamo ogni momento ci dà il coraggio di aprirci a chi è meno fortunato di noi e mantiene vivi i nostri sogni e li condividiamo perché non vincano i nostri problemi, perché nel fondo basta aggiungere un letto in stanza e condividere le forze che abbiamo, raccogliendo con commozione il mistero di chi pur nella sofferenza, nel dramma corre il rischio di farsi vicino a chi è solo, abbandonato, ammalato, piccolo, povero e sporco, ma davvero e sempre fratello nostro, sorella nostra.
5 x mille
La vigilia di Natale, l'Agenzia delle Entrate, ha accreditato sul conto corrente dell'Associazione ,l'importo relativo al 5 per mille 2006, e abbiamo subito costruito 3 case ... qualche settimana fa, sono stati resi noti gli importi del 5 per mille 2007 ... quasi 4 case ...
tutto questo è stato realizzato insieme a tutti voi!!! un GRAZIE di cuore da parte nostra e delle famiglie che ora abitano la Cittadella Arcobaleno
alleghiamo il volantino del 5 per mille 2009 con preghiera di farlo girare a più persone possibili...
Oggi hanno vinto le preghiere e l’amore di tutti voi!
Oggi hanno vinto le preghiere e l’amore di tutti voi! Ha vinto la verità anche se abbiamo sofferto per l’incertezza fino alle 14,15 e l’udienza iniziava alle 14,20. Alle 14 e 15 ci è stato comunicata la sentenza che ci dichiarava innocenti da ogni tipo di accusa o denuncia. Non siamo andati all’udienza perché non ne avevamo il tempo e perché non eravamo sicuri dell’imparzialità della giudice. Sapevamo che questa scelta significava ordine di arresto per noi, ma questa volta la giudice ha fatto un’eccezione e si è limitata a rimandare l’udienza per il giorno 31 marzo. Ma non ci sarà più nessun udienza perché più tardi anche la giudice è stata avvisata del verdetto della nostra innocenza e la prassi legale si concluderà lunedì prossimo con la conferma del verdetto. Anche gli avvocati delle suore sono stati avvisati, alle 15 e 15. Siccome non se l’aspettavano, loro reazione è stata quella di minacciare il Pubblico Ministero dicendo che domani faranno una denuncia pubblica sui giornali per il favoritismo nei nostri confronti perché -secondo loro- noi avremmo passato dei soldi sottobanco. Grottesca reazione tipica di chi è abituato a vincere corrempendo le autorità pubbliche. Noi ci siamo fidati solo della preghiera e dell’amicizia ed eravamo sicuri che la preghiera e l’amicizia avrebbero vinto. Queste righe sono di ringraziamento a ciascuno, per i messaggi che ci sono arrivati e per la vicinanza che ci è stata dimostrata. Grazie di cuore! Ora vorrei riposare un po’, vorrei riuscire a dormire e a riprendere il ritmo della vita normale senza l’ossessione di questi mesi. E poi spero poter andare presto in Italia per stare con mia mamma e magari poter salutare ognuno. Spero poter portare con me il piccolo Manuel che non riesce ancora a camminare bene ed ha bisogno di uno specialista. Sarà dopo Pasqua. ... quando stasera sono tornato a casa, sono venuti incontro tutti i bimbi. Anche loro ci sono stati vicini pur senza capire bene il senso di tutto quello che ci stava succedendo. Poi siamo andati a fare un giro sulla camionetta ed eravamo una quarantina. E’ un primo sengo di ritorno alla vita normale e pazzerella. ... sempre stasera, lo spicchio di luna si stava ingrossando, fin quasi alla metà. Prima di Pasqua sarà luna piena, luce piena nella notte, come avevamo scritto come buon auspicio qualche settimana fa. Grazie di nuovo e un abbraccio forte ad ognuno!
Casa de los niños, 19 - 21 marzo 2010
María René ha compiuto 6 anni! Ha superato la soglia dei 5 anni, ha superato le peggiori previsioni mediche ed è lì che cresce felice della vita! Sa già leggere e sa inventare storie fantastiche di bimba. E’ il quinto compleanno che festeggiamo insieme a lei! Ricordiamo con timore quel primo compleanno accanto al suo letto di ospedale, quando da poco l’avevamo conosciuta. Lei che non aveva espressioni serene sul volto per troppo tempo oppresso dal dolore e marcato solo dal chiudere-aprire delle sue palpebre. María René è uno dei simboli della nostra casa, una delle storie belle che oggi contempliamo con orgoglio dalla nostra finestra dei sogni realizzati. Lei è pure una bimba capricciosa, come quasi tutti i nostri bimbi. Significa che è una bimba come tutte le altre, che fa della nostra casa una casa normale, che deve crescere e che deve migliorare. Ma è pure il segno del trionfo del bene, del trionfo dell’amore e dell’amicizia, del credere e dello sperare contro ogni evidenza. María René è un frutto che abbellisce il giardino di vita e di dolore che cresce qui con noi, e ci accompagna e arricchisce il nostro cuore e ha aperto una scia per continuare a seguire la luce del bene, nonostante tutto. Ringraziamo Dio per la vita di María René e degli altri bimbi che sono venuti dopo di lei a riempire di gioia la nostra casa e il nostro cuore, la nostra famiglia grande. E proprio in questi giorni è arrivato pure... Non ha nome ancora: non sappiamo come chiamarlo. Ci è stato regalo all’improvviso, da un momento all’altro, per una chiamata telefonica dei responsabili locali degli minorenni. Ha solo due mesi: pure lui è ammalato, ma non sappiamo quanto. Credo che non abbiamo avuto neppure il tempo di fargli una foto. L’altra sera, quando siamo stati avvisati del suo arrivo, abbiamo riunito tutte le mamme della cittadella e molte di loro, che di figli ne hanno già tanti!, si sono offerte con entusiasmo per riceverlo visto che qui a casa, in questi giorni, abbiamo il nostro daffare per contenere gli slanci e le sorprese di Jacqueline. E così, il nostro piccolo senza nome, è ospite di una delle nostre famiglie. Una famiglia felice di riceverlo e di prendersene cura. Come si chiamerà questo bimbo, che dorme sempre, che ha una faccetta dolce e bianca? Non l’abbiamo ancora deciso, ma possiamo deciderlo insieme. Marzo è decisamente il mese degli arrivi per noi: negli anni scorsi, durante questo mese sono arrivati Sebastian, Manuel, Evita e Jhonatan. Ed ora il piccolo senza nome. Siamo un po’ matti a ricevere bambini così piccoli, ma alla fine la necessità fa crescere la solidarietà tra tutti e tutti ne godiamo. Quando l’altro giorno siamo stati a visitare questo bebé in un centro dello Stato dove era stato “parcheggiato” temporaneamente, siamo rimasti sconvolti dalle condizioni in cui sono tenuti tanti bimbi abbandonati. Ne abbiamo visti 26, piccolini e tutti ammalati, tutti nella loro culla, quasi immobili o in pianto per la malattia. Ci hanno fatto tanta pena e avremmo voluto portarceli tutti a casa... Chissà..., chissà che non si apra qualche porta di speranza per questi bimbi, qui da noi..., ma non possiamo giocare con la vita per ciascuno di loro... Alla fine di questo messaggio, che parla di vita, di bimbi, di speranza, vorrei chiedere a ciascuno una preghiera, una preghiera secondo lo stile di ciascuno, di chi sa pregare e di chi non sa pregare e non l’ha mai fatto e non lo farà mai. Domani è un giorno importante per questa vicenda legale assurda che ci tiene oppressi da tanti mesi. Domani si decide se andremo in carcere o se finalmente verrà fuori la verità. Da tempo ci tengono in sospeso assicurandoci che la verità sta venendo fuori, visto che ormai tutti la sanno, pure i giudici, ma siamo ancora in sospeso. Domani si decide. Non decideranno i giudici che finora non hanno dimostrato per niente di essere servitori della verità e della giustizia. Deciderà l’amore di tutti noi, di tutti voi che ci volete bene e ci accompagnate con affetto in questa bellissima seppur dura avventura. Deciderà la vostra preghiera, il vostro esserci vicini, accanto a noi. Questa volta siamo tranquilli e sicuri che verrà fuori la verità, che risplenderà il bene, finalmente. Ma volevamo che ognuno di voi ne fosse partecipe, volevamo che ognuno di voi ci fosse accanto in questo momento, come sempre, ma con un abbraccio del cuore un po’ più grande e più stretto. Speriamo che domani sera possiamo saltare di gioia tutti insieme e che presto possiamo rivederci. Sarebbe un regalo bello per tutti, in questo mese di marzo che segna l’arrivo di tanti regali per la nostra casa, che segna l’arrivo della primavera per voi che siete dall’altra parte del mondo! Vi ringrazio e vi abbraccio sin d’ora.
inaugurazione
Oggi abbiamo fatto l'inaugurazione della nuova scuola. Un passo in avanti fatto insieme a tanti amici che ci seguono e ci vogliono bene.
Una pioggia fitta, sul finire, ci voluto dar fastidio, ma nessuno -tranne me- si è fatto intimidire.
Nella scuola funzionerà pure il nuovo forno -pure quello benedetto- che ci è stato regalato da un sacerdote italo svizzero (nella foto) in memoria della mamma.
Ringraziamo anche per questo momento vissuto insieme!
Faccio vedere anche due delle ultime case in costruzione, che sono più grandi delle altre e che sono vicino alla scuola per proteggerla un po'.
Ari


david
Questa è la sorpresa degli ultimi giorni!
Gioiamo insieme perché tutti noi possiamo imparare da David a "stare in piedi"
contro ogni speranza e facendoci aiutare
9 febbraio 2010
Undici anni fa, il 9 febbraio del 1999, atterrai a Cochabamba, più o meno a quest'ora: le nove di sera. Alcuni amici erano ad aspettarmi all'aeroporto. Arrivavo da Santiago del Cile. Ricordo che ero felice di questo nuovo destino per la mia vita e l'avevo desiderato.
La Bolivia è diventata la mia patria e in questi giorni ho chiesto la nazionalità boliviana. Da quando li ho conosciuti, mi sono sempre piaciuti questo popolo e questa terra. Mi sono sempre sentito molto accolto e non ci è voluto molto per sentirsi parte di una famiglia di amici.
Il percorso di questi anni mi ha condotto qui nel nostro villaggio che oggi ha accolto di nuovo Ramona, delle tribú degli Yuquis, e probabilmente un bimbo nuovo, figlio di Martha e Candido, fratellino di Carlos, Hilda, Lidia e Juanito (qualche ora fa, infatti, abbiamo portato in ospedale la mamma che deve subire un parto cesareo, ma non sappiamo se è già stata operata). Loro sono la prima famiglia che si è trasferita nel villaggio arcobaleno, in febbraio di due anni fa. Loro sono i soggetti del racconto sul buon samaritano che mandai l'anno scorso, e credo che Hilda è il soggetto della bellissima favola che ha fatto il giro di tante scuole nel reggiano.
Oggi siamo in 245 a vivere nel nostro villaggio!
Io mi sento fortunato a vivere qui. Ho avuto la fortuna di veder spuntare ogni casa, di cogliere l'emozione di ogni arrivo, di condividere la sorpresa di ognuno che veniva a visitarci o a stare con noi.
Pure io mi emoziono e mi stupisco quando passeggio per il villaggio, verso sera o al mattino presto, e sento i bimbi che mi chiamano o le famiglie che mi salutano, e poi rientrano dentro casa per la cena o per la colazione.
Mi emoziono e mi scervello pensando ai nuovi passi che ogni giorno ci attendono.
Mi commuovo quando vedo che la nostra gente è felice, che i nostri bimbi scorrazzano contenti, che le mamme si aiutano l'un l'altra, che insieme troviamo il tempo per pensare a chi ha meno di noi, che non ci facciamo scoraggiare dagli inconvenienti e dai nostri errori.
E che ogni giorno sperimentiamo nuove conquiste.
E provo pure un sottile orgoglio interiore quando guardo dalla nostra finestra magica, quella dei sogni realizzati, e scopro che il bene coinvolge e trascina tanti.
Il mio desiderio pazzo, dopo 11 anni, è quello di vedere atterrare il famoso aereo che porta qui tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di questo sogno. Magari, anche più di un aereo, o forse aerei diversi in anni diversi per via delle ferie e degli impegni personali di ognuno. Ma credo che ci sia davvero un bisogno per tutti di stringerci in un abbraccio di ringraziamento muto per quello che i nostri occhi contemplano. Sí, siamo in 245! Siamo appena andati con Candido all'ospedale e abbiamo trovato Martha insieme alla figlioletta appena nata. Evviva! Benarrivata, piccola senza nome!
Il silenzio…
Questo è un periodo di silenzio…
C’è silenzio intorno, ed è logico perché è notte fonda. Nella cittadella tutto è spento per il riposo della notte. Solo qualche cane abbaia in lontananza. Le luci della città riflettono un giallo pallido sulle nuvole che da alcuni giorni nascondono l’azzurro del cielo.
C’è silenzio pure nel mio cuore: da tante settimane vivo nel silenzio incapace di vedere e di cogliere gli aspetti semplici della vita che continua a scorrere davanti a me, incapace di comunicare.
Ma stanotte mi ha colpito il silenzio e questo silenzio mi ha spinto a riprendere la comunicazione perché il silenzio è un aspetto della vita che scorre e bisogna saper cogliere pure quello.
Improvvisamente, infatti, capisco che non è necessario che tutto sia luminoso e chiaro, che tutto sia risposta ai nostri sogni e desideri; non è necessario che le parole riescano ad aprire gli orizzonti del cuore e delle emozioni per farci partecipi della vita che scorre e che ci lega da tempo, da tante parti diverse, in tante situazioni diverse.
Nel silenzio di questa notte, nel silenzio di questo periodo possiamo continuare a comunicare, possiamo continuare a partecipare di una vita bella, possiamo rendere più salda la nostra amicizia e i nostri sogni di bene.
Probabilmente il silenzio nasconde dolore, incertezze, disillusioni, sconforto e pure pene profonde.
Ma non possiamo allontanare il silenzio che è parte della nostra vita, che raccoglie tanti momenti della giornata di ognuno di noi.
Cogliere il silenzio significa rendersi conto della necessità di uno sforzo maggiore perché le nostre mani e i nostri cuori si incontrino in un abbraccio di affetto di cui forse abbiamo maggior bisogno in questo momento della notte. E ci devono essere tutte le nostre mani e ci devono essere tutti i nostri cuori perché sembrano aumentare le distanze in certi momenti della vita ed è necessario serrare le fila finché sia un solo cuore che palpiti.
Quando il piccolo Luciano, della tribú degli Yuquis, partì per il cielo, quasi 4 anni fa, rimasi per tanto tempo in silenzio, incapace di risolvere dentro di me il dolore assurdo della morte di un bimbo innocente...
Poi apparve María René nella nostra vita e dovetti uscire dal silenzio perché insieme accogliessimo lei che dalla morte era stata strappata come per miracolo: sere prima ci eravamo riuniti tutti insieme, con la nostra comunità, in silenzio, in preghiera, concordi, per chiedere il ristabilimento della sua salute. E così fu.
In questo nostro centro, in questa nostra cittadella, in questi nostri cuori, in questo nostro sogno stanotte accogliamo un nuovo compagno di viaggio: il silenzio.
E lui ci sorride perché non è più silenzio muto. Siamo, infatti, qui a mettere giù parole e a comunicare di nuovo prendendo spunto proprio da lui.
Ecco, dunque, il silenzio che ci accompagna e ci regala un tesoro di misteri che possiamo scoprire ognuno per conto proprio.
Ecco, dunque, il silenzio che viene stanotte ad arricchire la nostra storia e che ci strappa come per miracolo dalle nostre pene, riaprendo le porte della comunicazione che fa palpitare concordi i nostri sogni di bene.
Casa de los Niños, inizio del nuovo anno 2010
Siamo all’inizio del nuovo anno e siamo felici di poterci ricollegare con questi messaggi che legano gli Appennini alle Ande, che legano i cuori di tutti noi e ci aiutano a sentirci una sola e bella famiglia.
Non vogliamo pensare al male che ci è stato fatto (o che magari pure noi abbiamo fatto!), vogliamo solo pensare nel bene che possiamo fare tutti insieme.
Il bene costruisce.
Il bene ci fa bene!
Il bene è la ricetta sempre azzeccata per il cuore di ognuno di noi.
Il nuovo anno comincia con uno sguardo dalla nostra finestra magica, quella che ho pure trovato riproposta nei biglietti di auguri che mi sono stati mandati dall’Italia e che abbiamo gradito moltissimo!
Il nuovo anno è cominciato bene perché mi sono svegliato poco prima delle dieci, cosa che non succedeva per lo meno da 30 anni nella mia vita! E non è che avessimo fatto baldoria l’ultimo dell’anno. E’ che semplicemente mi è stato fatto il regalo di dormire: ciò che fa tanto bene pure a me!
Dalla nostra finestra magica vedo la nostra cittadella che sta prendendo corpo come un piccolo paese. Mi ricorda Toano, anche se in piccolo.
Vedo i nostri giovani muoversi felici e aprirsi alla stagione dell’amicizia e degli innamoramenti. A tutti noi è successo, a chi prima a chi dopo, a chi è andata bene e a chi ha dovuto soffrire più del previsto... Devo confessare che vorrei interferire negli “abbinamenti amorosi”, perché succede che dall’esterno si ha la pretesa di vedere quali sono gli abbinamenti migliori. Ma intanto i giovani li abbiamo sempre qui vicino, vediamo i loro movimenti e li possiamo tenere sott’occhio ogni momento, almeno così crediamo.
E poi ci sono i bimbi che aumentano di numero e che crescono pure loro. Credo che sono quasi 150 nella cittadella, tra bimbi, ragazzi e giovani. Anche su questo punto devo confessare che vorrei avere il tempo e la tranquillità per potermi fermare a giocare con loro, in giardino, ora che sono in vacanza e il tempo è particolarmente bello. Sono giorni d’estate pieni di sole e di caldo. Questo è pure il periodo delle colonie estive e in questi giorni siamo fuori con il primo gruppetto di loro, in un posto qui vicino alla cittadella, per farli uscire dal loro ambiente solito ed essere a loro totale disposizione. Sono stati giorni speciali di piscina, in posto molto bello che ci è stato prestato, e i bimbi ne sono rimasti felicissimi. Hanno tutti le spalle bruciate dal sole ma questo problemino lo superano con molta semplicità tanta è la gioia e l’energia che hanno in cuore e in corpo. L’energia che a me manca in questo momento notturno (mi si chiudono gli occhi e la testa mi cade..) , l’unico che rimane libero in questo periodo...
Cosa vorremmo vedere dalla nostra finestra?
Tante cose le abbiamo già viste, molte di più di quelle che speravamo o avevamo programmato.
Mi piacerebbe vedere atterrare nel nostro campo da calcio un boing 747 o 858, non so, il più grande che ci sia!, pieno di tutti voi che state leggendo questi messaggi. Non stiamo mica sognando o delirando: qui tutto può succedere! Vedervi scendere felici e impressionati, con una valigetta da viaggio, e potervi abbracciare uno ad uno, e mostravi orgoglioso il posto dove alloggiarvi, tanto qui di posto ce n’è tanto e ci arrangeremmo per poterci stare tutti. E ritrovarci ogni sera – per un mese almeno- a farvi conoscere tutti e a fare due chiacchiere, a cantare, a ballare, a giocare a nascondino, a raccontarci dei nostri sogni e a prendere insieme una tazza di latte con i biscotti visto che qui non c’è lambrusco. Mi immagino la faccia dei nostri bimbi al vedervi scendere dall’aereo, qui fuori...
Mi piacerebbe riabbracciare ognuno di quelli che sono già stati qui, in questi anni, e che siete tanti!, e rivederci diversi e uguali allo stesso tempo, magari con un figlio in più, e che rivedeste i nostri bimbi, i vostri bimbi, che pure loro sono cresciuti. Alcuni non ci sono più, fisicamente, ma sono presentissimi e un giorno torneranno su un arcobaleno di pace, coi loro volti luminosi a giocare e a sorridere con gli altri bimbi...
Mi piacerebbe vedere crescere in fretta tanti alberi qui attorno, e che tutto sia pieno di verde e degli schiamazzi di tanti uccelli, e che ci si possa sdraiare a contemplare il cielo sopra di noi, all’ombra di un grande albero, e sentirlo amico pure lui.
Mi piacerebbe vedere crescere in fretta anche le altre case che ci mancano per poter ospitare presto proprio tutte le famiglie amiche e bisognose, e condividere con tutti la nostra bella avventura di bene, e salutarci al mattino, quando si va a comprare il pane e il latte, e darci la buona notte la sera con una musica che diffonda le sue note per tutta la cittadella: la sinfonia della cittadella arcobaleno, o un rap dei sognatori, o non so proprio che altro pensare visto che non sono un gran conoscitore di musica. Ma che ognuno possa scegliere la sua ogni sera, a turno a suo piacere.
Mi piacerebbe che ci abbracciassimo così come siamo, coi nostri difetti e con le nostre cose buone, fregandocene altamente delle contrarietà, dei disappunti, dei problemi, delle difficoltà, delle diversità, puntando a una grande simpatia reciproca.
Mi piacerebbe che il piedino di Manuel si raddrizzasse una volta per tutte, e che lo vedessimo correre a perdifiato per i nostri giardini, incontro alla sua mamma e ai suoi fratellini. Poverino, lui che in questi giorni è mogio mogio perché gli fa male il piede ingessato: “Me duele, me duele”, si lamenta spesso con la sua vocina.
Mi piacerebbe che Sebastián trovasse pure lui la sua famiglia, finalmente.
Mi piacerebbe vedere il piccolo David in piedi, fare i suoi primi passi, e ridere a squarciagola...
Mi piacerebbe rivedere Celestina felice, ora che la sappiamo triste mentre pascola le sue pecore sui monti.
Mi piacerebbe che anche Jhonatan trovasse una sua famiglia ora che la famiglia di Gustavo è venuta a vivere qui da noi.
Mi piacerebbe che il Padre José fosse accompagnato da altri anziani qui nella nostra cittadella perché gli anziani sono preziosi per la vita, perché gli anni e il dolore li hanno resi forti e saggi, e qui abbiamo bisogno di esempi forti e saggi e abbiamo bisogno di fermarci ad ascoltare pure gli anziani e non solo i bambini.
Mi piacerebbe ospitare altri mille bimbi ammalati o soli, e per ognuno sognare il bene e vederlo realizzato in fretta perché insieme così lo abbiamo pensato.
Mi piacerebbe che ognuno di noi pensasse che tutto ciò è possibile ed è possibile l’impossibile e che non manchi mai la serenità per ognuno e che non ci spaventi niente, che non ci freni niente, che niente ci faccia diventare tristi.
Mi piacerebbe pensare che questo è l’anno più bello per la vita di ognuno di noi e ce lo gustiamo poco a poco ogni giorno, ogni istante, e ce lo auguriamo reciprocamente, e ci aiutiamo a costruirlo così, a vederlo così, a realizzarlo così.
Mi piacerebbe... , mi piacerebbe... , mi piacerebbe sentire il “mi piacerebbe” di ognuno di voi...
Mi piacerebbe riuscire a ringraziare ognuno, ma questo desiderio lo metto sul davanzale della nostra finestra: qualcuno lo consegnerà come si deve.
Casa de los Niños, Natale 2009
“Quando arriva Natale?”, chiede più volte ansioso Sebastian nei giorni che precedono questa festa così speciale per i bimbi e per i grandi.
Natale arriva così, nella Casa de los Niños di Cochabamba: è proprio Sebastian che mi sveglia in pianto alle 4 del mattino perché vuole andare in bagno e in stanza non c’è luce. Mentre lui è in bagno, guardo fuori dalla finestra, dalla stanza dei bimbi, per vedere come sarà il tempo. Le nuvole stanno riempiendo il cielo, mi dispiace proprio: ieri era una giornata bellissima, piena di sole ed anche a sera dominavano le stelle. Avverto i primi tuoni in lontananza. Prego, dentro di me, affinché non piova. In genere, a Natale, piove dopo le 4 del pomeriggio, quando la nostra festa è finita. Invece, quest’anno, la pioggia arriva sin dal mattino, rendendo la giornata triste e uggiosa: come faremo con i preparativi se la pioggia ci disturba?
A dire il vero, la sera prima, ci eravamo trovati tutti insieme per la messa e per scambiarci i regali a sorpresa. Ogni famiglia doveva pensare qualcosa di speciale per un’altra famiglia, senza farsi scoprire e senza spendere soldi: un regalo della fantasia e dell’amore. Una sorpresa molto riuscita e gradita da parte di tutti, con un abbraccio e un brindisi a suggellare questo primo momento di festa. Anche qui una sorpresa fuori programma: al momento del brindisi, spariscono 7 bottiglie di spumante. Non sapremo mai che fine hanno fatto, ma è Natale e non tempo di investigazione.
Alle 6 del mattino, chiamano per telefono: non è per fare gli auguri dall’Italia, come sempre succede a chi non tiene in conto la differenza di fuso orario. E’ una famiglia dell’altipiano che deve ricoverare d’urgenza una giovane mamma. Indichiamo che devono rivolgersi all’ospedale e non alla “Casa de los Niños”. Un’ora dopo, richiamano per dirci che nell’ospedale non ne vogliono sapere di loro. E’ sempre la solita storia: sono poveri, sporchi, non parlano lo spagnolo ed è Natale. “Non c’è posto per voi!”.
Così, alle 8, sotto la pioggia, cambio di piani: prendo un taxi e vado in ospedale. La cosa si risolve in una decina di minuti. Questa famiglia dell’altipiano sarà la prima a prenotarsi per il nostro pranzo. E’ al completo: bimba appena nata, mamma, papà e nonna. Hanno il vestito per la festa: sono poveri e sono dei nostri, magari imprevisti, ma ben accolti, in tutti i modi.
Quest’anno, il giorno di Natale lo festeggeremo in due posti diversi: qui nella cittadella e nella scuoletta della zona sud, Huayrak’asa. Prevediamo le presenza di 500 persone qui da noi e 200 a Huyrak’asa.
Siccome piove, altro cambio di piani: invece di usare gli ambienti della scuola, grande, appena terminata, ma in mezzo al campo e con tanto rischio di fango, sarà meglio prepare i tavoli nel salone grande, qui vicino a tutti. Facciamo la prova e ci stanno 65 tavoli da 8.
Alle 9 ognuno è ai posti di combattimento! Le mamme si incaricano del riso, delle patate, dei pomodori e dell’insalata. Del pollo si incaricherà un altro gruppo “specializzato”. Io mi incarico di comprare i 700 gelati! Nei giorni precedenti, sempre le nostre mamme hanne preparato 300 panettoni per ognuna delle famiglie invitate. Le Suore del Rosario (Suor Bruna) ci hanno da poco regalato gli apparecchi completi di un forno industriale per cui li spianiamo a tutto fuoco per le feste di Natale! Sempre le Suore ci hanno regalato 35 polli, giusto quelli che servono per la cena di Natale delle nostre famiglie della cittadella. Qui tutto arriva al momento giusto!
L’invito è per le 12, ma a mezzogiorno non è arrivato ancora nessuno: si saranno spaventati per il maltempo? Ma non piove più per cui possiamo terminare di decorare il salone di ultimare per bene gli ultimi dettagli. I bimbi e le bimbe della cittadella, guidati da Lucero (una mamma del focolare), hanno pronta la loro rappresentazione natalizia. Si sono ben preparati, coi loro vestitini, e fervono nell’attesa. Siccome le domeniche precedenti siamo andati a chiedere aiuto nelle chiese, sono arrivati tanti volontari, giovani e famiglie, per dare una mano. Io sono in cucina a lavare le pentole. All’una mi avvisano che nel salone non c’è più posto: è tutto pieno! E ci sono tante altre famiglie in arrivo. Come facciamo? L’idea viene dai nostri. Andiamo in falegnameria, qui fuori, a preparare, con i materiali da costruzione, tavoli e panche. Siccome non piove più, possiamo usare il giardino qui davanti al salone. Detto e fatto: in una mezz’oretta si improvvisano e si moltiplicano i tavoli e le seggiole, come si sono moltiplicati gli ospiti.
Alla fine, infatti, contiamo la presenza di quasi 700 persone qui da noi! Mai successo prima. Sono venuti proprio tutti! Di riso ce n’è abbastanza, ma il pollo dobbiamo dividerlo e dare pezzi piccoli ai bimbi. I gelati non li possiamo moltiplicare e alcuni rimangono senza, ma non se ne fanno un problema, tanto è bello e fraterno il clima che si vive tra tutti. Non distribuiamo neppure i panettoni perché non ne avremmo a sufficienza e qualcuno rimarrebbe male. Lo faremo nei prossimi giorni, così avremo una scusa per visitare di nuovo le famiglie.
La pioggia se ne è andata, un timido sole chi accompagna, i volontari che la prima volta arrivano da noi, sono molto felici: “E il più bel Natale della mia vita” ci confessa una ragazza. Un gruppo di giovani di una parrocchia ha portato 140 regali per i bambini. Ma i bambini sono oltre 300 e allora dobbiamo tirar fuori le nostre scorte. E ce n’è per ognuno.
Viene pure il Padre Antonio e lui si incarica della benedizione e del ringraziamento finale.
Con un applauso, verso le quattro, finisce questa festa di Natale. Un Natale sereno, in cui non ci sentiamo stanchi, in cui tutti hanno potuto dare una mano e sentirsi felici e accolti. Un Natale con la nostra famiglia, quasi al completo. Una famiglia grande ma bella. E anch’io mi commuovo un po’...
Abbiamo il tempo di pulire e mettere in ordine tutto, con calma e con l’appoggio di tanti. Lasciamo il salone ordinato così magari servirà anche per l’ultimo dell’anno. Anche il parco è ordinato, senza cartacce per terra.
Ci ritroviamo in una quarantina per la preghiera, alle 5 del pomeriggio, fuori, in giardino, davanti a Gesù e davanti ai fratelli.
Natale è la festa del ringraziamento e possiamo ringraziarci reciprocamente per una giornata tutta prioettata verso gli altri, verso gli ultimi, verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Non ricordiamo niente delle cose tristi dei giorni precedenti..., non ne abbiamo nè la forza nè il tempo.
Solo possiamo dire grazie e scoprire che il nostro cuore è più grande.
E la nostra cittadella sempre più bella!
la fine dell' anno scolastico
Casa de los Niños, 15 dicembre 2009 Stasera c’è stato l’atto conclusivo dell’anno scolastico qui nella nostra cittadella.. Il salone pieno di bimbi e di famiglie. Comuoveva il cuore vedere il salone pieno dei volti dei nostri bimbi tutti belli preparati per le loro rappresentazioni.
Commoventi pure i volti dei genitori, fieri dei loro figli. Commoventi le parole delle maestre che sono riuscite a conquistarsi, durante l’anno, l’affetto dei loro allievi. Stasera mi chiedevo da dove è venuto fuori tutto questo patrimonio umano che abbiamo sotto gli occhi, e che si muove con tanta autonomia .... mi azzardo a dire che è venuto fuori dall’amore di tutti, dal non fare programmi e dal credere che il bene dà frutti, che spuntano prima o poi anche senza che ce ne accorgiamo. I bimbi e le maestre hanno composto per la fine della serata una canzone dal titolo significativo. "Grazie". Grazie è la parola che viene fuori da ogni angolo della nostra cittadella, da ogni sguardo. Una strofa della canzone dice: Quando hai problemi, quando senti dolore, non ti dare per vinto che Dio ti veste con il sole. Noi ci sentiamo vestiti con il dono di una famiglia straordinaria, che non ha confini che trova sempre l’occasione per stringersi insieme a gioire del dono che rappresenta...
Casa de los Niños, 18 novembre 2009
In questi giorni siamo sempre in giro per la faccenda del processo in corso. Non abbiamo molto tempo per fermarci a casa. Siamo comunque fortunati per la presenza di tanti amici e amiche in questo periodo che ci danno una mano.
E la casa si trasforma e i bimbi ne godono.
Nadia a Javier dell'Argentina, Fabrizio di Roma, Giovanni di Carniana e Martina e Giulia di Roteglia, oltre a Giulia di Parma. E' una bella formazione per tener in piedi la nostra casa.
Ora è stato pure aperto l'asilo per i bimbi più piccoli di cui si incaricano le ragazze. Tutti poi sono intenti al tinteggio delle pareti, cosa che desideravamo da tempo, e che ora si sta facendo realtà. Sono state messe le tende nella stanza da letto dei bimbi, per separare i maschietti dalla femminucce: belle, colorate! Sulle pareti ci adesso tanti disegnini e dal soffitto pendono forme divertenti, fatte dagli stessi bimbi.
E' bello costruire insieme la casa che ora sta diventando davvero "casa de los niños". E tutti offrono il loro contributo.
Il piccolo Manuel è stato operato e il suo piedino sinistro dovrebbe diventare più dritto. Deve portare uno stivaletto di gesso per un mese e mezzo. Soffre abbastanza ma appena lo si mette davanti al televisore, gli passa tutto. Speriamo che questa volta sia quella buona e definitiva. David è sempre un tesoro di felicità.
Sul fronte del processo, vedremo le novità dei prossimi giorni. Oggi ci siamo incrociati per strada con l'avvocato delle suore che voleva con una bravata spaventarmi con il suo macchinone nero. Lasciamo perdere, tanto legge pure lui i nostri messaggi.
Dimenticavo di dire che venerdì, dopo la famosa udienza processale, siamo stati tutta la notte in ospedale per assistere Laura che era stata vittima di una violenza fisica da parte di alcuni giovani. Ora sta bene e oggi pure lei è uscita dall'ospedale. Non abbiamo, dunque, avuto neanche un attimo di respiro dopo l'udienza, per dire che la nostra vita deve continuare nello spirito che ci anima e che è quello di essere aperti sugli altri, sempre, e non pensare mai a noi stessi.
Un abbraccio e il ringraziamento forte a ciascuno per il dono dell'amicizia che ci sostiene.
Oggi è un giorno importante e decisivo
Casa de los Niños, 13 novembre 2009
Carissimi amici!
Oggi è un giorno importante e decisivo. Mi permetto di chiedere ad ognuno una preghiera semplice o un semplice ricordo nell'amicizia per chi magari non ha tanta domestichezza con la preghiera.
Alle 4 del pomeriggio ci troveremo davanti alla giudice, insieme a Tania, per fare chiarezza sul tema legale della compravendita del terreno in cui viviamo.
Io ringrazio Lucas e gli/le amici/che del Focolare per avermi insegnato la Comunione e la Fraternità gratuita sul modello delle prime comunità cristiane dove ognuno non considerava suo quello che aveva ma tutto era in comune tra tutti.
Ringrazio Tania e gli/le amici/che della Comunità per avermi insegnato a sognare il bene per i bambini e per i poveri, un bene non fatto di cose materiali, ma di amicizia spirituale, costante, quotidiana.
Ringrazio don Massimiliano e tutti gli amici e le amiche di Toano perché lì sono nato, in una famiglia povera ma cristiana, che ha formato il mio cuore.
Ringrazio gli/le amici/che della Casa de los Niños, in tutto il mondo, che siamo tanti!, per aver creduto e percorso con noi questo sogno ed aver dato forma ad esso in questo nostro villaggio che è un orgoglio per tanti e un piccolo seme di una umanità nuova, costruita sulla debolezza, ma fonte di bene e di gioia per tutti quelli che hanno modo di parteciparne.
Ci affidiamo a questo bene e non perdiamo mai il dono della gioia, del perdono e della possibile riconciliazione con tutti/e.
Vi abbraccio di cuore,
Ari
PS. So che gli avvocati delle "Suore" stanno leggendo i nostri messaggi: spero che pure a loro facciano bene
Il primo round è finito due a zero per noi!!!
La Giudice, infatti, ha fatto azzittire due volte il Pubblico Ministero e gli Avvocati delle suore, dicendo loro che era meglio si attenessero ai fatti e non alle illazioni. E ha rimandato l’udienza a venerdì della prossima settimana, così magari loro pensano a fondamentare un po’ meglio legalmente le accuse contro di me. E noi, intanto, abbiamo il tempo di far vedere alla Giudice che si tratta di una Simulazione di Reato, con pena tanto per gli Avvocati che per il Pubblico Ministero.
Sono usciti mogi mogi dalla sala, mentre tutti noi eravamo euforici, dopo tanta tensione. La battaglia non è finita, ma la soddisfazione di oggi ha fatto bene a tutti.
Nel corridoio, uno degli Avvocati delle suore, che è amico di Candy e Ivana, due delle ragazze della Comunità che lavorano qui a casa, si è avvicinato per chiedere loro cosa facevano in Sala. Loro gli hanno risposto: “Cosa fai tu qui, inventando accuse senza fondamento contro di noi: noi lavoriamo per quella casa contro cui tu stai combattendo!” “E’ che voi non conoscete la verità dei fatti.” “La verità noi la sperimentiamo tutti i giorni nella casa dei bambini e ci riempie di orgoglio!” “Ma c’è anche la verità delle suore e se voi la conosceste vi rendereste conto di quanti errori e inganni commette Aristide.” “Di frottole ne sanno raccontare tante quelle suore, e voi ne sapete ben approfittarvene.” “Però potete sempre dire ad Aristide che noi siamo aperti a dialogare con lui: tutto si può risolvere con un dialogo convincente.” “Glielo diremo di certo, e ti faremo sapere!”
Quanti soldi vorranno quegli avvocati spudorati? Le suore lo sapranno presto!
Tornato a casa, mi sono corsi incontro gruppi di bimbi per abbracciarmi e per darmi il “benvenuto a casa”.
Gli avvocati delle suore non potranno mai sperimentare la commozione e la gioia di una famiglia come la nostra.
Ringrazio tutti per essere stati presenti con me, a sostenermi, a incoraggiarmi, a fare il tifo per la verità e il bene.
5 novembre notte
"C'è sempre il pericolo, nelle vicende del mondo e anche nelle debolezze della Chiesa, di perdere la fede, e così anche di perdere l'amore e la fraternità. La storia ci insegna, poi, che non si esprime un'autentica comunione senza un travagliato sforzo di riconciliazione"
Oggi è il giorno difficile, il giorno in cui dovremo affrontare insieme le incognite della giustizia. Ringrazio Suor Bruna che mi ha mandato nei giorni scorsi la frase qui sopra, che riassume il senso di quello che abbiamo vissuto con lei, con voi e che ho provato a risolvere dentro di me in questo periodo.
Non vogliamo perdere di vista il sogno di amore e fraternità che si costruisce ad ogni istante qui, nel nostro villaggio, ma anche fuori, nel silenzio, nel dolore, ma sempre con tanta gioia e amicizia tra tutti.
Ieri abbiamo propiziato una riunione in Santa Cruz con le Suore per vedere se c’era la possibilità di arrivare ad un accordo. Ero stato da Vescovo, domenica sera, per spiegare la situazione al fine di riprendere in mano rapporti logorati da tempo. L’ho fatto col desiderio sincero di guardare al di là di tutto quello che è successo negli ultimi anni, per ritrovare insieme la serenità necessaria per poter andare avanti e ricostruire fraternità. L’ho fatto ascoltando il cuore e i fratelli.
Con le Suore, a Santa Cruz, ha parlato ieri il Padre Antonio, che è l’amico nostro, il Presidente dell’Associazione qui in Bolivia. E’ andato anche il Vescovo, e questo è un bel gesto da parte sua. Abbiamo fatto una proposta noi, credendo sempre nel bene e richiamando le Suore alla loro coscienza sui fatti che loro conoscono bene. Si è aperta una porta, anche se loro non ci hanno fatto conoscere nessuna proposta di accordo che hanno detto ci manderanno nei prossimi giorni. Vedremo. Continuiamo a sperare in un accordo. Vale di più mettersi d’accordo che credere di aver ragione.
Purtroppo, sempre ieri, io e Tania siamo stati accusati di truffa, dal Pubblico Ministero, per aver complottato insieme la compravendita del terreno delle suore per interesse economico nostro e di terzi. Questa accusa gravissima deriva da una dichiarazione della Suora Provinciale che ha firmato con me il documento di compravendita, e che mi accusa di tutto, la stessa che si è incontrata ieri con Padre Antonio per trovare un accordo.
Che dire?
Che siamo lontani dalla verità e dalla giustizia, che siamo lontani dal Vangelo. Ma la verità, la giustizia e il Vangelo, quello che abbiamo imparato dai nostri genitori, umili e poveri, dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle più esperti, sono lì, nella porta del nostro cuore ferito, nella nostra fede vacillante, nella debolezza della nostra vita, nel dolore di tutti quelli che simpatizzano per noi, negli occhi dei nostri bimbi e nella certezza di bene che è stata seminata in tanti.
Alle tre del pomeriggio, alle otto italiane, mi troverò davanti ai giudici. Dovrò difendermi, ma non vorrei attaccare nessuno. Mi hanno detto che qui le maestre si troveranno con i bimbi della scuola e con le mamme per pregare. Per i bimbi sarà un momento di incontro forse spensierato, ma importante, per sentirsi parte pure loro del nostro sogno di fraternità. Per me sarà il segno bello di sentirmi abbracciato dall’innocenza. E tutti siamo certi che il bene trionferà.
Vi abbraccio forte!
.... E’ ancora notte fonda e i piccoli Manuel e Sebastían stanno piangendo. Forse si rendono conto del momento difficile per tutti o forse è solo mal di pancia...
Mi viene da ricordare quanto scrissi il giorno del primo incontro con le suore, proprio tre anni fa, alla fine di ottobre del 2006:
28 ottobre 2006 (erano le tre di notte come oggi)
Ciao!
Volevo pure dirvi che oggi, finalmente, ci siamo incontrati con le suore. La superiora è venuta da lontano e mi ha invitato a prendere un caffè nel centro, in modo da parlare con più tranquillità. E' di origine austriaca. Sono rimasto contento della conversazione. Faccio una sintesi. Le suore vogliono vendere tutto il terreno, incluso la casa dove risiedono (due case) perché lì non si trovano bene. Si tratta di circa 5 ettari. Lo vendono non con l'intenzione di farci un affare, ma neppure vogliono regalarlo. Il prezzo che hanno messo è di 5 dollari al metro quadrato. Un prezzo irrisorio, rispetto alla zona e agli altri terreni che abbiamo visto. Il totale sarebbe di circa 250.000U$ (200.000 €). Chiedono che le suore possano fermarsi un anno, dal momento della vendita, finché non trovano un'altra sistemazione. A me è parso tutto molto ragionevole e ho risposto che saremmo contenti di comprare tutto il terreno, soprattutto perché ci dà la possibilità di realizzare lì tutto quello che abbiamo in mente. Anche il prezzo è molto inferiore a quello che avrei immaginato. I soldi non li abbiamo, ma potremmo darli in varie quote. Abbiamo circa la metà e credo che, se le cose vanno bene, potrei chiedere qualche prestito ai miei parenti, tanto per dare un'idea. Il posto è molto buono. Voi cosa ne pensate? La cosa sarebbe quasi immediata. Lunedì andrò dalle suore per vedere bene il terreno e per prendere in considerazione i documenti di proprietà.
Oggi María René non sta bene: è molto spenta, non mangia e non beve. Dorme... La diarrea le è passata, ma ha qualche altro disturbo che non riusciamo a identificare. Sono un po' preoccupato, anche se la sua dottoressa, con cui ho appena parlato per telefono, mi ha detto di stare tranquillo. E' molto strano, per me, non vedere sorridere MR..., e vederla tutta mogia mogia...
Vediamo come passa la notte...
Vi abbraccio!
Ari
Questo messaggio di tre anni fa mi aiuta a ricordare che non ci interessava il terreno, l’affare, come dice l’accusa di oggi: “delitto di truffa per interesse economico nostro e di terzi.”
Ci preoccupava, allora come oggi, la salute dei nostri bimbi.
E’ triste e duro dirlo, ma è la verità: alle suore, che dicono di essere figlie di San Francesco, interessano i soldi e per racimolarli sono disposte a dire tutte le bugie del mondo e a mandarci in carcere.
A noi ci preoccupa invece che i bimbi stiano bene, e che i nostri bimbi, le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri fratelli e le nostre sorelli, che tutti noi possiamo coltivare nel cuore la gratuità per costruire insieme una fraternità bella, senza interessi, senza rancori, senza giudizi, senza condizioni, senza divisioni, senza barriere di fede o scelte personali.
I bimbi, con la loro innocenza e semplicità, continuano a insegnarcelo. Bello se possiamo assomigliarci e diventare come loro.
grazie
Casa de los niños, 28 ottobre Carissimi, carissime, grazie per avermi risposto in tanti/e. Così è più facile affrontare questo momento. Noi andiamo avanti in tutti i modi e non ci facciamo spaventare dal potere dell'ingiustizia e della falsità perché il bene vince sempre sul male, e sta già vincendo grazie all'appoggio e alla volontà di tutti noi. Non ci faremo nè dividere nè abbattere dal male e dalla menzogna. Vi abbraccio forte insieme a tutti qui. Ari
Casa de los Niños, 26 ottobre 2009
Oggi c'è stata la prima sconfitta sul terreno penale con le suore. La giudice, che è una persona onesta, non ha preso in considerazione il nostro ricorso di sospensione del processo e ha accettato la richiesta degli avvocati delle suore di sottopormi a misure cautelari. Avremo l'udienza il 5 novembre, il giorno del compleanno di mia madre. Che bel regalo sarebbe per lei sapere che suo figlio corre il rischio di andare in carcere per aver comprato un terreno su cui realizzare il sogno di costruire un villaggio per bambini, famiglie e giovani emarginati, persone che mai avrebbero potuto sognare un futuro degno per la loro vita senza l'Associazione Casa de los Niños, senza il Movimento dei Focolari, senza la Comunità di Sant'Egidio in Bolivia, insieme a tanti altri amici e tante altre amiche ? della chiesa e non della chiesa, che importa!- che nonostante tutto continuano a credere e a resistere con noi...
E' triste essere sottoposti a un processo per sognare di voler bene ai poveri, ai bambini ammalati, alle persone in carcere, ai ragazzi di strada, ai soli di questo mondo frettoloso, chiuso, indifferente che sembra aver perso di vista l'orizzonte del bene senza interessi...
Anche nella Casa de los Niños, anche nel mio cuore fioriscono momenti di sconforto... Ne prendiamo atto insieme perché questo sconforto ci avvicina a chi più soffre e ci fa fratelli nella solidarietà e nella simpatia del dolore comune. Dobbiamo imparare a ringraziare anche per questo e a non giudicare e a non perdere la serenità, per continuare a voler bene, per continuare a sorridere e far sorridere.
... questo pomeriggio sono arrivati alla Casa de los niños i compagni di scuola di Celestina, dall'altipiano, insieme al loro maestro, per passare due giorni con noi ed aiutarci a rendere più facile il rientro a casa di Celestina, ora che sta bene. Sono venuti anche per respirare il clima della città e l'euforia di tante cose nuove che abbagliano per un momento la vista, loro che vivono in un mondo che si è fermato a mille anni addietro. Sono bimbi e bimbe bellissimi/e. Giulia e Martina, qui da noi da una settimana, sono rimaste impressionate dalle lunghe e curate trecce delle bimbe. Sono bimbi e bimbe che non parlano con altri: sussurrano tra di loro piccoli e grandi segreti che difficilmente potremo scoprire noi. Ma sono pure bimbi e bimbe che godono dei giochi semplici, delle capriole, e dell'estensione verde dei nostri giardini e guardano con impazienza l'azzurro della piscina qui sotto. Non chiedono mai niente, accettano tutto con timidezza e si fanno guidare. Sono intelligentissimi, l'intelligenza di chi vive con niente, di chi si muove al ritmo della natura e delle stagioni. Sono felici di stare con noi e noi siamo felici di averli qui in questi giorni.
Quando vengono, ne approfittiamo per regalare vestitini e per lavarli, prima di andare a letto. Superata la timidezza del momento e accativati dalla doccia con acqua calda ?mai sperimentata prima!- accettano di farsi aiutare. Lavarli, sgrassarli, insegnare ad usare lo schampo o il dentifricio, sono momenti di una vita che marca solo l'essenziale e riporta la serenità, ridimensionando lo sconforto.
A me è toccato comprare i vestitini e tagliare le unghie dei piedi ai bimbi, mentre Fabrizio, dei Castelli Romani, si adoperava ad asciugare i capelli col fon, uno strumento senza dubbio considerato infernale per questi bimbi!
Prendere i loro piedini tra le mie mani, togliere lo sporco rimasto tra le unghie, nonostante il superlavaggio, vincere le loro paure di essere trafitti dal tagliaunghie, curare le loro ferite, sentire il duro dei talloni e della pianta del piede per la continua lotta contro l'asprezza della natura altiplanica mi ha aiutato a non perdere di vista l'essenziale, a non farmi vincere dallo sconforto e a continuare a lottare.
Anche il mio cuore deve subire tagli, e rendersi duro e resistente per continuare a battersi per il bene. Grazie, bimbi e bimbe, che siete scesi dall'altipiano per entrare pure voi nell'orizzonte della Casa de los Niños, che vuole abbracciare tanti e lanciare ponti di amicizia e di bontà, nonostante le sconfitte.
Dalla finestra dei sogni realizzati...
Ogni tanto trovo il tempo di fermare gli occhi e il cuore per dare un'occhiata dalla finestra magica, quella che dalla nostra casetta si proietta fuori e vede scorrere davanti a sè il volo dei nostri sogni che come per incanto si materializzano. E' proprio vera quella frase che usiamo spesso: l'essenziale - i sogni realizzati - si vede solo con gli occhi del cuore.
Giorni fa, per esempio, godevo al vedere -qui sotto la nostra finestra magica- il salterellare gioioso in giardino della nostra piccola Eva. Giocava felice insieme ai suoi cuginetti, e il suo volto brillava per la spontaneità e la fantasia che fa inventare ai bambini, dal nulla, ogni sorta di divertimento. Quel volto sereno di bimba felice e spensierata ha allontanato per sempre il ricordo della tristezza e del dramma delle bruciature sulle sue guance, dolore vissuto dentro la sua famiglia, e che l'ha portata qui da noi per curarla e ritrovare il senso di una vita che prima - assurdamente- era considerata sprecata per lei.
Vedo salterellare giocosa la piccola Evita, e allontanarsi dalla nostra finestra, dal nostro giardino, e correre incontro alla sua mamma, che l'aspetta un poco più in là. Evita non alza lo sguardo verso la finestra magica. Lei ora ha il suo orizzonte: un casa, una famiglia, una mamma, dei nonni, dei cuginetti, degli zii a cui rivolgere il suo sguardo e il suo cuore. E non ha certo rimpianti. Evita è l'immagine della serenità conquistata che passa sotto la nostra finestra. E io, ingenuamente come i bimbi, ringrazio l'asino che le salvò la vita, anni fa..., e la portò qui. E questo mi fa felice, immensamente.
Con una certa commozione, invece, e quasi con un nodo in gola, dalla finestra dei sogni realizzati fisso spesso il mio sguardo, in questi giorni, sul piccolo Manuel (lo conoscemmo in ospedale proprio quando andavamo a trovare Eva, ricoverata là per oltre un mese appena arrivò da noi). Ogni fine settimana, ed anche a metà settimana, la mamma Wilma, insieme agli altri due fratellini, Carla e Martín, lo viene a prendere per portarselo a casa, la casetta nuova, lá fuori, nel villaggio arcobaleno, una casa con finestre, con letti, con cucina, con la luce e l'acqua calda, con un bagno nuovo, una casa vera, insomma, mica il tetto di lamiere all'aperto sotto cui vivevano prima. E Manuel applaude felice e grida: »Mami, mami!«, e poi si lancia con le sue gambette curve verso la sua mamma che l'aggiusta, come tutti i bimbi poveri boliviani, nel suo aguayo (tela) colorato, e se lo mette a tracolla. E Manuel ci saluta e se ne va felice, barcollando sulle spalle della mamma, verso la sua casetta in compagnia della sua famiglia, quella vera. Piano piano Manuel si stacca da noi, dalla nostra casetta... L'abbiamo pensato così e così si sta realizzando... La famiglia di Manuel è la più povera del nostro villaggio arcobaleno, ma è la sua famiglia, è il suo tesoro, e questo non ha prezzo, e questo supera qualsiasi povertà materiale. E poi la sua famiglia è qui con noi! Manuel ha imparato a camminare, sta imparando a parlare, e sta riprendendo vita dentro la sua famiglia e sta dando vita alla sua famiglia.
Il nodo in gola è perché il duro Ari, che non piange mai, vede uno dei suoi angioletti sparire piano piano dietro l'angolo del giardino e la separazione si sente... Dalla finestra dei sogni realizzati oggi abbiamo salutato Lisa che è partita per rientrare in Italia, dopo questi bei mesi della sua vita che ha voluto regalarci. Anche lei ha voltato l'angolo e non la vediamo più qua fuori, come non vediamo più tutti gli amici e le amiche che quest'anno e gli anni scorsi hanno condiviso con noi la loro vita: e con tutti abbiamo costruito un rapporto molto, molto bello! E anche qui si sente lo strappo, la separazione, perchè non abbiamo vissuto invano questi mesi insieme!
Ma dalla nostra finestra magica continuiamo a vedere Lisa, e continuiamo a vedere tutti. Vediamo i bimbi che si fanno abbracciare, vediamo i bimbi che si fanno chiamare, vediamo i bimbi che si fanno coccolare e viziare, vediamo i bimbi che si fanno lavare, vediamo i bimbi che si fanno raccontare una favola prima di addormentarsi, vediamo i bimbi che hanno adesso un cuore grande che abbraccia tutti gli amici e le amiche che li hanno curati in questo tempo. Vediamo l'amore, l'affetto e la simpatia di tutti che riempiono il cuore dei bimbi e il nostro cuore.
Da questa finestra contempliamo il senso della nostra casa e del nostro villaggio che danno vita, danno significato a tutti i piccoli gesti, e seminano speranza e gioia, e un po' di bene. Dalla nostra finestra vediamo tante rondini portare in cielo il grazie di tutti noi per chi è volato fin qui a condividere la sua vita e a farsi contagiare dalla bellezza e simpatia dei nostri piccoli...
il villaggio dal satellite
che meraviglia vedere quanto è stato realizzato in quasi tre anni con l'aiuto di tanti amici.

daniel
Casa de los niños, 9 ottobre 2009
Carissimi e carissime! Ringraziamo di cuore per tutto l'affetto che ci avete comunicato al ricevere la notizia dell'arrivo di Daniel nella nostra casa, ieri pomeriggio. Si sente che siamo davvero una famiglia unica sparsa nel mondo, e questo è un regalo immenso!
Questa notte, il piccolo Daniel è volato in cielo, per raggiungere Toño, Paola, David, Zaida, Luciano, Marina e tutti i nostri che in qualche modo questa nostra casa ha unito. E' volato circondato dall'amore di tutti noi, l'unica cosa che potevamo offrirgli, quella vera.
Stavamo preparando il suo latte e lui con gli occhi aperti ci ha guardati come a volerci salutare. Ora, con la sua mamma presente, con tutti i bimbi della scuola e con tutte le famiglia, nel mezzo del nostro villaggio, andremo a salutarlo e a ringraziarlo, anche a nome vostro che l'avete conosciuto solo per foto, un attimo prima della sua partenza per il cielo.
Noi siamo felici, pur nel dolore. Ringraziamo Daniel di averci regalato questi ultimi istanti della sua vita nel cuore della nostra casa, nel cuore del nostro villaggio, nel cuore delle nostre intenzioni che sono solo di bene per tanti.
Lui rimane con noi!
Siamo proprio una bella famiglia!
Un abbraccio forte, forte a tutti e tutte.
Ari con tutti e tutte del villaggio arcobaleno e della casetta de los niños
.... le sorprese continuano....
guardate il nostro David ....al suo arrivo, quasi un anno fa , era ridotto quasi un vegetale che non riusciva nemmeno a stringere tra le manine il suo biberon.... eccolo ora !!!!

arriva daniel

Un po' fuori programma, ma con tanta trepidazione, annunciamo l'arrivo di Daniel nella nostra casetta!
Daniel ha 7 mesi, è nato il 5 marzo. Ha l'aids, pesa meno di 3 chili, ha un sacco di complicazioni al cuore e ai polmoni, non vive senza ossigeno, ma noi siamo felici di averlo qui.
Come sempre, i pronostici dei medici sono duri: 5 giorni di vita.
E noi diciamo: e siano pure 5 giorni di vita, ma che siano 5 giorni di affetto costante per lui. Noi ci impegniamo qui e chiediamo l'impegno di tutti lì!
Oggi abbiamo cantato davanti alla sua culla, anche perchè era il compleanno di Jhonni, uno dei tre fratelli in carrozina. Lui ha aperto gli occhi e ha mosso la sua bocchina.
Anche per lui abbiamo un sogno di bene e lo manterremo in ogni istante.
Ogni bimbo è un regalo immenso!
E' stato bello, stasera, vedere come tante mamme del villaggio sono venute a trovare il piccolo Daniel, a offrire vestitini e copertine, latte e disponibilità per accoglierlo. E' capitato pure il Padre Antonio, e allora presenti tutti insieme, davanti alla sua culla, l'ha battezzato con tanta semplicità in segno di accoglienza nella nostra casa e nel cuore di tutti noi. L'acqua è segno di purezza, l'acqua è un elemento indispensabile di vita. Toglie la sete. Ci immette nel circolo della natura e dell'universo. Siamo dipendenti dall'acqua e questa ci fa dipendenti gli uni dagli altri, ci unisce.
Daniel è entrato nel nostro villaggio, nella nostra casa, nel nostro universo che abbraccia tanti nel mondo, per unirci con la stessa semplicità e purezza dell'acqua.
Daniel ci è stato affidato, non importa se sarà per 5 giorni, per 5 ore o pochi minuti. L'amore di tutti l'ha avvolto e l'ha sigillato come piccola perla di luce per la realizzazione del nostro sogno.
Ben arrivato, Daniel!


Festa di San Francesco, festa della pace
Sono le 4 del pomeriggio e tra poco ci riuniremo nel nuovo salone per pregare insieme e chiedere la pace, affidandoci a questo grande amico che si chiama Francesco di cui oggi ricorre l'anniversario...
Apro una parentesi. Dove abbiamo costruito il salone, le suore a cui abbiamo comprato il terreno –e che sono Francescane!- avevano un luogo chiamato “La Porziuncola”. Tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di essere stati ad Assisi conosciamo quel bellissimo angolo di cielo che si chiama Porziuncola, dentro la Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove si ritirava Francesco. In quel piccolo angolo, Francesco comprende chiaramente la sua vocazione a servire i poveri e sempre lì Chiara viene accolta nella famiglia di Francesco. A quel piccolo tempio è legata il perdono di Assisi (parola importante per me, in questi giorni!). Nella Porziuncola, Francesco raduna ogni anno i suoi frati nelle riunioni generali, per discutere le regole del suo gruppo, per ritrovare di nuovo l’entusiasmo e per andare avanti a servire i poveri, secondo il Vangelo di Cristo. Vicino a quel luogo, Francesco se ne andò in Cielo la notte del 3 ottobre 1226.
L’ambiente dove è situato il nostro nuovo salone, grande, e capace di ospitare 400 persone, si chiama “Paola Marasa”, la mamma di Teresita e Víctor Manuel, a ricordo suo, dei suoi 50 giorni passati insieme a noi.
Felice casualità: ieri sera, sabato, per la prima volta, con tutte le famiglie –grandi e piccoli- della cittadella Arcobaleno ci siamo ritrovati per decire insieme le regole della cittadella. Eravamo in tanti e tanti hanno parlato e detto la loro opinione, liberamente. E ne sono venute fuori tante belle proposte. Come le metteremo in pratica, sarà tutto da vedere e da studiare insieme, nella prossima riunione.
Stamattina, approfittando della bella giornata di sole, sono andato in giro per la cittadella a fare foto. Da tempo volevo ringraziare visivamente tutti gli amici e le amiche che sono stati/e con noi durante questi mesi! Lo faccio perché mi nasce dal cuore! Già una volta l’ho scritto, ma lo volevo pure far vedere. E mi piace ripetere i nomi perchè è importante e bello poter tenere ognuno nel cuore, perché ognuno ha curato un particolare: Martina e Giovanni di Genova; Matteo e Lisa (che è ancor qui, per fortuna) di Casina e Leguigno; Elisa e Massimo di San Michele di Sassuolo; Elisa di Treviso; Mario della Sardegna; Sara e Gianluca di Salerno; Marcella di Modena; Eleonora di Roma; Coralba di Rimini; non sarebbe necessario ricordare Nicola di Castellarano perché tra qualche settimana sarà di nuovo qui, ma un bel segno l’ha lasciato pure lui! E qualche mese prima erano state con noi: Nicole di Reggio e Sara di Tressano, oltre all’amico Fabrizio dei Castelli Romani. E come non ricordare i 7 mesi di Isa di Brescia! Sono stati con noi anche alcuni ragazzi della Spagna, legati al Focolare, che ricordiamo con molto affetto per i progressi medici che riscontriamo ogni giorno di più in Manuel e David. Giuliana, Tullio e Bianca, la famiglia di Chiara, di Parma -amici di Giulia-, hanno vissuto in una delle nostre casette e al loro talento dobbiamo tanti particolari di colore e di bellezza che ci accolgono appena si entra alla proprietà. Le foto probabilmente non rendono la spontanea simpatia creatasi e il contributo concreto di ognuno che rende più bello e accogliente il nostro centro... Ognuno dirà. E ognuno ha lasciato il proprio tocco e il proprio “sigillo”: nei fiori davanti alle case, nei doni, nella minuziosa cura degli ambienti, dentro e fuori, e nell’ordine dei vestiti e degli armadi, nelle idee e nelle proposte, nelle fantasie culinarie, nello stupore e nella difficoltà ad agire di fronte agli imprevisti (leggi certi scoppi della pancina e del sederino di Sebas, Evelin, Manuel ed altri che senza dubbio non potranno mai dimenticare Marcella, Lisa ed Elisa!), nei momenti condivisi con i bimbi e nei sogni per ciascuno di loro.
... Lo voglio ripetere perchè questi 20 anni che ho passato in Latino America mi hanno insegnato l’importanza della riconoscenza, la riconoscenza che costruisce una vita e lascia un sigillo forte nel cuore. La nostra casetta, il nostro cuore, i nostri bimbi, le nostre famiglie, il nostro villaggio –che ora si può vedere bene anche dal satellite!- vivono e sono marcati dall’amore di tanti: giovani, famiglie, coppie, mamme, nonne... Sono tanti quelli che sono venuti qui a dare una mano, a farsi conoscere e a conoscere, ad amare concretamente e a farsi voler bene...
Sono tanti quelli che continuano a credere e a spingerci a sognare pur non essendo mai venuti: giovani, famiglie, coppie, mamme, nonne e pure bimbi (difficile per loro viaggiare)...
Sono tanti quelli che vivono qui: giovani, ragazzi, famiglie, coppie, mamme, nonni, nonne e soprattutto bimbi. Sono loro la ragione d’essere della nostra cittadella, dei nostri sogni e dei nostri sforzi, sono loro il regalo del nostro cuore.
Sono tanti quelli che lavorano qui, dentro queste mura: soprattutto ragazze, ma anche giovani e persone mature. Da dentro si vedono pure gli errori, che sono tanti, ma nessuno si tira indietro.
A tutti vorrei chiedere una cosa importante, che non è un favore ma un desiderio forte per poter andare avanti bene, insieme, e costruire ogni giorno di più il nostro sogno: un arcobaleno che abbraccia tanti e che fa fiorire il sorriso e la felicità sul volto di chi è piccolo, debole, dimenticato, soffre abbandonato ed emerginato.
Come alcuni sanno, è iniziato un altro processo contro di me, di nuovo sulla base di prove e argomenti falsi. E già venuta la polizia, più volte, anche di notte, a cercare di spaventarci, mandata da gente senza scrupoli che crede e si muove solo per soldi e non certo per seguire la verità.
E’ già stato chiesto l’arresto preventivo per me perchè sono italiano e sono un tipo pericoloso che inganna la gente...
Lasciamo da parte la rabbia, manteniamo questa incredulità di fronte a gesti di persone e istituzioni che dovrebbero difendere il bene, ma non giudichiamo nessuno.
Non lasciamo che distruggano il nostro cuore e i nostri sogni.
Per questo, vorrei rileggere insieme a voi questo bellissimo testo di Martin Luther King che parla del suo sogno (ho aggiunto qualche correzione mia). Così ci faremo guidare nel nostro agire e nei nostri pensieri:
“...In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste... Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell'odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza... Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza della menzogna con la forza dell'anima... Non possiamo camminare da soli...
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre insieme, in avanti. Non possiamo tornare indietro...No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia, la verità e il bene non scorreranno come l'acqua, e il diritto come un fiume possente...
...In qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione… Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie e i problemi che ci circondano in una bellissima sinfonia di fratellanza... Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio, i figli di questo nostro sogno sapranno cantare con significati nuovi: villaggio mio, di te, dolce terra di libertà e di bene, di te io canto; terra dove morirono i nostri bimbi e le nostre mamme, terra orgoglio di chi ci visita, da ogni casa risuoni la libertà e il bene.
...Laggiù nell’Alabamba, con i suoi razzisti rabbiosi, con il suo governatore dalle cui labbra sgorgano parole di interferenza e annullamento, proprio lì in Alabama, un giorno bambine e bambini neri prenderanno per mani i bambini bianchi come fratelli e sorelle. Oggi ho un sogno. Quando lo faremo echeggiare di villaggio in villaggio, di casa in casa, di cuore in cuore, saremo in grado di far avvicinare il giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e pagani, protestanti e cattolici, credenti ed atei, potranno prendersi per mano e cantare il vecchio spiritual: Finalmente liberi! Grazie a Dio onnipotente, grazie all’amore siamo finalmente liberi.”
Il mio desiderio è quello di liberare il nostro cuore, di renderlo libero, di purificarlo ogni momento di più .
C’è nel Vangelo una frase che mi ha sempre colpito ed è sempre stata il mio sogno e il mio anelo: “Felici i puri di cuore, perchè vedranno Dio”, che vuol dire; vedranno il bene, vedranno le cose buone. Io ho il sogno di veder trionfare questo bene per tanti. E’un sogno che mi è stato comunicato e che vorrei comunicare.
Tutti noi abbiamo bisogno di rendere puro il nostro cuore e le nostre intenzioni, se no non ha senso quello che facciamo e non resterà pietra su pietra di quello che stiamo costruendo.
Solo così trionferanno la serenità piena e la felicità piena per la nostra vita, per le nostre vite, per la vita del nostro villaggio, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.
Tutto è bello qui attorno, in questa natura verde e rigogliosa.
Tutto è bello nel volto e nel cuore dei nostri bimbi, anche di quelli più ammalati, come Daniel che, con i suoi 7 mesi di vita, in ospedale, lotta istante per istante per farcela. Lui ha bisogno del nostro cuore puro, a lui devono andare le nostre attenzioni e le intenzioni del nostro cuore in questo momento.
E’ troppo grande quello che abbiamo tra le mani per farci distrarre.
Aiutiamoci, dunque, a tener il nostro cuore fisso e diritto verso il bene.



Casa de los Niños, 21 settembre 2009
21 settembre: l’inizio della primavera, da queste parti del mondo. L’inizio pure delle piogge, dopo tanti mesi secchi. A dire il vero, non ha ancora piovuto, ma ci sono stati tanti giorni di vento, un vento fastidioso per la polvere che spazza a raffiche il nostro villaggio e che impedisce il divertimento dei bimbi in piscina, qua fuori.
Ma stanno pure rifiorendo le rose e tra poco rispunterà il verde fresco dell’erba nel grande giardino attorno alle case e davanti alla scuola nuova, mentre dalla finestra della cucina vediamo il saettare nervoso del colibrì verde smeraldo da un fiore all’altro. Pensando alla scuola, quella grande, grande, là in fondo all’angolo nord del nostro terreno, costruita grazie all’aiuto degli/delle amici/amiche di Lodi, ci piace comunicare che il 5 ottobre vorremmo inaugurare le prime aule, la mensa e la cucina, e trasferire le lezioni nei nuovi ambienti. Così, gli ultimi due mesi di scuola (qui la scuola finisce il 15 dicembre) li vivremo in una sistemazione più adatta e libereremo altre due casette nuove, prese a prestito da due delle nostre famiglie nei mesi precedenti per poter svolgere le lezioni.
21 settembre: è anche il compleanno dell’ultimo arrivato nel nostro villaggio: Gonzalo, il fratellino di 5 anni di Jazmin, la bimba ammalata, venuta da noi insieme ai genitori, pure loro ammalati, poco più di un mese fa. Ora Jazmin è in ospedale, per una brutta polmonite, ma speriamo possa uscirne presto. Gonzalo invece sta bene e va già all’asilo e si sta abituando a parlare spagnolo, lui che sempre ha vissuto nei campi e probabilmente si sentirebbe più comodo con il quechwa, come del resto la sua mamma Virginia, mentre che il papà Demesio parla aymara.
21 settembre: due anni fa iniziavamo la costruzione delle prime casette, con l’emozione in gola per quei primi mattoni che davano il via al nostro villaggio arcobaleno. E uno squarcio di arcobaleno brillava inaspettatamente nel cielo proprio stamattina, per uno strano gioco di luci tra le nubi e il sole. L’arcobaleno è il segno di protezione della nostra debolezza, su cui fondiamo tutto il nostro agire qui, e ci vuole insegnare un sentiero di pace e cordialità nonostante le gravi difficoltà affrontate ogni giorno.
21 settembre: è la festa di Matteo, uno che faceva una vita brutta, rifiutato da tutti, ma che Gesù andò a cercare e lo fece amico suo. Auguri agli amici che portano questo nome, auguri al piccolo Matteo che qualche giorno fa ha compiuto 9 mesi . Auguri pure ai tanti conosciuti che oggi festeggiano il compleanno.
21 settembre: è un ricordo speciale anche per mio padre che tanti anni fa, in questo giorno, lasciò mia madre, i miei fratelli piccolini, mentre io ero in arrivo nel grembo della cicogna -come Dumbo-, per andarsene troppo presto in Cielo. Un grazie grande come il Cielo, in questo giorno, a mia madre per aver sopportato da tanti anni questo dolore e questo distacco, con sempre la serenità negli occhi e nel cuore.
21 settembre: anch’io, 27 anni fa, partii in fretta da casa, proprio in questo giorno, con un nodo in gola, per un’avventura che mi ha portato fin qua a festeggiare l’arrivo della primavera insieme a tanti bimbi (oggi era festa nella scuoletta del nostro villaggio e tutti i bimbi hanno ballato e giocato sotto lo sguardo felice delle mamme e delle maestre), insieme a tante famiglie, insieme a tanti amici e amiche che dall’altra parte del mondo si congedano dall’estate.
21 settembre: un giorno bello, nonostante i contrasti e le contraddizioni vissuti pure oggi, un giorno che ci spinge nuovamente a sognare e a ringraziare.
Festa della Primavera nel villaggio Arcobaleno
Anche quest’anno, la prima domenica di settembe, che corrisponde al giorno “verde” per tutti in Bolivia (si circola solamente a piedi), abbiamo festeggiato la festa della primavera, nel nostro villaggio. E’ una scusa per tenere unite tutte le nostre famiglie ed evitare che si disperdano in altre attività che non fanno bene a nessuno.
E’ un’occasione bella per respirare insieme il senso di vivere in comunità e di farlo in un clima di festa e di giochi. Ci siamo preparati pensando in una grande caccia al tesoro che doveva essere percorsa da tutti i membri di una famiglia al completo. Il tesoro era la scoperta della “comunità”, rappresentata con lettere e con un mosaico di pezzi ritagliati della mappa della cittadella.
Quasi tutte la famiglie erano presenti al completo e solamente due non hanno partecipato, purtroppo.
La giornata molto calda ha tolto un poco di slancio all’entusiasmo generale, anche perchè tutto si è svolto attorno al mezzogiorno, ed eravamo in tanti a gareggiare, ma alla fine il risultato è stato molto positivo. Per ogni famiglia c’è stato un regalo e per le famiglie al completo un regalo ulteriore, così come per le famiglie che le cui case si sono rivelate le più ordinate.
La famiglia di Chiara e Sandra ha lavorato giorni interi e tutta la notte del sabato per preparare con dettaglio ogni tappa.
Anche le famiglie dei nostri bambini ammalati hanno partecipato accompagnate da Giulia e Lisa. Coralba faceva parte della giuria. Padre José ha celebrato la messa così pure lui ha fatto la sua parte in questo giorno comunitario.
Era bello contemplare il via vai festoso della nostra gente, così diversa e così bella, unita sotto un unico arcobaleno di pace e solidarietà.
Siamo una famiglia originale, composta da persone di tutte le estrazioni e di ogni sorta. Proprio una bella varietà di gente!
Bolviani, quechua, aymara e yuquis. Italiani, chileni e spagnoli. Gente povera, che mai ha avuto un tetto sotto cui proteggersi, ma anche gente più fortunata.
Persone cresciute in campagna, con la pelle striata dal freddo e dal sole; ragazze condannate per anni a vivere in carcere e ora finalmente libere, senza sentirsi giudicate da nessuno.
Bambini spinti su una carrozzella, altri colpiti da malattie dure.
Mamme giovani con i bimbi in spalla, appena nati, altre curve sotto il peso di tante gravidanze.
Persone che non hanno un fede religiosa, altre che magari vanno a messa tutti i giorni.
Nonni e nipoti accomunati in un grande gioco. Studenti dell’università con adulti che a mala pena sanno fare la loro firma.
Famiglie che riescono a risolvere internamente i loro problemi, ed altre che continuamente vivono il dramma dei loro ragazzi nella difficile tappa dell’adolescenza.
Persone sane ed altre che non riescono a sbarazzarsi dell’alcool.
Ma tutti di corsa e tutti felici, nonostante la stanchezza e il caldo in questa festa della primavera, in questo villaggio che non fa differenza di persone e che cerca di mettere in luce la bellezza del cuore che ognuno porta dentro.
Una festa bella e semplice che suscita nuovamente un grazie profondo per il fatto di vivere questa storia con volti così diversi che ora orgogliosamente sentiamo parte della nostra famiglia.
Ancora sulle case…
Continuo il discorso di ieri con qualche linea ancora a proposito di case.
Marcela è una delle ragazze della Comunità che da più tempo lavora con noi. Non solo lavora, visto che è assistente sociale e con la sua professione ce n’ha da fare qui da noi, ma soprattutto fin dall’inizio aderisce pienamente con la sua vita alla storia dei nostri bimbi, delle nostre casette e del nostro villaggio. In questi ultimi mesi la sua famiglia ha vissuto una spiacevole disavventura di cui noi siamo partecipi. Riassumo un po’ la vicenda. Per motivi inspiegabili, un avvocato e un giudice corrotti sono riusciti ad impossessarsi “legalmente”! della casa in cui Marcela e la sua famiglia vivevano da sempre, nella periferia sud della città, al lato opposto di dove viviamo noi. Una casetta umile, ma era loro, in cui vivevano vari bimbi e i genitori anziani. Nel giro di poche ore tutti i membri sono stati trascinati fuori di casa da una schiera di poliziotti pagati e senza scupoli. E non si poteva fare niente: un’impotenza assoluta. Meno male che lì vicino c’erano alcuni ambienti in disuso e così hanno potuto trasferirsi temporaneamente in stanze senza nè luce nè acqua, appoggiati dall’affetto dei vicini, pure loro increduli davanti a tale assurdità legale.
Quando l’abbiamo saputo, pure noi abbiamo cercato di darci da fare. Siamo andati da avvocati e da giudici più puliti; siamo andati dalla polizia; abbiamo elevato un muro di protezione per poter difendere il diritto della famiglia, ma non c’è stato quasi niente da fare. A quel punto abbiamo offerto una delle nuove casette del nostro villaggio, pulita a lucido dai nostri bimbi e ragazzi. Ma questa ci sembrava una soluzione che non risolveva la evidente ingiustizia di cui era vittima la famiglia di Marcela. Basta immaginare l’assurdità di questa faccenda: vivi da 50 anni nella tua casa e improvvisamente devi sloggiare perché qualche malvivente ne ha preso possesso legale.
La mattina prima del ferragosto ci hanno avvisati che era arrivata una ruspa per demolire la casa e il muro di protezione da noi costruito. La mamma di Marcela chiama per telefono disperata: “Cosa possiamo fare? Hanno distrutto tutto: dateci una mano!”. Ma come?
A quel punto prendiamo una decisione: andiamo a metterci davanti alla casa con tutti i bimbi del villaggio, che sono compagni di scuola dei nipotini di Marcela, per protestare pubblicamente contro questa ingiustizia. Chiamiamo la televisione, che ci conosce, e denunciamo questo misfatto. E vedremo se la polizia viene a mandarci via. Andiamo a protestare in modo pacifico ma deciso! Nessuno ci fermerà. Non può mica sempre vincere il male sul bene! Questo è il nostro motto: il bene deve trionfare sull’ingiustizia.
Quello stesso giorno è in visita da noi un sacerdote che lavora a Roma, come responsabile mondiale dei gruppi dell’infanzia missionaria (e dei giovani). Lo coinvolgiamo e lo invitiamo a celebrare messa in strada, davanti alla casa, e ce ne sbafiamo della polizia che potrà venire a darci fastidio. Lui ci dice che lo farà volentieri: ci confessa che queste cose le ha viste solo nei documentari sul Brasile!
E’ mezzogiorno. Facciamo uscire in anticipo i bimbi da scuola. Le nostre mamme porteranno il pranzo che hanno preparato, come ogni giorno, sul luogo dove ci stiamo trasferendo, con una gazzarra incredibile, nei taxi ricolmi dei nostri piccoli.
Per i bimbi si tratta di un’avventura piacevolissima che chiedono poter ripetere anche nei giorni successivi!
Arriviamo sul posto e la polizia se ne è andata perché i vicini si sono dati da fare nel difendere la proprietà. Loro stessi ci accolgono con tanto calore e simpatia, offrendo bibite fresche. Ci installiamo con tende in mezzo alla strada e aspettiamo la televisione e le mosse della polizia. I bimbi, intanto, vanno a giocare con le loro maestre in un parco lì vicino. Dopo poco arrivano le nostre mamme e si improvvisa il pranzo. Prepariamo per la messa e spieghiamo ai bimbi il senso della nostra protesta. Loro capiscono subito che non si tratta di far guerra a nessuno, ma che è necessario opporsi con modi non violenti contro chi vuol far prevalere il male sul bene, l’ingiustizia sulla verità.
E’ molto emozionante la messa celebrata in strada con immagini tipiche della fede popolare di qui, in presenza di bimbi, di vicini e di persone vittime della corruzione pubblica. Siamo tutti uniti a cercare una soluzione di bene, sotto il segno della nostra casetta che vuole essere una casetta di pace, protetta dall’arcobaleno dell’amore. Difatti la scuola del nostro villaggio si chiama proprio “Arcobaleno di Pace”. E i nostri bimbi devono essere educati alla pace, alla verità e alla giustizia. Il sacerdote è italiano ma riesce a spiegarsi benissimo. Prima della fine della messa, arriva pure la televisione. Parliamo a ruota libera, in dialogo con i bimbi che sanno spiegare bene il senso del nostro stare lì. Si vedrà poi in televisione l’immagine del piccolo Edson con le mani giunte, in prima fila.
E davanti alla televisione i bimbi fanno una promessa: quella casa che gente malvagia ha distrutto con ruspe in pochi minuti, noi la ricostruiremo in tre giorni, proprio durante i tre giorni che dura la festa di ferragosto qui da noi, approfittando che la polizia e gli avvocati saranno occupati, come tutti, nella festa da qualche altra parte. Vediamo un poliziotto passare di là per venire a filmarci, come per spaventarci, ma non ci fa paura. Ogni bimbo prende in mano un mattone e andiamo insieme a metterli sul posto dove ricostruiremo la casa distrutta. E il sacerdote benedice i bimbi e i mattoni. Si tratta di un gesto sacro e serio. In tre giorni ricostruiremo quella casa! Noi lo vogliamo e siamo sicuri che anche Dio lo vuole!
Chiamiamo infatti tutti i muratori che lavorano nel nostro villaggio e ci mettiamo subito all’opera: un camion di sabbia, uno di cemento, un altro di mattoni e ferro. L’acqua è lì sul posto. Sgombriamo le macerie e diamo il via alla ricostruzione. Proprio nel momento in cui la televisione fa le riprese, arrivano pure i nostri bimbi dell’altipiano, che avevamo invitato a passare alcuni giorni da noi durante le vacanze di ferragosto. Arrivano con i loro vestitini colorati, i loro berretti a punta e le loro faccine arrostite dal sole. Arrivano sul camioncino di Emilio, insieme al cemento. Vengono a darci man forte. I signori della tele non si raccapezzano più con tanto guazzabuglio ma stanno al nostro gioco.
E’ la forza dell’innocenza che ci spinge ad andare contro decisioni assurde e ci fa credere che prima o poi il bene deve trionfare.
A sera, i bimbi rientrano al villaggio, felici della loro avventura. Con alcuni adulti rimaniamo sino a tardi, per seguire i lavori e per pregare, lì per strada, e per incoraggiare i vicini e i familiari di Marcela. Fino a notte si lavorerà nei prossimi giorni.
La polizia non interviene. Vengono, sì, dal Comune per dirci di interrompere i lavori, ma noi ce ne freghiamo.
Dopo tre giorni, le pareti della casetta sono tutte in piedi di nuovo, e pure il tetto. L’avevamo detto e l’abbiamo fatto. Ciò che il male distrugge, il bene lo può ricostruire, se lo si fa insieme, credendoci.
La famiglia di Marcela è ritornata in possesso della propria casa grazia alla forza e all’innocenza dei nostri bimbi. Son passati 15 giorni e gli avvocati e giudici tacciono, la polizia non si è fatta viva.
Le prossime mosse non le sappiamo, ma l’abbiamo detto e promesso ai nostri bimbi. Se qualcuno distrugge la casa, noi andiamo a ricostruirla perché crediamo che è giusto così, e la nostra unica forza è quella della verità e del bene, quella dei sogni pazzi realizzati!
Le case...
Casa dei bambini, 31 agosto 2009 Di questo mese di agosto che è alla fine, sarebbe bello poter fare una sintesi per poter comunicare e condividere tanti fatterelli che l’hanno reso bello e gratificante...
Qualche settimana fa ricordavamo l’arrivo giocoso delle rondini sul finire dell’inverno che da noi, che siamo con la testa capovolta all’ingiù, per via dell’emisfero sud, si rivela molto mite e soleggiato. Oltre alle rondini, agosto segna spesso l’arrivo di nuovi amici nelle nostre casette e nel nostro villaggio. Difatti, il 26 agosto abbiamo ricordato, senza tanti festeggiamenti, ma con la commozione scritta nel cuore, il primo anno di David tra noi. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un bimbo cerebroleso se non ci avessero pregato a lungo dall’ospedale infantile. Ma David, con il timore che suscitava in noi la sua malattia tremenda, si è rivelato un bimbo straordinario, per la sua giocosità e per la simpatia che genera attorno a sé, lui che passa la maggior parte della giornata in una culla d’oro. E’ d’oro perché è stata pensata apposta per lui e lui ci sguazza dentro muovendosi felice come un forsennato. E’ d’oro perché da lì lui cambia il volto delle persone che gli si affacciano e li trasforma in sorrisi compiaciuti. Il 28 agosto, quest’anno, è arrivata anche la prima famiglia al completo ammalata di AIDS: il papà Nemesio, la mamma Virginia e la piccola Jazmine di tre anni. La mamma non ha segni evidenti della malattia, il papà e la bimba sono appena usciti dall’ospedale e sono ancora marcati dalla sofferenza. Vengono da un villaggio sperduto della campagna e non capiamo bene come la malattia li abbia avvinghiati... Sono soli, la famiglia di origine non è al corrente del male che li affligge. Non hanno la possibilità di rientrare al loro paesino, e d’altra parte devono stare vicini ad un ospedale pubblico. I medici ce li hanno affidati e noi li abbiamo accolti. Hanno un loro appartamentino indipendente, con bagno, cucina, lettini e sala da pranzo. Possono vivere uniti, pur nel dolore. Per ogni necessità, fanno due passi e bussano a casa nostra per chiedere aiuto. E tutto è gratis e non chiediamo loro niente a cambio. E loro si stupiscono e pian piano i loro volti si illuminano. Devono trovare il loro modo di avvicinarsi e di muoversi con libertà: nessuno li ha obbligati a venire ma si rendono conto che nessuno lesina loro affetto e simpatia. Noi siamo contenti di considerarli parte della nostra famiglia bella, originale e grande... In questi giorni ripensavo a quello che tante volte ho sperimentato e scritto: che siamo fortunati a poter condividere con tanti la nostra avventura verso il bene. Ma mi è venuto anche da pensare che ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ci appoggia, di chi ci aiuta concretamente, di chi si dà da fare con mille iniziative, di chi si priva del proprio, di chi vuota il proprio portafoglio, di chi inventa mille strategie e attività, di chi ci offre gratis la propria amicizia, di chi bussa alle porte di altri, di chi mette a fuoco la propria fantasia e inventiva, di chi ci vuole bene gratis. Le case e gli appartamentini che in meno di due anni sono stati messi su nel nostro villaggio non sono qui per far bella posa ma servono per accogliere fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che improvvisamente varcano la soglia di casa ed entrano ad arricchire il nostro cuore. Le case e gli appartamentini "fioriti" qui fuori sono il frutto e l’impegno di tanti amici e amiche che credono con noi nel bene oltre ogni interesse personale e ci permettono di essere strumenti di accoglienza e di un sogno di condivisione che ha ridato speranza alla vita di tanti. Stasera facevo i conti degli abitanti del nostro villaggio arcobaleno e mi sono stupito al constatare che siamo arrivati a duecento (domattina ritorneremo a 199 per la partenza della cara Marcella)! Un bel numero se si pensa che due anni fa, quando mi trasferii qui, eravamo solamente in tre, con María René e con Toño... Ora siamo in 200 a dire grazie a chi ci vuole bene e continua a credere nel nostro sogno. Le casette che qui fuori si apprestano a spegnere le luci del sonno della notte sono semplici, vere e concrete come l’amore e la fiducia che ci sostengono. Dentro, domani, riprenderà la vita di chi ha potuto fare l’esperienza che i sogni si realizzano e non solo nei film. Anche noi andiamo a letto con il grazie nel cuore. E speriamo svegliarci domani ringraziando di nuovo i nostri tifosi, piccoli e grandi! Grazie di cuore a ognuno!!!
Casa de los Ninos, una delle piú belle casette del mondo! 23 agosto 2009
La vita è strana: probabilmente David non potrà mai usare le sue gambine dritte per reggersi in piedi, mentre Manuel ne avrebbe proprio bisogno per dare sfogo alla sua voglia di muoversi con libertà... Ma era solamente un pensiero balordo...
Cambiato il pannolino ho tirato su i suoi pantaloncini e David ha ripreso il suo movimento forsennato a bicicletta dentro la culla nuova, che gli è stata appena regalata.
Fuori, Manuel, in attesa dei bimbi che vengono per il doposcuola la domenica mattina, ha approfittato di un attimo della nostra disattenzione per scappare in gattoni per il giardino, sporcandosi tutto. E io lo sgrido sempre quando fa così! E lui, con la testa bassa, sgattaiola dentro casa, quatto quatto. Ma non ottengo molto dalle mie sgridate: alla prima svista, lui è di nuovo fuori.
Più tardi l’ho preso su per portarlo in bagno e per cambiare i suoi pantaloncini sudici.
In un attimo di disattenzione -questa volta mia-, ho abbandonato le sue manine e lui si è trovato nel vuoto, sull’erba, e invece di buttarsi per terra, come fa sempre, si é lanciato entusiasta a muovere i suoi primi passi.
“Manuel cammina davvero!”, ho gridato io a tutti gli altri, grandi e piccoli, che erano lì intorno a fare merenda. “Manuel cammina, cammina!”, e tutti hanno cominciato ad applaudire ed anche gli altri che erano in cucina per preparare il pranzo di sono affacciati alle finestre per vedere il miracolo di questo giorno, da tanto atteso: Manuel ha mosso i suoi primi passi da solo.
L’ho lasciato varie volte e sempre Manuel si è retto in piedi da solo e ha camminato.
I ragazzi e le ragazze italiane che sono con noi in questi giorni sono stati testimoni, con le loro macchine fotografiche dell’emozione di questo momento.

Oggi, 23 agosto, Manuel ha vinto sulla sua debolezza. Tra qualche mese compirà 4 anni. Si potrebbe dire che ha impiegato troppo tempo per prendere lo slancio verso l’indipendenza! Ma che importa il tempo! Oggi ha camminato e la gioia e la commozione che sperimentiamo è difficile spiegarla a parole, dopo tanto tempo di sofferenze e attese deluse.
... Questo è successo nel primo pomeriggio: ogni due o tre passi Manuel cadeva in terra, ma poi lo riprendevamo su e lui via di nuovo. felice Verso sera, invece, dopo il pisolino del pomeriggio, non c’è stato più verso di fermarlo: pur con le sue gambine sbilenche si lanciava per tutta la casa a provare il brivido dell’equilibrio che vince sulla gravità. E quasi mai cadeva!
Ai ragazzi italiani che sono qui con noi, Mario della Sardegna, Sara e GianLuca di Salerno, Eleonora di Roma, Elisa di Treviso, Massimo ed Elisa di lá dal Secchia, Lisa di Casina, Marcella di Formigine, oltre alla carissima Giulia di Parma, la soddisfazione di aver visto in diretta un piccolo sogno realizzato qui nella nostra casetta. Mi sono ricordato del mese di agosto di tre anni fa, quando arrivai a casa dall’ospedale. C’erano altri amici italiani quella volta, e proprio Tania e Ilenia mi fecero partecipe di una sorpresa enorme: improvvisamente lasciarono le manine di María René e me la trovai di fronte a camminare per la prima volta. Che commozione pure quella volta!
Mi viene da pensare nella simpatia di incontri con tanti amici e tante amiche che condividono la nostra vita, le nostre gioie e le nostre disavventure, simpatia che ci unisce per sempre e che ci fa spettatori di regali inaspettati e belli.
... sono tornate a volare le rondini nel nostro cielo, qui sopra...
In questo pomeriggio terso di mezzo inverno, sono rimasto colpito dal volo delle rondini sopra i nostri giardini e le nostre case.
Un volo di festa e di gioia, di piroette, di rincorse e di schiamazzi.
Un volo di libertà e di ritorno a casa.
Un annuncio della primavera ormai alle porte qui da noi.
Un volo di speranza per i nostri sogni di bene per i bimbi e le famiglie, un sogno di bene anche per tutti noi che abbiamo bisogno spesso di volgere gli occhi in alto per respirare boccate di infinito e di aria serena.
Le rondini sono arrivate sulla Casa de los Niños como sono arrivati tanti amici: dalla Sardegna, dal Veneto,dalla Campania, dal Lazio e dalla nostra Emilia.
Speriamo che la nostra casa rappresenti un volo verso un orizzonte nuovo e bello per ognuno di loro.
Sembravano felici, le rondini, di tornare a schiamazzare alte sulle nostre teste. Sembrano felici i nostri amici di essere capitati qui nel nostro cielo.
E noi siamo felici di averli come compagni di viaggio in queste settimane.
E siccome siamo tutti made in Italy, li abbiamo accolti con una generosa e succulenta pizza al forno a legna!
Molto gradita, ovviamente!
Buona settimana e buone ferie e a chi se le può permettere!
Lavori comunitari, nel nostro villaggio!
Casetta de los Niños, 19 luglio 2009
Come tutti sanno, in questi due anni e mezzo siamo andati avanti grazie all’aiuto di tutti, e tante cose sono state fatte nel nostro villaggio (molte di più di quelle che avevamo programmato!) e non finiremmo mai di ringraziare ognuno. Anche oggi si sono trasferite 4 nuove famiglie e la nostra bella famiglia ha raggiunto il numero di 191 membri! Un bel traguardo! E ogni arrivo significa anche uno scambio di beni, per poter condividere con chi non ce l’ha, oltre una casa, anche un materasso, una bombola di gas, una cucina, un tavolo o delle seggiole. Tanto poi la provvidenza ce li moltiplica questi beni, perché è esperienza costante per noi quello che dice il Vangelo: "Date e vi sarà dato" e persino fino a cento volte tanto. Ed è pure un bene aver sospeso per un momento i lavori di c ostruzione(siamo comunque impegnati nel terminare la scuola grande) così abbiamo il tempo di rivedere e curare i particolari: giardini, tinteggiatura, mobili per le stanze dei bimbi, servizi e vie di accesso. Questo pomeriggio, per esempio, dopo il doposcuola per i bimbi e dopo la bella messa all’aperto, abbiamo convocato i presenti per un lavoro comunitario: mettere giù le pietre, regalateci dal Comune, per lastricare una strada tra le casette. Erano le 5 del pomeriggio, e volevamo dedicare un’oretta insieme per portare avanti questo angolo pubblico. E’ bello vedere mamme (anche incinte!), bambini e papà tutti insieme a muovere terra, sollevare pietre, sporcarsi da capo a piedi al tramonto di una sera d’inverno, un inverno ormai mite, nella temperatura. Anche la temperatura nei rapporti tra di noi, sotto il peso di questi lavori magari duretti, si fa più mite e più dolce, e ciò è di aiuto per fondere in uno questa nostra comunità così eterogenea e spesso grezza per le tante vicissitudini umane che ognuno porta con sè. Viene notte, abbiamo lavorato più dell’oretta che avevamo programmato, e ci salutiamo nel buio, senza vedere bene il frutto del nostro lavoro: saremo andati storti nel mettere giù questa stradetta? Domattina ce ne renderemo conto. Ma senza dubbio non è andata storta la fatica di ognuno e insieme abbiamo costruito qualcosa che speriamo rimanga e sia segno ulteriore di amicizia e bontà reciproca. La schiena scricchiola un po’, ma qui vicino c'e' il letto che mi aspetta. Tra le cose che mi piacerebbe poter concludere prima della fine dell’anno vorrei mettere al corrente tutti della nostra intenzione di costruire una chiesetta. Pensando alle obiezioni, che giustamente possono nascere in tutti, voglio ricordare un piccolo episodio. Quando, alcune settimane fa ho commentato questo mio desiderio a un senatore del partito comunista che è nostro amico, lui si è stupito e mi ha detto: "E perché una chiesa invece di un bel salone per i ragazzi?" E’ che il salone per i ragazzi ce l’abbiamo già, quasi finito, bello grande, di 300 metri quadrati, mentre la chiesetta sembra meno funzionale nell’ottica e nella logica utilitaristica delle cose, ma nella logica nostra, che è anche quella del ricordo della nostra debolezza e della nostra umanita, dei nostri errori e delle nostre incompentenze, ha un senso profondo. Infatti, abbiamo condiviso case con tanti bimbi e con tante famiglie amiche e in necessità, ma abbiamo bisogno anche di trovarci per rimettere nel cuore il ringraziamento profondo per chi ci sostinere e per chi alimenta di sogni il nostro cuore e per chiedere insieme aiuto a chi ci conosce e sa che da soli non avremmo potuto fare niente e da soli non potremmo colorare di azzurro (il colore dell’amore) questo nostro villaggio. Abbiamo bisogno di un luogo dove ritrovarci, grandi e piccoli, per ringraziare e per pregare, per riconoscerci deboli e per poter andare avanti insieme perché se no anche le pareti delle nostre case crollano e gli orizzonti dei nostri sogni sfumano. Come ho scritto qualche settimana fa, non è necessario che tutti crediamo nella preghiera o in Dio, per poter formar parte della nostra bella famiglia, o condividerne gli obiettivi, però, sì, tutti dobbiamo credere nel sogno di bene per tanti, che sono piccoli, marginati, deboli, ammalati e poveri, ed è questa la nostra preghiera del cuore, il nostro anelito, il nostro vivere concordi. Di soldi non ne abbiamo per costruire questa casa di tutti, che vorremmo dedicare a "Maria, Madre della Gioia e della Pace" e probabilmente non è chiaro neppure il posto dove situarla, ma il fatto di condividere questo sogno lo rende già più realizzabile. Sarei contento di ricevere qualche commento o suggerimento in merito. Domani riiniziano pure le scuole, dopo le vancanze invernali. Inizia il secondo semestre che durerà fino alla metà di dicembre. Abbiamo lavato per bene i nostri bimbi, prima di andare a letto, così domani sono bei puliti per questa ripresa degli studi. Ora la mensa sarà per tutti, per cui sono previsti un centinaio di pranzi ogni giorno. Le mamme a turno lavoreranno in cucina. Cristina, la mamma di María René, sarà l’unica fissa, così possiamo darle un lavoro. Non so come faremo per le spese, visto che toccano a me, ed io mi sento orfano della "camioneta azul, 725 PIT"..., ma i tassì ci sono apposta e poi qui non costano molto. E tra l’latro non fa mica male andare a piedi, quando i negozi non sono molto distanti. Per domani è prevista zuppa di verdure, pollo arrosto e patate al forno. Bisognerà fare bene il calcolo delle quantità. Questa prima settimana servirà come esperienza. Facciamoci gli auguri insieme!
visita ai villaggi dell' altipiano
Nei giorni scorsi ho avuto modo di andare più volte a trovare i nostri amici che vivono nei villaggi sperduti dell?altipiano, a cui noi siamo legatida tempo. Sono andato per mantenere il contatto e per portare qualche segno concreto. Sono andato senza la nostra gloriosa camioneta, che è ormai un ricordo e un mito, usando una macchina presa a prestito.
Sono state giornate belle, faticose, che segnano il cuore.

Povertà e splendore si baciano sotto il cielo terso dell'inverno boliviano,nel silenzio di queste montagne scavate dal sudore di uomini, donne, bambini/e e animali che riescono a produrre per la loro esistenza ad altezze incredibili,senza mezzi nè risorse.
Quanto ho camminato in quelle giornate, alla ricerca di bambini che datempo non vedevo e che desideravo salutare o riconoscere anche perché qui i volti si rassomiglino, temprati dal sole e dal freddo!

A Nunumayani mi sono fatto accompagnare da un ragazzino di 10 anni, Willy,incontrato mentre segava col falcetto il grano insieme agli zii. Gli ho chiesto il favore di indicarmi alcune case di bimbi sparse tra i monti (in genere li incontriamo nelle scuole o negli asili), e lui si è messo felice davanti a farmi da guida. Solo allora mi sono reso conto che era zoppo..., zoppo dalla nascita, come poi mi ha raccontato. Ma a fatica riuscivo a stargli dietro, per cui ogni tanto si girava e mi sgridava perché andavo troppo piano o mi fermavo per prendere fiato ."Dai, su, in fretta, perché devo tornare al lavoro!"
Un tesoro di bimbo, questo Willy...

Camminare o correre, su e giù per i monti, a 4000 metri, non è mica uno scherzo, ma lo spettacolo di quegli orizzonti spalancati davanti agli occhi facevano dimenticare rapidamente la fatica. E insieme siamo riusciti ad incontrare tutti i bimbi e a riabbracciarli con gioia, magari anche solo congli occhi. Quei bimbi che non dicono quasi nessuna parola, ma che riempiono di tenerezza l'anima.
Ma come faranno a vivere lassù? Senza servizi, senza luce, senza un mangiare sostanzioso, senza legna per far fuoco, con case senza pavimenti, senza finestre, senza materassi, coi tetti di paglia e i mattoni di fango...

Spero proprio che Dio abbia un occhio speciale per ciascuno di questi piccoli perché di certo noi ben poco possiamo fare per loro. Ma almeno il ritrovarsi, lo stringersi per un attimo la mano, cercando di scambiare qualche parola, riascaldano il vincolo dell'amicizia e della fraternità.
Piccoli eroi che non escono da un libro di favole, ma ogni giorno combattono la loro battaglia per una sopravvivenza degna.

E noi siamo felici di poter condividere qualche attimo e qualche sogno con loro. Durante questa ultima visita, tra l'altro, abbiamo pensato a qualche modifica che possa rendere più funzionali le loro casette. Vedremo se riusciremo a concretizzare queste idee.
A Karpani la mia guida è stato Florentino, che di anni ne ha già tredici.Stenco ed alto, la sua figura mi ricorda i llamas per la facilità di movimento sui sentieri sassosi. E quegli stessi sentieri hanno fatto rivivere la memoria di quella gloriosa giornata che passammo con gli amici di Tressano, qualche anno fa, con i confetti in mano e in bocca, alla ricerca di Margarita e della sua famiglia. I bimbi, approfittando le vacanze di questo periodo, erano intenti,con i loro genitori, al secondo raccolto delle patate. E sono quelle stesse patate che ti offrono con grande generosità, appena cotte sotto la cenere. Il loro sapore è squisito. Anche qui tanta dignità e tanta fatica, anche quella di capire la mamma Vicenta che non può alzarsi dal letto per una grave infezione al piede e che non riesce a spiegarmi in spagnolo, nè lei nè il suo figlio David, il senso della sua malattia.
Durante queste camminate imparo due nuove espressioni in quechwa: karuni, che vuol dire "lontano" e tinkuna kumi, che vuol dire "ci rivedremo presto". E con Florentinoe i suoi fratelli ci siamo rivisti presto, qui a Cochabamba, perché sono venuti loro a far visita a Celestina. E come premio si sono fatti regalare una chitarra e un charango che rallegreranno le loro feste interminabili.
Celestina era contenta della loro visita, e pure noi, anche perché lisentiamo sempre di più parte della nostra famiglia allargata.
Le mie gambe risentono ancora di quelle ore a camminate sui sentieri dei llamas e dei bimbi pastori.
Ma anche il cuore risente ancora della gioia di quelle ore...

24 giugno auguri a tutti i Giovanni!
Della vita di questi giorni, credo che valga la pena fare un riassunto dei cambiamenti, dei trasferimenti e dei nuovi arrivi perché se no perdiamo il conto. Ora, infatti, è quasi completata la casa di fronte alla nostra, e a cui abbiamo dato il nome di "Paola Marasa", visto che accoglie mamme e bimbi ammalati, come la nostra Paola di cui, il 13 giugno, abbiamo ricordato l’anniversario della partenza al cielo.
Si tratta di 7 appartamentini, più un settore di docce e bagni, con lavatrice comune per le mamme del villaggio che –per sostenersi- si dedicano a fare le lavandaie (e non vogliamo proprio che si riempiano le mani di artrosi). E’ già coperto anche il piano superiore di oltre 300 m2, che servirà come ambiente multiuso. Negli appartamentini vivono per il momento: Matilde con la figlia Wara di 6 anni; Cristina, con le figlie Anahí e María René; Beatriz con il figlio Jhonatan; i tre fratelli colpiti da distrofia muscolare: Jhonni di 14 anni, Ronal che venerdí compirá 12 e Vidal di 16. I primi due sono già in seggiola a rotelle, mentre Vidal riesce ancora a reggersi in piedi anche se ieri pomeriggio è caduto due volte. Tutti e tre hanno un sorriso splendido, anche se la loro malattia é durissima. Sempre ieri pomeriggio abbiamo parlato con il papà di Sebastián e gli abbiamo proposto di ricongiungersi con suo figlio. Lui è disposto a venire insieme alla sua nuova compagna, che ci sembra abbastanza legata a Sebastián. In un altro appartamentino si trasferirà la mamma di Rosita e Madelene, che non sta tanto bene. E nel settimo appartamento verrà nei prossimi giorni una amica spagnola che è stata in carcere durante due anni e che in questo momento è la professoressa di ginnastica della nostra scuola. Lei é molto capace e ci aiuta in varie attività con i giovani e con le famiglie del villaggio. Gli appartamentini sono ben ammobiliati, con semplicità, e con un buon gusto. Queste persone e queste famiglie saranno sempre più indipendenti per il bene loro e nostro. Candy, Ivanna e Marcela, ragazze della Comunità che lavorano qui, si incaricheranno di seguire le mamme e i bimbi dal punto di vista medico, psicologico e sociale visto che Candy è infermiera, Ivanna è psicopedagoga e Marcela è assistente sociale. Ivanna ha già la sua casetta nel villaggio mentre che Candy, insieme a Matías, si trasferirà nei prossimi giorni. Da alcuni mesi, Candy vive nell’appartamentino sopra il Padre José, nella casetta a due piani in cui vivevano le suore. Il Padre José continua a vivere sotto, nelle sue due stanzette. Ora lui è ammalato, a letto con l’influenza, ma speriamo possa riprendersi presto. Non parliamo spesso del Padre José, ma conviene aprire una parentesi per raccontare qualche aneddoto suo di questo periodo. Infatti, ora che è a letto, cerchiamo di essergli vicini anche se a lui piace molto l’indipendenza e il silenzio, nonostante i suoi 84 anni. Al mattino ci chiede la colazione, che è al puro stile americano: un sandwich, come dice lui, tipo toast, con prosciutto, formaggio, maionese o mostarda, e una tazzona di caffé latte bollente. A mezzogiorno, invece, siccome è ammalato, vuole un brodino da ospedale: una zuppa leggerina di pollo con cotoletta. A noi ci fa sorridere e ci sorprende il suo modo di indicare la dieta per la sua malattia. E poi lui è un po’ sordo e ci fa ripetere spesso quello che gli diciamo. L’altra notte, Matías è rimasto chiuso in bagno e Nicola è dovuto andare con il trapano e gli attrezzi per sfondare la serratura del bagno visto che non avevamo una chiave di scorta. Dopo oltre un’ora di trapano e scalpellate, è riuscito a tirar fuori Matías dal bagno che piagnucolava giustamente a piú non posso. Verso le 11 di notte, il Padre José, ci ha chiamati per telefono un po’ indispettito e ci ha chiesto se avevamo aperto una falegnameria al piano di sopra e se non potevamo aspettare sino al mattino dopo per tirar fuori dal bagno il povero Matías. Ci siamo messi a ridere, anche questa volta! Interessante il suo modo di concepire la vita, i bimbi in difficoltá, i rumori e gli orari, nonostante la sorditá!!! Ma gli vogliamo molto bene e siamo contenti di averlo tra noi. Nella casa grande, abbiamo aperto il nuovo dormitorio dei bimbi, sopra la cucina, dove sto io (o qualche ragazza che mi sostituisce quando si fanno i turni) con Manuel, Sebastián, David, Celestina, Mariano e sua sorella Fabiola. Nelle stanze piú sopra stanno la Giulia, che ora é ammalata pure lei, piú in lá Nicola e Milton, un amico cileno che si é trasferito in Bolivia da alcuni mesi, Agustina con la piccola Evelin che ieri ha iniziato a fare i primi passi, grazie alla Celestina, e Gustavo con Jhonatan. Lí sopra, fino a poco fa, c’erano pure Nicole, Silvia e Isabella, che hanno lasciato la loro bella impronta in tutti i bimbi e in tutti noi.... Un abbraccio forte!!! Oggi abbiamo sentito Isa, mentre nei giorni scorsi hanno scritto Nicole e Silvia. Loro stesse possono dire quello che hanno vissuto con noi... Non so se ho dimenticato qualcuno... Facendo le somme, per adesso siamo un totale di: 27! Una bella famigliola, non c’é che dire. E poi non bisogna dimenticare Iver, il piccolo Matteo (Benjamín), Evita e Marianita che sono sempre con noi, ma che hanno avuto il dono di avere una famiglia che li accoglie e li cura con amore. Dall’altra parte, per ora vivono 22 famiglie. Tra queste c’é pure l’amico Jorge che ha la stessa malattia delle nostre mamme. Da due mesi si é trasferito con i fratelli in una delle nuove casette. Quando é uscito dall’ospedale pesava 36 chili (ha 35 anni). Ora che viene tutti i giorni a pranzo e a cena da noi, ne pesa giá 52. E’ un bel segno. E il suo volto e la sua gioia sono un regalo per tutti noi! Sempre di lá, in mezzo alle nuove casette, nelle due casette piú grandi, funziona la scuola. La scuola vera e propria è in fase di costruzione. Stiamo mettendo il soffitto. Ora siamo tutti in vacanza perché c’é freddo e le scuole si sospendono in tutto il Paese per un paio di settimane. Noi ne approfitteremo per fare le vacanze, a turno, tipo colonia, con i bimbi che vengono all’appoggio scolastico la domenica mattina, cosí non perdiamo il ritmo. ... sono numeri, ma dietro questi numeri c’é il volto e il cuore di tanti. E ci sono pure il cuore e la generositá di tanti. E ci sono pure la sofferenza e la preghiera che ognuno in silenzio puó offrire. Al rispetto, mi torna alla mente una cosa che abbiamo vissuto nei mesi che conoscemmo María René in ospedale, cosa che ho giá scritto, ma che vale la pena ricordare insieme. Lei stava molto male e i medici avevano fatto un pronostico molto negativo. Una sera ci trovammo con i ragazzi della Comunitá e ci mettemmo d’accordo (ricordo che vivevamo qualche tensione e qualche attrito) e ci affidammo alla preghiera perché quando si é concordi, come dice Gesú nel Vangelo, si possono ottenere miracoli. E tutti insieme chiedemmo il miracolo della salute per María René. Dopo 15 giorni María René fu accolta nella nostra casa, con grande gioia e commozione.
Questo ricordo mi aiuta a riprendere il senso del nostro agire e magari a correggere dentro di me alcuni giudizi. Tutti siamo al corrente delle difficoltá che viviamo qui a casa, per i problemi che sono insorti e per le correnti contrarie alla nostra esperienza. Ma non abbiamo il tempo di soffermarci a giudicare o a criticare perché é troppo bella la nostra vita e l’amicizia che ci unisce e che ci fa resistere e vincere ogni ostacolo e superare ogni sciocchezza. E’ l’essere concordi tra di noi che ha dato vita a tutto quello che noi vediamo sbocciare e di cui possiamo scrivere perché anche voi che siete dall’altra parte dell’oceano e delle montagne lo possiate vedere e sognare con noi! E magari vi viene la voglia di fare un salto sin qui. Sono la sofferenza e la preghiera di ognuno (si prega anche senza avere una fede cristiana, basta aggangiarsi ai sogni di una vita buona per tanti) che rendono possibile questa utopia ogni giorno più concreta. Con questa concordia andiamo avanti (magari anche a piedi, come in questo momento in cui abbiamo dovuto rinunciare alla nostra gloriosa camioneta azul, 725 PIT: un minuto di silenzio, per favore....!!!) nella piena serenità e nel menefreghismo più assoluto davanti ai problemi, agli ostacoli, alle difficoltà e alle stupidaggini. E ci mandiamo un abbraccio forte forte che un giorno piegherà pure l’ostracismo dei nostri oppositori. E come sempre, ci ringraziamo, che di questo non possiamo fare a meno, mai.
15 giugno
Oggi abbiamo sospeso i lavori di costruzione per poter riposare un po', dopo il ritmo davvero intenso dell'anno e mezzo trascorso. Conviene tener presente che in questi mesi è come se avessimo costruito quasi 70 casette di 60 metri quadrati ognuna.
Siamo rimasti solo con gli operai che vivono qui nel villaggio con le loro famiglie, per non far perdere loro una buona possibilità di lavoro e per poter concludere i lavori più urgenti, come i collegamenti dell'acqua e della luce, nella nuova fila di casette.
Questo è stato anche un periodo di rientri: prima Sara e poi Isabella... che ci hanno regalato la loro vita durante settimane e mesi, facendo contenti noi e i bimbi...
Questo è pure il periodo dell'influenza, dato il freddo di questi giorni: gli altri amici italiani, Nicola e Giulia sono a letto con la febbre e l'influenza. Con il ritmo di vita di questo periodo, non è semplice poterli rimpiazzare qui in casa! Anche perché la casa si sta popolando: dopo Matilde con la figlia Wara è stata la volta di Agustina con la figlioletta Evelin.
E oggi sono arrivati Mariano, Ari e Fabiola, i tre fratellini della tribú Yuqui che venerdì hanno perso la mamma. Vittoria era da tempo malata, ma aveva resistito a lungo pensando di poter proteggere meglio i suoi figli... Ci stava aspettando in ospedale a Santa Cruz, ma in questo periodo non abbiamo potuto viaggiare molto anche perché la famosa camionetta blu è stata venduta per raggiunti limiti di età.
Molti conoscono di persona questi bimbi (sto pensando soprattutto alla carissima Mirella e all'amico Roberto!) e sanno che sono molto carini. Abbiamo pensato di tenerli tra di noi per sostenerli in questo duro momento e per alleggerire la responsabilità del papà Andrés che non riesce a curarli molto bene. Abbiamo proposto al papà di trasferirsi pure lui qui per farsi carico insieme a noi della sua famigliola. Oggi è rientrato al suo villagio per alcune questioni in sospeso, ma dovrebbe tornare a Cochabamba il prossimo giovedì.
E sempre oggi, nel pomeriggio, sono arrivati altri 3 fratelli: Jhonny, Ronal e Vidal. Loro vivono una situazione fisica difficile: due sono in seggiola a rotelle e l'altro, più grandini, è il loro sostegno. La famiglia li ha praticamente abbandonati e se non fosse stato per l'appoggio, in tutti questi anni, delle Suore del Rosario (di Udine), chissà se sarebbero ancora vivi. Noi li abbiamo conosciuti oggi e siamo contenti di tenerli anche perché ci unisce una bella amicizia con le Suore del Rosario e insieme sarà più facile portare avanti un vero rapporto di solidarietà con questi ragazzi. Noi sentiamo queste Suore come vere sorelle, senza tante schiocchezze in testa, e tante volte siamo stati aiutati, sostenuti e incoraggiati da loro.
La coincidenza ha voluto che proprio in questi giorni si sono conclusi i lavori di sistemazione dei 7 appartamentini qui di fronte a casa, dove si stanno trasferendo le mamme ammalate e uno lo abbiamo destinato a loro. E poi, una di queste mamme, Matilde, ha mostrato piena disponibilità nell'occuparsi della cura di questi tre fratelli, quindi avrà un lavoro proprio di fianco a casa, e lei ci sa fare. E il suo stipendio, che è buono, è garantito.
Certo, stasera, a cena, la casa si è riempita improvvisamente di volti nuovi che si incrociavano per la prima volta, ma tutto si è svolto in un clima di grande serenità. E la cenetta improvvisata è bastata per tutti. Era bello vedere Anahí e Celestina che facevano festa a Fabiola, che ha praticamente la loro età.
Ora tutti i bimbi sono su che dormono e speriamo che dormano tutta la notte così anche noi siamo più sereni, perché di forze non ce ne avanzano mica, come si potrà immaginare.
... Questa è anche la settimana che ricorda i nostri amici che ci hanno lasciato proprio un anno fa. Sabato abbiamo ricordato Paola e venerdì ricorderemo Antonio...
Loro sono sempre qui con noi, non solamente nelle foto che sono su in cappellina, sono proprio nel nostro cuore e nel cuore di tanti, e ci incoraggiano ad andare avanti con fiducia affinché l'amore abbia il sopravvento sul dolore e la malattia.
E' proprio una settimana bella che ci piace condividere con tanti che fanno parte della nostra famiglia e che rendono possibile il sogno non solo di una casa ma di una vita degna per tanti.
Stasera è partita Isabella
Stasera è partita Isabella ... Dopo 7 mesi non è facile nè per lei, nè per noi.... I bambini del villaggio e della scuola hanno preparato un momento molto bello ed emozionante per lei, questo pomeriggio... Abbiamo concluso i festeggiamenti con un momento di preghiera che significa tanto, credo, per l'esperienza che abbiamo vissuto insieme... Grazie, Isabella, per essere entrata nella nostra vita, con semplicità e normalità, lasciandoti coinvolgere dai nostri sogni e dalle nostre debolezze! Questo pomeriggio è arrivata pure Evelin, insieme alla mamma Agustina. Evelin è nata il 14 aprile del 2007. Non parla e non cammina ancora e la sua storia mi ricorda molto quella di María René: tanto dolore e tanti mesi in ospedale prima di sapere il motivo dei suoi malesseri. La mamma è una ragazzina di quasi 19 anni che il marito ha lasciato quando ha saputo della malattia... Non sta tanto bene ed era molto preoccupata oggi quando le è stata offerta dalla dottoressa dei nostri bimbi la possibilità di trasferirsi da noi. Lei non ha nessuno e non ha niente e ha molta paura del futuro... Ora sono su che dormono e domani si trasferiranno pure loro negli appartamentini che abbiamo preparato per le mamme e le bimbe ammalate, qui di fronte a casa. Dovremo arredarli un po'... Siamo felici di averle tra noi.







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